Il Weimaraner

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Varietà a pelo lungo

La prima volta che ho visto e letto di questo meraviglioso bracco (non segugio) era nel 2003 su un libro che illustrava le razze, già mi piaceva. Poi quando a Livigno (nel 2008) ne ho visti due, uno a pelo corto e l’altro a pelo lungo, sono rimasta estasiata già solo da quel grigio così raro (esiste anche una tonalità blu) e da bambina rompipalle volevo vederli a tutti i costi da più vicino.

Chiedo se sono Weimaraner e loro mi sganciano un sorriso a 32 denti, mi hanno offerto una coca-cola (è un cucciolo di alano? Che incrocio è? Weim- cosa? Oggi è conosciuto come “il segugio della pubblicità”, mannaggia!) e mi hanno consentito di accarezzare Zac (a pelo lungo) e Christy (pelo corto) che, ritorniamo a quanto ero estasiata dal pelo, si girano e mi guardano con quegli occhi ambrati. K.O.

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A chiunque, vedendo un Weimaraner, verrebbe voglia di prenderne uno, con quell’espressione nobile, quei colori ipnotizzanti e che quando si mette “in ferma” sembra una scultura che neanche Michelangelo. Ecco, proprio questa bellezza ha portato non pochi problemi a chi ne ha preso uno, pensando che fosse una statua da mettere in giardino o da esibire ad amici e parenti.

Questo cane è conosciuto anche come Bracco di Weimar (non mi dilungherò sulle origini in quanto sono molto incerte, sta di fatto che deriva da cani da caccia tra bracchi e segugi), sottolineo Bracco.

Lo standard spiega la natura di questa razza:


Docile, equilibrato, facilmente addestrabile. Cacciatore versatile, tenace, e appassionato, capace di una cerca perseverante e metodica anche se non molto veloce. Pronunciata abilità nella traccia, possiede un attacco pronto e vivace sia sulla preda piccola che su quella grande senza, per questo, essere mai aggressivo verso l’uomo. Affidabile cane da ferma e da riporto anche in acqua, il weimaraner tende a continuare il lavoro dopo lo sparo.

“Facilmente addestrabile”: sì, alla caccia, è la sua predisposizione. Non bisogna confondere questo aspetto con l’educazione.

E ancora:

Cane da caccia, da media a grossa taglia. Tipico cane da lavoro, di belle forme, nervoso e con forti muscoli. Dimorfismo sessuale facilmente distinguibile.

Da lavoro“: sono cani che hanno una forte tendenza a seguire tracce e qualsiasi cosa si muova, sono stati selezionati proprio per quello e non per la passeggiatina per fare i bisogni e poi a casa.

Per avere un buon rapporto bisogna capire ciò per cui questo cane è stato selezionato, il carattere dell’esemplare che si adotta e come comportarsi correttamente con lui, rivolgendosi ad un esperto, anche prima dell’adozione.

I Weimaraner è un cane che ama sentirsi integrato in un gruppo, vuole fare squadra, cooperare e lo mostra anche con marcature col corpo finalizzate alla “richiesta di operatività”, che un neofita può scambiare con una richiesta di affetto. Sommergendo il cucciolo di attenzioni senza dosarne i tempi e i modi, non si favorisce quel naturale distacco necessario perché avvenga lo sviluppo di dotazioni utili all’indipendenza, all’equilibrio e all’autocontrollo del giovane e poi dell’adulto. Non bisogna dunque pensare ad un animale su cui riversare continuamente le nostre cure, per quello ci sono i peluches, altrimenti potrebbero innescarsi comportamenti prepotenti e/o avere un adulto insicuro.

Per convivere bene con un cane simile bisogna conoscere le esigenze che ha questa razza e poi evitare di esasperarne l’arousal (grado di eccitazione), in quegli ambiti in cui è già alto (sempre tenendo conto del soggetto):

Come già detto, è un cane che ha un’alta motivazione sociale e affiliativa, bisogna sempre contestualizzare i momenti in cui può partecipare alle attività famigliari o con cui si può relazionare con i propri simili; questo vale anche per la motivazione predatoria (è un cane e sopratutto è da caccia): non bisogna lasciare che rincorra qualsiasi cosa, ma consentirglielo in determinati momenti e ambiti e comunque, col vostro permesso.

La motivazione a collaborare invece va esaltata, come fare cose CON il proprietario, a concentrarsi, anche all’aperto: se infatti tra le mura di casa è conosciuto come “cane-cozza”, fuori invece, se mancano l’educazione adatta e il buon rapporto, alla prima lepre lo vedrete sparire alla velocità della luce e poco serve urlare il nome.

E’ bene dunque insegnare il richiamo in modo corretto ed efficace e contestualizzare questa forte pulsione a “seguire”.
A proposito di correre, il Weimaraner ha un forte bisogno di fare movimento (come quasi ogni cane che abbia la struttura fisica per farlo) e di esplorare a livello olfattivo.

E’ chiaro che conta molto ciò che fa l’allevatore a livello di cure ed educazione del cucciolo, ma bisogna ricordare che ci sono ancora 4 preziosissime settimane in cui la finestra di socializzazione è aperta: cosa fare?

A meno che non si sia già esperti, bisogna intraprendere un percorso educativo a due sensi, sia verso il proprietario, che verso il cane, affiancati da qualcuno che conosce le tendenze della razza, che non si limiti al campo, ma anche ai corretti comportamenti da tenere in ambito famigliare (anche i bambini), che vi consigli quali strumenti usare (ad esempio ci sono pettorine non adatte), quali modi usare per far capire al cane quando sbaglia e quando invece ha un comportamento corretto; bisogna tener conto che sono cani che partono dai 25kg e arrivano a pesarne 40 kg, per questo è importante insegnargli a camminare correttamente al guinzaglio fin da subito.

Un aspetto importante è la socializzazione, che difficilmente avverrà nel modo corretto al guinzaglio o nelle aree cani (cosa che sconsiglio caldamente), bisogna recarsi in strutture adatte con figure competenti, in modo che il vostro cucciolo o adulto faccia esperienze corrette e con soggetti adatti.

Il proprietario deve, in prima persona, imparare a capire il linguaggio dei cani per comprendere meglio il proprio amico, ma anche per tutelarlo da quei cani che mostrano segni per i quali la socializzazione non andrà a buon fine (“eh ma sta scondinzolando!”).

Quando l’esemplare è giovane è molto importante il percorso educativo prima di quello di addestramento: un cane infatti non è “educato” solo perché sa eseguire gli ordini.

Preferisco fermarmi qua con le informazioni in quanto non conosco a fondo la razza, anche se ho avuto qualche esemplare da rieducare (con relativo proprietario), sono cani stupendi, buffi, divertenti (con quelle orecchie alla Dumbo e quell’espressione sciocca che hanno quando le guance si raccolgono nei denti), che amano imparare e fare squadra. Con un lavoro mirato, competente e rispettoso della razza e del soggetto diventano compagni esemplari, sia per la caccia che per la famiglia.

In ultimo, diffidate da chi vi mostra metodi che feriscono o umiliano il cane, ce ne sono di migliori e più efficaci.

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“Una campagna a favore delle adozioni”

La campagna (p: Amol Jadhav, d:Pranav Bhide) promuove le adozioni con queste bellissime illusioni che giocano con la luce.

“C’è sempre uno spazio in più. Adotta”

Ci sono molte persone che potrebbero adottare un animale, ma a volte hanno bisogno di un piccolo incoraggiamento.

Per quanto lo spazio sia un fattore rilevante, è ancora più importante il tempo e le cure che possiamo dare ai nostri amici. Non è raro infatti che le adozioni vengano fatte in modo superficiale: si stima che in italia vengano abbandonati ogni anni circa 80.000 gatti e 50.000 cani, tra canili o gattili e strade. Un numero altissimo, che però non riguarda solo la stagione estiva, ma anche quella venatoria (perché il cane non è bravo a cacciare).

L’abbandono è un reato punito con l’arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro.

Tuttavia la legge non scoraggia questi delinquenti, sarebbe meglio lavorare anche per far capire il rispetto che va dato a questi animali e le responsabilità che ne derivano.

Se scegliete un animale, che sia per sempre.

“L’ignoranza delle bestie”

In Italia è legale l’uccisione di quasi mezzo miliardo di animali (fonte: lav), senza contare quelli non segnalati e quelli vittime del bracconaggio. In Italia il bestiame difficilmente è protetto dai cani o da da recinti adatti. Sempre in Italia, si mettono trappole per evitare che gli erbivori rovinino i raccolti.

In sintesi, si decimano i lupi perché mangiano ciò che i cacciatori lasciano (poco), si uccidono gli erbivori perché fanno danno e per la caccia, si pretende che un lupo (perché gli altri sono stati uccisi) sia così stupido da cacciare un cinghiale, invece che cercare prede meno pericolse: questo basterebbe per “capire” il lupo e per tutelarlo.

La differenza tra cane e lupo, come ho già sotrolineato nell’articolo Dal lupo al cane, è che il primo si è auto-selezionato proprio sulla tolleranza della vicinanza dell’uomo. Quei lupi che invece scappavano sono rimasti lupi e ancora mantengono questa “distanza di fuga” che tanto li differenzia dai cani.

Si fanno girare leggende nelle quali il lupo è stato portato appositamente in Italia, quando i test sul DNA lo smentiscono, ne sono stati trovati alcuni provenienti dalla Germania, ma gli altei erano tutti lupi italiani. Basterebbe pensare a quanti km può fare il lupo e che in Abruzzo c’è un intero parco che li protegge, per capire che nessuno li ha “portati”.

“Il lupo era estinto da 150 anni”

No, il lupo c’era eccome, ma non si vedeva: più boschi, prede selvatiche, meno urbanizzazione e una forte pulsione ad evitare l’uomo.

Sono d’accordo, gli allevatori devono essere tutelati, ma devono tutelarsi loro per primi: in Trentino sono già attivi i cani anti-lupo (o guardiani del gregge) che scoraggiano i lupi.

Siamo nel 2017 e sappiamo bene che la natura ha i suoi equilbri, già nel parco di Yellowstone ci sono documentazioni di come il lupo abbia cambiato (in meglio) l’ambiente. Se lo stato tutelasse gli allevatori, che come il lupo guardano bene chi attaccare (il lupo è uno ed è debole, chi potrebbe tutelarli invece ha molto potere), se si allestissero recinti e rifugi adatti, se il lupo avesse a disposizione più prede, forse potremmo convivere con un animale che ci somiglia tanto.

L’uomo come capobranco

Su questo argomento se ne sentono davvero tante, spesso associato a parole come sottomissione, sguardo fisso, cane che morde o attacca ecc… E spesso si prende ad esempio come funziona in un branco di lupi, creando un’enorme confusione attorno a questo argomento.

IL CANE NON E’ UN LUPO

La buona osservazione dei lupi in natura ci offre spunti interessanti su cui riflettere, fare paragoni col cane e formulare teorie, ma non ci può permettere di basare un intero modello d’addestramento o di educazione. Ci sono infatti delle notevoli differenza tra cane e lupo (vedi Teoria dell’auto-domesticazione), sono presenti comportamenti che il cane non può più assumere perché gli viene impedito o perché magari non sono più utili, questo inoltre si rapporta con una specie diversa dalla sua (l’uomo) sopratutto nei modi di comunicare.

Ad esempio nei branchi di lupi ci sono dei soggetti specializzati nella caccia, mentre il cane non deve più cacciare per sopravvivere, neanche quelli allo stato brado (cercano il cibo ne rifiuti) ad esempio i cani da villaggio di Pemba (cani che vivono ai margini della società, tollerati dall’uomo) cacciano, è vero, ma solo se è una figura umana ad iniziare e neanche mangiano la preda catturata.

Molti sono i metodi d’addestramento basati sull’osservazione del branco di lupi, da cui deriva lo schienamento, il passare per primo dalla porta, togliere il cibo mentre il cane sta mangiando e guarda caso, i cani che subiscono questi trattamenti sono totalmente terrorizzati dai proprietari, oppure diventano molto più aggressivi, nervosi, proprio perché vengono stimolati. Sono trattamenti inutili, il terrore non è né alla base del branco di lupi, né di un buon rapporto col proprietario.

Es. se il cane sa che mangerà il suo pasto e nessuno lo andrà a disturbare, difficilmente percepirà quel momento come “da difendere”; se invece viene costantemente disturbato, se la ciotola gli viene tolta, se viene spintonato ecc… è normale che percepisca quel momento come qualcosa che deve difendere, magari ringhiando. Il proprietario offeso picchierà il cane (purtroppo sì) che la prossima volta ringhierà più forte, fino al morso.

In realtà i soggetti alpha cercano di evitare i conflitti e mirano al benessere del branco, perché è proprio grazie a questo che aumentano le loro possibilità di sopravvivenza e anche quella della prole.

Ci sono delle gerarchie tra uomo  e cane?

Assolutamente sì! Forse non siamo visti come conspecifici, ma rientriamo a tutti gli effetti nel loro gruppo sociale (grazie all’imprinting) e per il cane esistono due condizioni: guidare o essere guidato.

I cani che guidano (senza essere addatti e difficilmente lo sono con le persone) però sono estremamente stressati, possono essere possessivi (nessuno può parlare/toccare il proprietario), maniaci del controllo (che mordono o ringhiano se il proprietario si alza), cani che montano o immobilizzano il proprietario, questi possono essere definiti dominanti, ma perché sono gli stessi proprietari a permetterglielo o a viziarli. Peggio, sono quelli che superano il limite di sopportazione del cane con percosse ed esempi già fatti e si ritrovano un animale che si è dovuto difendere e con la consapevolezza che dovrà farlo ancora (aggressività acquisita).

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Ci sono molti video in cui si fa “sentire in colpa il cane” sgridandolo con il povero animale che mostra infiniti segni di stress misti a segni di sottomissione (si lecca il naso, evita lo sguardo, orecchie basse, gira la testa, cosa in mezzo alle zampe), sono tutti segnali che servono ad evitare gli scontri, non c’è la minaccia né del ringhio né dei denti, per ora. Perché se la sgridata viene perpetuata e questi segnali non funzionano, il cane proverà ad avvertire in modo molto più chiaro col ringhio, se non funziona, si passerà al morso. Non è stato ancora documentato un lupo o un cane che sgridano con ramanzine perpetuate.

COME RAFFORZARE LA LEADERSHIP

Premessa: queste sono indicazioni generiche, se avete problemi nel rapporto col vostro cane rivolgetevi ad un esperto.

I cani imparano molto giocando. I migliori sono i giochi “collaborativi”, come la treccia, che non è una gara cane vs uomo, ma cane e uomo vs preda (corda). Insegnare al cane che siete voi a dirigere il gioco (quando iniziare, interrompere e finire) e come giocare (dosare la forza, stare attenti al morso), è molto utile perché il cane si diverte CON voi, solo se rispetta le regole (se no il gioco finisce).

Le discipline sportive allungano i tempi di concentrazione del cane e ne promuovono i comportamenti collaborativi (da integrare nell’educazione).

Il controllo sul cibo è un ottimo esercizio, insegnando al cane ad aspettare la ciotola tranquillo si afferma la propria leadership in modo intelligente, poi però bisogna lasciarlo mangiare in pace.

La passeggiata è un’altra attività molto importante, è esplorazione e si incontrano altre persone o cani. Dovete decidere chi può incontrare il vostro cane e quando (ad esempio è meglio evitare gli incontri al guinzaglio), dandogli il permesso con alcune persone e con altre invece no, prima però bisogna ottenere la sua attenzione.

Parlando di vizi, ci sono proprietari che hanno l’attenzione e l’obbedienza solo con i bocconcini a portata di mano, per questo è molto importante diluirli nel tempo e dare al cane altre gratificazioni, dal gioco al sociale (il complimento o la carezza).

Ci sono aspetti dell’educazione che confermano la nostra leadership proprio perché stiamo insegnando qualcosa al cane. Ad esempio un cane che passa per primo dalla porta non lo fa perché è dominante, ma perché ha voglia di uscire. Insegnargli ad aspettare un segnale lo mette in sicurezza, gli insegna ad ascoltarci e a guardarci, a darci retta insomma. Così come non tirare il guinzaglio, non è questione di dominanza ma di educazione. Più che di sottomissione si può parlare di deferenza.

Molti sconsigliano di far salire sul letto o sul divano il cane, altri invece consigliano di farlo stare sempre più in basso di noi (mah); in realtà dormire insieme (o la vicinanza) rafforza il legame e non è un problema se sale e scende quando glielo diciamo, sempre perché sono regole che dettate voi.

Avrò avuto attorno ai 9 anni, mi ricordo che un mio amico aveva dato una festa a casa sua e aveva una meticcia che voleva a tutti costi stare sulla sua poltrona, io però non lo sapevo e mi ero seduta deliberatamente “al suo posto”. Così lei decise di spingermi via col muso e io, trattandola come un compagno di classe maleducato, le ho detto: “No! Ci sto io adesso” e lei si è seduta al mio fianco, senza spingere o sovrastarmi. I proprietari non credevano ai loro occhi (usavano la ciabatta e le urla).

Ci vuole molta coerenza, pazienza ma anche i modi giusti: urlare, spintonare, picchiare, strattonare ecc… sono solo comportamenti che impauriscono il cane, qui però si parla di RISPETTO e questo si ottiene solo se diventiamo punti di riferimento e non tiranni.

“Il richiamo”

Il richiamo è uno degli aspetti più importanti nell’educazione del cane, per questo va sempre tenuto in esercizio, anche se pensiamo che il cane abbia capito. Questa settimana infatti ho dovuto lavorare con Kairos proprio a questo proposito, avevo dato per scontato che avesse capito, invece ha mostrato alcuni ambiti in cui fa fatica a tornare.

Premessa: questi sono procedure e consigli generici, se non avete molta esperienza o se vi sentite insicuri, rivolgetevi ad un professionista.

Bisogna iniziare in un luogo dove non ci siano molte distrazioni, preferibilmente in casa o esternamente se recintato: se non è possibile, è meglio usare un guinzaglio lungo (almeno 3 m e non avvolgibile).

E’ utile usare sia il cibo che il gioco, meglio essere irregolari (es.gioco, cibo, gioco, gioco, cibo) e diversificare il premio (es. una volta la traccia, un’altra un pupazzo) in questo modo il fattore sorpresa stimolerà la curiosità del cane facilitandone l’avvicinamento. E’ necessaria molta gradualità nell’aumentare la distanza e gli stimoli che possono distrarre il cane.

Il nome non è il comando, è giusto chiamarlo per attirare la sua attenzione, successivamente bisogna dare l’ordine (vieni, qui, piede ecc…).

All’inizio è utile avere un aiutante che potrà tenere il cane mentre voi vi allontanate, in questo modo si andrà ad aumentare il desiderio di raggiungervi. Assicuratevi di avere il gioco o il bocconcino (che nasconderete una volta fermi) e allontanatevi gradualmente, ma con un passo veloce (se l’ambiente ve lo consente, anche correndo) chiamando il cane; quando avete deciso dove mettervi assumete una posizione invitante (accovacciati, braccia e gambe aperte), sorridete (l’espressione facciale è importante) e chiamatelo con tono dolce e allegro e date l’ordine: a quel punto l’aiutante lascerà andare il vostro cane che correrà da voi, quando vi sarà vicino premiatelo col gioco, col cibo ma anche lodandolo verbalmente. Alcuni cani provano disagio ad essere guardati negli occhi direttamente (anche se sorridete), spostate allora lo sguardo sulla groppa.

Quando questa procedura sarà consolidata, si potrà andare al passo successivo introducendo la distrazione del gioco: chiederete al vostro aiutante (sarebbe meglio che più persone possano sostituirsi) di giocare col cane: in generale, le prime volte non vi darà ascolto, per questo l’aiutante interromperà il gioco cosicché il cane possa raggiungervi; dopo qualche ripetizione non sarà più necessaria l’interruzione.

Durante le passeggiate lasciate che il cane si allontani per la lunghezza del guinzaglio (senza farlo tirare), chiamatelo, dategli l’ordine e premiatelo. Vale sempre il concetto di gradualità: è meglio portarlo in ambienti poco frequentati ed è importante prima di dare l’ordine, pronunciare il suo nome, in questo modo capirà che ci stiamo rivolgendo proprio a lui.

Le sessioni vanno eseguite per tempi brevi e ben intervallati, il richiamo deve rimanere un momento importante e se continuerete a chiamarlo, il cane oltre che ad annoiarsi, non la riterrà più una cosa così importante.

Questa è la base, per altri ambienti o altre distrazioni, è meglio rivolgersi ad un professionista che potrà aiutarvi, ad esempio, con metodi e cani “adatti” e con la giusta gradualità per la distrazione “cane”.

Ultimi consigli

Non sgridate mai il cane quando torna, in quanto assocerà negativamente l’esservi vicino.

Se il cane va via, scappate dalla parte opposta, ma se la situazione lo mette in pericolo andatelo a prendere senza urlare o sgridarlo.

Nei cani che fanno più fatica è utile chiamarli muovendosi (essendo un predatore è più interessante qualcosa che si muove piuttosto che qualcosa di statico) e successivamente ridurre i movimenti.

Il nascondino è un ottimo metodo per fargli imparare il richiamo, si può iniziare in casa, sempre con qualcuno che tenga il cane (poi si potrà ordinargli il “resta”) e con il premio in mano. Questo gioco è molto gradito perché va a sfruttare il senso dell’olfatto.

Quando il cane avrà ben capito ed eseguirà il comando, iniziate ad intervallare le ricompense in modo graduale, senza però toglierle del tutto.

“Gentilisti vs Tradizionalisti: perché?”

Ieri sera mi chiama un signore che alleva Boxer e mi spiega un po’ di cosa avrebbe bisogno e ad un certo punto mi chiede se sono gentilista o tradizionalista. Non ho saputo rispondergli, perché non avevo idea di che cosa sia un gentilista e non so che metodi adotti un tradizionalista. Gli ho solo detto che prima devo vedere il cane.

Mi sono documentata e ho capito che c’è una vera faida tra queste persone, all’insegna di insulti, prese in giro ecc… a me sembra una cosa inutile.

Da quello che ho capito i punti di vista sono questi:

  • I gentilisti (estremisti) vedono i tradizionalisti così: torturatori seriali, che obbligano il cane e fare quello che vogliono solo grazie a strumenti di tortura (collare a strozzo, con le punte o con la scossa), botte, schienamenti vari e senza premi;
  • I tradizionalisti (estremisti) vedono i gentilisti così: pappemolli hippie che umanizzano il cane, che lo riempiono di cibo senza fare niente, che riescono solo con cani e cito “stupidi e sottomessi”, non dicono mai di no e neanche sgridano il cane.

I comportamenti degli uni o degli altri si estremizzano e non c’è influenza: o uno o l’altro. Sempre da quello che ho capito, ci sono scuole in cui non si usa mai il “no”, non si deve mai toccare il cane per fargli fare qualcosa, in cui bisogna capire cosa vuole il cane da noi quando ci pizzica e poi fargli capire che abbiamo capito (esatto), scuole in cui si usa solo il collare a strozzo e/o urla varie, schienamenti, no ai bocconi o ai giochi e tutto questo indiscriminatamente: si può ancora parlare di addestratori?

E’ davvero così importante schierarsi? Nel pretendere di addestrare o educare ogni cane che si incontra con lo stesso metodo vedo tanta arroganza e scusatemi, ignoranza. Ci rimette il cane in primis, ma anche il proprietario. Mi chiedo cosa vogliano dimostrare queste persone.

Partendo dal presupposto che il metodo deve rispettare il cane, ogni soggetto è diverso nel carattere e nella tempra, che senso ha usare un collare a strozzo su un cane timido o che reagisce bene agli stimoli? Per contro ci sono cani che non ascoltano perché abituati a fare i prepotenti, oppure cani che hanno preso solo botte dal proprietario (la storia del capobranco letta ed interpretata molto male), ma hanno una tempra fortissima (rafforzata proprio dal comportamento errato del proprietario) e verso cui serve un po’ più di polso (questo non vuol dire fargli male), senza scordarsi però della dolcezza.

Non ha neanche senso sgridare il cane quando non fa quello che gli chiediamo (ad esempio strangolarlo quando non fa il seduto), ma quando invece fa qualcosa di sbagliato (es. morde anche non “apposta per fare male”) è giusto farglielo capire (non è necessario massacrarlo, ma un no detto con il giusto tono fa il suo dovere).

Il guinzaglio e il collare (usati bene) possono essere utili, così come il cibo o il gioco (usati bene), così come la lode e il “no”(usati bene), a seconda del soggetto che ci ritroviamo davanti.

Personalmente preferisco non usare il collare a strozzo, ma con alcuni cani è stato utile siccome il concetto era “più chiaro”. Non sono stati feriti, o traumatizzati e non mostravano nessun segno di paura anzi! Erano più tranquilli perché finalmente gli si spiegava in modo chiaro ciò che si voleva (col boccone o il gioco) e ciò che non si voleva (con il collare), perché un “no” e poi riempirlo di botte (stranamente…) non lo aiutava a capire, anzi, lo confondeva e gli faceva acquisire un certo grado di aggressività e immunità da questi tipi di punizione (il cane era stato etichettato come dominante).

Un metodo integrato, elastico e rispettoso aiuterebbe molti cani e proprietari, fossilizzarsi invece su uno dei due e seguirlo come una religione, insultare e denigrare chi fa questo o chi fa l’altro, ha poco senso e dal punto di vista cinofilo è inutile, se non dannoso.

 

 

 

“Accogliere il cucciolo”

Come si può accogliere al meglio il nostro cucciolo?

Dal punto di vista materiale non ci serve molto:

  • 2 ciotole, una per il cibo e l’altra per l’acqua;
  • Il kennel, o un recinto, dove il cane può rifugiarsi e sentirsi indisturbato;
  • Lo steso cibo che aveva l’allevatore;
  • Giochini, meglio se diversi e che non abbiano parti staccabili che il piccolo possa ingerire;
  • Un tappetino o una coperta morbida;
  • Tir di tappetini assorbenti;
  • Bomboletta anti-odore apposita;
  • Un collarino e un guinzaglio (per me, e ripeto “per me” la pettorina su un cucciolo non è il massimo, ma se volete utilizzarla non dovrebbe passare sotto le ascelle e sullo sterno e avere un aggancio a metà dorso).

Basta, davvero. A volte i venditori (che fanno il loro mestiere) fanno acquistare tante cose che non sono necessarie (vestitini, giochi MOLTO costosi…).

Come comportarsi?

  • La smania di conoscere e coccolare il cucciolo sono molto forti (ne so qualcosa), ma guardatela dal punto di vista di un cucciolo indifeso, lontano dagli individui, dagli odori e dalla situazione che conosceva. Questo è molto stressante e per non andare a peggiorare la situazione è meglio lasciarlo libero di esplorare o di
  • Se il viaggio è andato bene e il piccolo è calmo, dategli da mangiare iniziando ad attiralo con il suo nome, non passerà molto tempo prima che lo impari;
  • Se vedete che il piccolo inizia a giocare, fategli compagnia, parlategli in tono dolce ed allegro e interagite con lui, in questo modo risulterete “positivi” ai suoi occhi e faciliterà l’ambientazione;
  • Se avete dei bambini insegnategli a rispettare lo spazio del cane, non permettetegli di prenderlo in spalla (i cuccioli sono imprevedibili) , nessun tipo di maltrattamento: fisico o acustico (urla) che sia;
  • Se possedete un altro cane non obbligatelo a conoscere il nuovo arrivato, assicuratevi che il cane adulto si comporti in modo corretto, ma anche che il piccolo non lo infastidisca troppo (anche i cani hanno un limite) e se la situazione non è delle migliori, non lasciateli mai liberi quando voi non ci siete;
  • Se dorme lasciatelo stare, il sonno infatti per i cuccioli è di vitale importanza e il disturbo di questo può sfociare in comportamenti problematici;
  • Può capitare che senta la mancanza della mamma e dei fratellini: se piange non sgridatelo, premiatelo invece quando è tranquillo con del cibo o intrattenendolo col gioco;
  • Il cucciolo cercherà di rosicchiare qualsiasi cosa dovete quindi mettete in sicurezza cavi e fili vari e tutto ciò a cui tenete;
  • Quando fa qualcosa di sbagliato è meglio interrompere la sua attività dicendogli “no” prima ed indirizzarlo verso il gioco che può masticare: non bisogna urlare o picchiarlo, perché oltre a servire a poco (niente), è dannoso in un rapporto che deve ancora incominciare;
  • Quando il piccolo capisce il no e smette prima che noi lo andiamo a tirar via, si può premiare con il cibo, coccole o gioco;
  • Premiarlo quando fa i bisogni sul tappetino o anche appena vicino (a piccoli passi) e ignorarlo quando invece sbaglia: pulire senza farsi vedere e con prodotti enzimatici (non contengono “odori” che inducono il cane a farla proprio lì);
  • Nei giorni antecedenti all’ultimo vaccino, se lo volete portare fuori dovete tenere in considerazione gli aspetti climatici (freddo, vento, pioggia), la sicurezza (vetri, oggetti appuntiti e/o piccoli che possono essere ingeriti) e igiene (proprio per evitare la trasmissione delle malattie): se siete in ambiente sicuro (non sterilizzato) potete fargli fare le prime esperienze e con i bocconi premiatelo ogni volta che vi guarda o viene da voi;
  • Non viziatelo neanche il primo giorno, siate coerenti con ciò che volete e non volete da lui;
  • Bisogna avere tanta pazienza: noi dobbiamo imparare come gestire lui e lui deve imparare a capire cosa gli chiediamo.

Nei prossimi articoli tratterò la gestione, l’educazione, l’addestramento e la finestra di socializzazione.

“Dal lupo al cane: la teoria dell’auto-domesticazione”

Nell’immaginario collettivo il rapporto tra uomo e lupo ha un denominatore comune: l’uomo che nutre il soggetto (cucciolo o adulto), l’uomo che tiene, accoppia e seleziona il lupo più docile e utile, questo con gradualità.

Sono stati condotti vari esperimenti per capire se potesse davvero essere così, ma ci sono state delle incongruenze evidenti e rilevanti.

Gli etologi del Wolf Park (dal libro “Dogs”) hanno socializzato lupi per 25 anni, generazione dopo generazione, ma il tratto “docilità” non si è sviluppato, quindi non si sono trasformati in cani. I lupi, benché addestrati a tollerare la presenza e la routine del personale, erano ancora animali molto pericolosi in cui prevaleva la sfera sensoriale. Immaginate ora un uomo del Mesolitico, che per 25 anni prova a selezionare animali senza ricevere alcun vantaggio e oltretutto, dandogli da mangiare. Non è plausibile, perché sarebbe stato un enorme spreco di tempo, energie e risorse.

Un altro aspetto da considerare è che una volta raggiunta la maturità sessuale, la maggior parte dei lupi maschi va alla ricerca di un partner, abbandonando il branco (ne sono un esempio i Dingo che gli Aborigeni Australiani allevavano da cuccioli, ma quando questi diventavano adulti sparivano) e se anche una femmina fosse rimasta, avrebbe dato cucciolo poco docili.

Allora come ha fatto il lupo a diventare cane?

E’ comune pensare che l’uomo abbia selezionato i caratteri a lui più convenienti, vero, ma a quel punto i lupi erano già proto-cani. Cosa successe?

L’uomo iniziava a diventare stanziale, a costruire villaggi, ad allevare e coltivare e a produrre scarti biologici.

Questa nuova nicchia biologica diventa fonte di sostentamento per i lupi e quelli che riescono ad utilizzarla al meglio hanno una predisposizione genetica minore a mostrare la “distanza di fuga”, ovvero, iniziano ad accettare la vicinanza con l’uomo. In questo modo cambiano importanti percorsi neuronali (logaritmi cerebrali, Barbara Gallicchio), grazie ai quali si creano i primi proto-cani.

La minor “distanza di fuga” è stato il fattore che ha selezionato il cane, ne sono una prova le volpi di Belyaev:

Le volpi usate per le pellicce erano, naturalmente, difficili da gestire, così Belyaev prese come fattore di selezione la “distanza di fuga”, selezionò quindi le volpi che fuggivano meno e a cui poteva avvicinarsi di più prima della fuga; nelle generazioni successive selezionò quelle che si avvicinavano a lui spontaneamente e dopo sole 18 generazioni, le volpi potevano essere considerate domestiche, con comportamenti simili al cane (docilità e ricerca del contatto dell’uomo), anche nei tratti fisici (depigmentazione del manto e orecchie flosce); questo in sole 18 generazioni.

I cani cambiano anche a livello fisico e morfologico:

  • Non cacciando il muso si accorcia (adatto a rovistare tra i rifiuti), hanno un minor numero di denti e anche il corpo diventa più piccolo (gli scarti non hanno un elevato tasso di nutrienti paragonati ad una preda);
  • Avendo protezione, non è necessario un udito così acuto, la cavità auricolare si rimpicciolisce;
  • Non dovendo cacciare hanno una minor aggressività e reattività e di conseguenza si iniziano ad instaurare comportamenti influenzati maggiormente dalla sfera cognitiva.

L’uomo favoriva (nutrendoli) i soggetti più docili e successivamente, quelli più utili. Vengono premiati i cani più deferenti, quelli più collaborativi e in grado di capire ciò che gli si chiede. I soggetti che mostravano aggressività venivano uccisi, la loro genetica non veniva tramandata.

GLI EFFETTI DELLA DOMESTICAZIONE: DIFFERENZE TRA CANI E LUPI

  • La selezione crea soggetti docili e non xenofobi, in grado di creare legami per tutta la vita, mentre invece il lupo teme le persone;
  • I cani sono maggiormente influenzati dalla sfera cognitiva , i lupi sono invece animali prettamente sensoriali;
  • La finestra di socializzazione del cane si allunga fino alla 12a settimana, mentre nel lupo è limitata alla 3a settimana;
  • I cani perdono il problem solving (si affidano all’uomo) così potente invece nei lupi e nei cani randagi;
  • I cani maschi non portano più cibo alla femmina gravida;
  • Avvengono delle mutazioni: orecchie basse, struttura bassotta, muso brachicefalo, colori e tipi di pelo ecc…
  • La mente del lupo è molto influenzata dai fattori genetici, quella del cane invece è molto più influenzata dall’ambiente e dall’educazione che riceve (fonte di adattabilità, come quella dell’uomo).

E’ facile capire quali vantaggi potesse dare questa collaborazione: i cani con l’abbaio (novità filogenetica) avvertono il villaggio in caso di intrusi, sono ottimi aiutanti per i cacciatori, uccidono gli animali nocivi e tengono caldo di notte.

I lupi dunque sono diventati cani grazie alla selezione naturale, la selezione artificiale ha poi consentito la creazione delle razze.

Giada

“Quando il cane è bello e felice solo sul divano”

Guardate il cane sopra e ora questo sotto:

Noterete che in quella sopra c’è un cane ha una museruola ed è sporco, mentre in quella dopo c’è un cane pulito e con una una bella espressione… Il cane è lo stesso, ma non è difficile immaginare quale delle due foto è stata usata per la campagna “no alla schiavitù/sfruttamento dei cani”.

Qualche mese fa infatti è saltata fuori la prima foto con la seguente citazione (mi scuso in anticipo, non trovo più l’immagine):

“Che sapore ha il tartufo? Il sapore amaro della selezione dei cani, delle riproduzioni forzate, delle fattrici sfruttate. Ha il sapore amaro delle prove di lavoro e dei cani scartati perché non abbastanza bravi, lasciati a languire in un serraglio, o in un canile. Ha il sapore amaro della prigioni, della schiavitù e della fame. Una fame atroce, perché ancora tanti pensano che i cani debbano essere affamati per trovare le preziose pepite. Ha il sapore terribile delle museruole, che vengono fatte indossare ai cani, perché agricoltori e cacciatori spargono esche avvelenate per uccidere animali ritenuti dannosi per le loro attivitià (topi, lumache, volpi, faine ecc). Ecco, questo è il tartufo che trovate nei ristorantini di campagna, quello non coltivato ma “selvatico”. E adesso, se ancora ne avete voglia  … buon appetito.”

 

Posso dire per esperienza personale (sarò fortunata) che tutti quelli che conosco che allevano e/o portano il Lagotto a lavorare lo fanno con fierezza e orgoglio del proprio cane e no, non vivono né in serragli, né in canili, al massimo dormono in giardino (che mostri!) e vengono trattati come veri e propri membri della famiglia, ma so bene che c’è anche gente senza scrupoli (accade in ogni disciplina, cani o meno).

Questa però non è una giustificazione a ciò che c’è scritto nel post, in quanto il punto d’inizio era proprio questa museruola. Già il fatto che un cane indossi una di queste e cito “torture”, fa di lui o un martire, o un assassino (cosa che successe quando abituai il mio labrador per consentirgli di stare sul treno), figuriamoci se l’oggetto in questione non è carino e bellino! In realtà quella museruola è funzionale, proprio per permettere al cane di annusare ed esplorare in sicurezza.

Certo un post così non poteva fermarsi alla riproduzione forzata (sicuro! Si mettono due cani una stanza e niente cibo né acqua fino a quando non si mettono d’accordo pur di uscire e…), o al fatto che ai cani non venga dato da mangiare per essere più efficienti, quando in realtà sanno di non dover mangiare il tartufo, ma va anche a criticare le prove di lavoro…sarà la parola “lavoro”? Eh no! Ciccipucci deve stare sul divano e mangiare tanto e bene, se è un po’ grasso è meglio così mi faccio una risata, se no cosa prendi un cane a fare?

Questa persona e i relativi fan oltre che ad essere malinformati, danneggiano l’immagine di uno sport e ancora peggio, di un proprietario che fa fare al cane ciò che più lo appaga. Un messaggio che voglio passare a chi si rivolge a me (su cui scriverò un articolo più approfondito ) è che il cane è un animale che ha bisogni simili ai nostri (protezione, gruppo sociale e socialità ecc…), ma anche bisogni propri, intrinsechi della specie e dati dalle propensioni e dai caratteri selezionati dall’uomo. Queste persone pensano che il benessere del cane stia nel gioco costoso da tirare due volte perché “dopo anche basta” nel portarlo al parco la domenica e tutto il resto della settimana? Il giretto per fare pipì.

Sono le stesse persone che se vedono (giuro) un cane tirare la slitta, condurre, correre o ballare col proprietario o seguirne le indicazioni per affrontare ostacoli e prove d’obbedienza, chiamano i cani “schiavi” o “giullari”. Anzi! Ancora meglio sono quelli che vedendo un cane farsi i fatti suoi in un campo di Agility (vedi il Beagle dei mondiali) e lo etichettano come cane intelligente, che può anche essere, ma perché? Perché “non si piega a fare numeri da circo al quale è stato forzato”. Ci sono ancora persone che utilizzano metodi non troppo belli per il cane, che lo obbligano a “fare”, ma non siamo tutti così!

C’è chi lavora col proprio cane per passione, per rafforzarne il rapporto, per fargli acquisire autostima, per appagarlo, per farlo ragionare e per tanti altri bei motivi, incoraggiandolo, non sforzandolo! 

Questo blog nasce anche per questo, per far capire che Lassie, Rex & co. non rappresentano come è il cane per davvero, che non è un soprammobile da sfoggiare o un peluche da viziare (sempre che si possa parlare di viziare il non fargli fare movimento o stimolarlo) e che va benissimo così!

Sono riuscita a mettermi in contatto col proprietario Francesco P. per sapere cosa ne pensa. Chiaramente era disgustato dall’uso fatto della SUA foto. È una persona che ama i suoi cani, ne ha 4, tanto che ha portato anche loro all’estero (per lavoro), in una località dove NON ci sono tartufi. Ha ricevuto inoltre vari auguri di morte lenta, dolorosa ecc… (quanta umana bontà c’è in queste persone).

È sconcertante di come una foto in un post che sollecita le giuste corde, pur essendo pieno di falsità e ignoranza, ottenga tanta visibilità.

Ed ora altre foto della “povera” Nina

Proprio “vita da cani”!

Dog dance – intervista a Lusy Imbergerova

Lusy (2° posto Crufts 2017, 2° posto campionato europeo 2016 Austria, 2° posto campionato mondiale Mosca, campioni nazionali freestyle 2016, campioni nazionali heelwork to music 2017, referente nazionale Dogdance CSEN, giudice internazionale dogdance, giudice PRO-DD e fondatrice del centro LuXader – tricks & dogdance) ha da sempre una grande passione per i cani, mi spiega che sin da quando era piccola li addestrava e riusciva a fargli eseguire dei comandi e che chiunque può fare Dog Dance con il proprio amico, anche da autodidatta.

La Dog Dance affonda le sue origini negli anni ’80 in Canada, è una combinazione tra alcuni esercizi di obbedienza, tricks, musica, coreografia, arte, creatività con alla base un fantastico rapporto col proprio cane, facile no?

Nel 2008 Lusy viene a conoscenza di questo sport che pratica con Xar, uno Schnauzer gigante. Ora invece la pratica con Deril, il suo Belga Laekenois. Ci tiene a sottolineare che questo sport può essere praticato da tutti i cani di razza o meno, facendo attenzione alla mole e rispettando i tempi di apprendimento diversi, oltre che da razza a razza, anche da soggetto a soggetto. La mole condiziona i movimenti che può compiere un cane senza andare a danneggiare la salute fisica, ma conta tanto anche in fatto di ciò che il pubblico e i giudici vedono: il gesto di un cane piccolo che per esempio mima il “sì” con la testa sarà meno evidente se lo confrontiamo con un cane grosso.

Non solo, nella Dog Dance è presente una categoria Handicap&senior: consente infatti a cani anziani o con disabilità (es. con 3 zampe) di essere comunque riconosciuti come atleti, un aspetto magnifico che valorizza soggetti che normalmente verrebbero messi da parte (diciamocelo, scartati) per ogni attività che implichi movimento.

Questo è il video di un cane disabile… riuscite a capire cosa ha? La soluzione è alla fine dell’articolo.

http://results.sporting-dog.eu/show/video/184166851

Un altro aspetto che personalmente ritengo importantissimo è la voce (che non è presente in nessun’altra disciplina) di Team Work: il binomio viene giudicato oltre che per l’artisticità e la tecnica, anche per come si comporta il conduttore col cane e di quanto esso sia piacevolmente coinvolto. Un aspetto così importante che in caso di pareggio sarà preso in considerazione per designare il vincitore.

Inoltre è uno sport che tocca tutte le corde emotive dello spettatore, ci sono spettacoli infatti che trasmettono enorme gioia, altri che puntano sulla vivacità del cane, altri ancora che fanno commuovere o fanno venire la pelle d’oca da tanto sono emozionanti (provare per credere).

Questa disciplina presenta le Classi Ufficiali comprese anche in altri sport (le classi I, II, III più senior/handicap, trio e quartetto), ma anche le cosiddette Class Fun, dove possono partecipare cani da 6 mesi in su (fino ai 15 mesi non possono eseguire esercizi dannosi alle articolazioni), dove è consentito utilizzare bocconcini, giochi, target, insomma una classe per chi inizia e vuole imparare, perché oltre la valutazione, i giudici danno consigli per migliorare l’esibizione. Sono così utili che anche chi è già a livelli più alti le sfrutta per risolvere i problemi, ad esempio, di un esercizio in cui il cane fa fatica.

Vediamo ora gli aspetti che vengono giudicati in questo sport a livello internazionale (DDI: Dog Dance International), il massimo del punteggio è comunque di 200 punti:

  • Team Work: carisma dell’Handler (conduttore), carisma del cane e lavoro di squadra;
  • Dinamicità: espressione dell’Handler nella danza, variazioni ritmiche, interpretazione musicale;
  • Concetto: scelta della musica, idea e realizzazione del concetto;
  • Coreografia: sviluppo e struttura, bilanciamento, posizionamento/allineamento;
  • Fluidità: scorrevolezza, transizione e combinazione;
  • Esecuzione: accuratezza, segnali e costanza;
  • Contenuto: contenuto e combinazioni, equilibrio tra mosse e tricks e variazioni;
  • Difficoltà: mosse, combinazioni e segnali/interazioni.

Si prende in considerazione la salute del cane e vengono penalizzati quei comportamenti scorretti  (sgridare il cane, anche se solo si alza la voce) verso questo. Viene penalizzato l’abbaio del cane, anche richiamare l’attenzione o far eseguire un ordine toccandolo; invece ricevere aiuto dall’esterno, uscire dal ring, utilizzare premi o target comporta la squalifica.

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Le 18 posizioni di base dell’Heelwork to Music

Ci sono due categorie di Dog Dance:

  • Freestyle in cui il cane esegue degli esercizi a piacere del conduttore;
  • Heelwork to Music: con 18 posizioni di base e in cui il cane non può allontanarsi dalla posizione “al piede” del conduttore durante il 75% del tempo totale della routine.

In entrambe le categorie il conduttore utilizza costumi particolari a seconda della coreografia (detta routine).

Una disciplina in cui si valorizza quanto abbiamo saputo coinvolgere il cane, di qualsiasi razza o età e anche con handicap, in cui no, non ci sono “numeri da circo” (per le lingue più velenose) ma tanto lavoro, creatività e passione.

P.S. La cagnolina è zoppa perché ha una gamba più corta delle altre, vi sembra che questo l’abbia fermata? Stupendo binomio!