“Le conseguenze dei proprietari maleducati”

Per molti di noi anche solo pensare di non aver un cane è impossibile: con loro ci divertiamo, occupano un ruolo importante nella nostra vita e famiglia, li vediamo per gli animali stupendi che sono e non ci capacitiamo di come invece a certe persone il cane non piace proprio.

Personalmente ho una parte della famiglia che adora i cani (mamma) e invece un’altra che ha imparato a tollerarli (papà) e capisco il loro punto di vista. Ad alcuni fa schifo il pelo, ad altri il fatto che non siano igienici nonostante vivano in casa e vengano lavati quando necessario, ma se siamo oggettivi il cane non è igienico: cammina “scalzo”, si corica per terra, scava, lecca, perde pelo, attira parassiti, trattiene lo sporco ecc… (in sintesi, è un animale).

A noi queste cose non fanno né caldo né freddo, magari ci da fastidio che il cane si rotoli nel fango (o peggio), che lecchi o mangi qualche schifezza (è nato come spazzino, o meglio, carnivoro opportunista), oppure che gli rimangano un po’ di bisogni nel pelo lungo, ma alla lunga ci “facciamo il callo”. Per certe persone non è così.

C’è chi è stato traumatizzato da piccolo o meno, per un morso o perché è stato assalito; c’è invece chi è stato condizionato dalla cultura come in alcuni Paesi, in cui i cani sono ancora spazzini, in altri ancora mangiano carcasse (anche umane) e fino a non molto tempo fa, averne uno da compagnia (in casa) era un lusso; c’è chi, per una questione igienica, non riesce ad accettarli; o ancora, a causa appunto di proprietari maleducati, ha dovuto vivere esperienze davvero stressanti.

Cosa possiamo fare noi se non rispettarle?

E invece no! Leggo nei gruppi di vicende (che spero siano inventate per avere qualche like) in cui il cane non è stato “proposto”, ma “imposto” a persone che non ne gradiscono la presenza e queste, guarda un po’, si sono pure arrabbiate (ma dai!). Per farvi un esempio di città, a Parma c’è un parco gradissimo, varie aree cani e la campagna a pochi chilometri da casa. Provate voi a camminare su un marciapiede vicino al centro a testa alta, se vi va bene sentirete solo l’odore pungente (poi in questa stagione) della pipì. zoomE molti si scandalizzano se è richiesta una bottiglietta d’acqua quando ad alcuni cani basta far fare un giro prima per eliminare “il più” e ad altri si riesce ad insegnare quando non si può (con un no), chiaro, non con un cucciolo, troppo impegno eh?

Nella mia via più o meno tutti possediamo un cane e il prato/parchetto di fronte a casa mia è piuttosto “trafficato” perché porta ad una stradina di campagna tranquilla dove è possibile lasciare i nostri amici liberi, ma quanti di noi raccolgono i bisogni? Owner Clearing Dog Mess With Pooper ScooperCredo che siamo rimasti in 4/5, perché è davvero fastidioso pestare quella degli altri per raccogliere la nostra. Alcuni lasciano il cane sciolto, perché possa espellere a distanza (parliamo di un parchetto dove giocano i bambini), altri prima di raccoglierla si guardano in giro e se non vedono nessuno passano avanti, altri hanno il flexi e si capisce dalla trincea di bisogni che spuntano alla stessa distanza da marciapiede.

Altri a cui è stato chiesto di aspettare ad entrare in un ascensore, perché all’interno vi era una persona timorosa nei confronti del cane e ho letto che invece questo è entrato e la persona è uscita velocemente per la paura (alcuni hanno anche difeso la vittima, purtroppo davvero la minoranza).

O in spiaggia: in questi giorni gira il post “perché se il mio cane è in regola non può entrare e un vù cumprà (con vari annessi razzisti) invece può?”, ve lo dico io il perché.  Perché ci sono proprietari che, a parte non pulire, hanno cani pericolosi, dal prepotente all’aggressivo, da quello che insegue i bambini, che salta come un cavallo scorticando gambe e braccia varie (provatelo appena uscite dall’acqua per coglierne l’ebrezza) ma se ne fregano altamente, li lasciano liberi, senza museruola (anche dove è obbligatoria), senza controllo (dormono, conversano senza buttare un occhio, lo lasciano ad altri, anche a bambini) e non sempre sono taglie grosse, ma un morso è sempre un morso.

E’ questo il modo di far conoscere il cane? Prima di tutto è necessario capire che ciò che fa il cane è totalmente nostra responsabilità e che dobbiamo prendercene cura anche considerando l’ambiente in cui lo andiamo ad inserire, senza mai dimenticarci di tutelare l’igiene pubblica. Sicuramente chi impone la presenza del cane, chi non si prende la responsabilità della pulizia, non fa altro che peggiorare la situazione. Voglio sottolineare la diversità tra chi non ama il cane e chi lo maltratta.

Annunci

“Riconoscere un buon allevatore”

Purtoppo non tutti gli allevatori mirano al benessere dei propri cani, ci sono persone infatti che non guardano ad altro che al guadagno, ma come fare per distinguerli?

  • L’allevatore competente avrà i genitori dei cuccioli testati per le malattie della razza, sul pedigree saranno indicate (se presenti o meno) fino alla 3a generazione. La mancanza di certificazioni è un campanello dell’allarme;
  • Ci sono “cagnari” che cambiano il prezzo a seconda del rilascio (es.1200€) o meno (es.600€) del pedigree: pensate di risparmiare ora, ma più avanti le cure per il cane saranno costose. Se infatti un allevatore ha cani in salute, perché non dovrebbe dimostrarlo?;
  • Un buon allevatore tenderà ad allevare poche razze;
  • Un buon allevamento fa poche cucciolate, in modo da seguire per bene la madre e i piccolini; con molto personale competente però le cucciolate possono essere maggiori;
  • Le madri, a meno che non facciano davvero pochi cuccioli (1 o 2) , affronteranno una sola gravidanza annua: questo permetterà alla femmina di riprendersi;
  • Il carattere dei cani è influenzato dalla genetica: chiedete al proprietario di vedere i genitori, l’unico rifiuto giustificato è l’impossibilità di vedere il padre perché troppo distante, ma con la mamma non ci sono scuse che reggano;
  • Anche l’esperienza forgia il carattere del cucciolo: se sono presenti adulti dell’allevamento questi educheranno il piccolo su come comportarsi correttamente;
  • Guardate dove cresceranno i cuccioli o dove sono già le eventuali cucciolate, l’ambiente deve essere pulito, senza odori forti e ben illuminato: la pulizia è importante per la salute dei piccoli;
  • Il cucciolo ha bisogno di un minimo di 60 giorni con la madre e i fratellini, un allevatore competente non ve li cederà prima;
  • Tenendo ai propri cuccioli, l’allevatore vi sommergerá di domande a tutela di questi e sarà disponibile anche quando il piccolo sarà a casa del cliente.

Che sia da lavoro o da bellezza, è necessario conoscere bene le tendenze di razza e rispettarle, senza affidarsi a luoghi comuni. Non bisogna aspettarsi di portare a casa un soprammobile, ma un essere vivente con la propria personalità e i propri bisogni.

“Tutto l’addestramento del mondo non può sostituire l’educazione alla comunicazione quotidiana”

Per come la vedo io, l’addestramento è una parte integrante dell’educazione e pur non essendo necessario, è un’aggiunta al rapporto del binomio (si parla di addestramento competente) infatti la collaborazione e l’affiatamento che si creano durante queste sessioni sono importanti componenti del legame uomo-cane. C’è infatti comunicazione: ciò che vogliamo dal cane, ciò che non vogliamo… e ciò che comunica lui?

E’ sbagliato pensare che l’educazione del cane passi dall’addestramento: ho visto cani che basta un “SIT” e si sentono le ossa picchiare per terra, un richiamo al piede con stupendi “STOP” in scivolata, ma ad un richiamo normale, fuori dal campo, dalla sessione di allenamento, neanche si giravano. Oppure in campo ignorare tutto e tutti, occhi solo per il proprietario e fuori esattamente il contrario. Non parlo di cani giovani, esuberanti ed ancora immaturi.

Ecco qual è il problema, ovvero interagire in modo corretto solo nella sessione di allenamento e poi? Poi niente. Una coccola distratta, a spasso può conoscere chiunque e se si comporta male, al massimo lo si strattona, si porta via o si tiene per il collare… se lo riesci a prendere. Anche perché di norma ci si preoccupa più di avere un cane ubbidiente che un cane educato a comunicare con noi.

In campo sappiamo esattamente cosa chiediamo e facciamo di tutto perché il cane lo capisca, incluso capire cosa ci sta comunicando a sua volta, non sarebbe utile farlo anche fuori?

Arnold
“Cosa stai facendo?” mi ero fermata facendo finta di agganciarmi le scarpe, senza dargli il segnale di stop.

I cani comunicano con noi in modi sottili, ma se non sappiamo interpretare in modo corretto ciò che ci dicono, useranno segnali sempre più forti, oppure smetteranno di comunicare con noi,  neanche noi continueremmo a parlare con un muro.

 

Per tutelare noi e loro stessi, emettono segnali di stress, di avvertimento oppure al guinzaglio intrecciano la nostra traiettoria, ci guardano, ci toccano col muso (le mani, le gambe), interagiscono col guinzaglio quando viene visto come “impedimento”, oppure saltano addosso. Molti proprietari confondono questi comportamenti con la “dominanza”, ma bisogna vedere molti aspetti della personalità del cane: ci sta proteggendo o sta chiedendo protezione? E’ solo indisciplinato o non ha mai avuto i mezzi per approcciarsi agli stimoli esterni in modo sereno?

Un esempio è stato Zar, un incrocio tra un segugio e un Pastore Australiano di 1 anno e mezzo, castrato. La proprietaria aveva problemi col cane al guinzaglio, era aggressivo con gli altri sia maschi che femmine. Successivamente ho appreso che su di lui è stata fatta una socializzazione forzata. Zac DOVEVA conoscere ogni cane, ma se l’altro si dimostrava aggressivo, la proprietaria lo portava via di peso. In campo o in giardino non notava nessun’altra persona o cane, ma fuori non c’era comunicazione ma era presente un barlume di fiducia, Zar infatti chiedeva ancora aiuto alla sua proprietaria e siamo partite di lì per avere, ad oggi, un approccio più sereno alla vita.

Non finirò mai di scrivere sui video in cui i bambini non rispettano il cane, il cane manda segnali inequivocabili al bambino (e passa, perché alcuni sono davvero piccoli) e al proprietario e questo? Niente, continua a filmare e a ridere. Provate a pensare se ogni volta che chiedete aiuto vi si ride in faccia, vi viene da dire “allora faccio da solo”? Oppure “GUARDA CHE HO BISOGNO DI AIUTO!!!”? (può essere un abbaio piuttosto forte). E’ capitato che cani aggredissero i bambini, ma la colpa è la superficialità con cui consideriamo i segnali mandati dall’animale.

Oppure anche quelli delle ramanzine. “COSA HAI FATTO!? CHI LO HA FATTO QUESTO!? TE L’HO DETTO MILLE VOLTE NO! NO! NO!” e via per tutto un video così, e il cane? La povera bestia manda tanti segnali (detti calmanti) per calmare la situazione, capiscono infatti che il proprietario è arrabbiato, ma non per cosa. Ecco, molte persone hanno ricevuto ringhi o morsi per questo tipo di sgridata. Perché il cane si è sentito minacciato (la postura, il tono, l’espressione facciale sono fondamentali) e ha DOVUTO renderlo più chiaro (ringhio) e poi difendersi (morso). Come si può pensare di comunicare bene anche fuori, se nella quotidianità si ignora totalmente il cane? Se le uniche interazioni sono “seduto-bravo-boccone”, diventare propulsori-lanciapallina o trascinatori/strattonatori non c’è alcuna possibilità di riuscire a comunicare e di instaurare così un rapporto di fiducia e di ascolto reciproco.

Con questo non voglio dire di assecondare il cane in tutto ciò che fa, a volte non vogliamo e a volte non è possibile, ma si può insegnargli a sceglierci per le nostre competenze, a fidarsi del nostro giudizio perché non lo metteremo mai in situazioni che non può affrontare, piuttosto che per la forza che esercitiamo.

Rivolgetevi sempre a persone esperte, il fai da te in molti casi fa più danni che altro, non darò consigli né specifici né generali perché ogni cane ha la sua personalità (alcuni ad esempio sono molto spaventati dal contatto visivo, altri lo ricercano) e la sua situazione.

“Tutto l’addestramento del mondo non può sostituire l’educazione alla comunicazione quotidiana”

Per come la vedo io, l’addestramento è una parte integrante dell’educazione e pur non essendo necessario, è un’aggiunta al rapporto del binomio (si parla di addestramento competente) infatti la collaborazione e l’affiatamento che si creano durante queste sessioni sono importanti componenti del legame uomo-cane. C’è infatti comunicazione: ciò che vogliamo dal cane, ciò che non vogliamo… e ciò che comunica lui?

E’ sbagliato pensare che l’educazione del cane passi dall’addestramento: ho visto cani che basta un “SIT” e si sentono le ossa picchiare per terra, un richiamo al piede con stupendi “STOP” in scivolata, ma ad un richiamo normale, fuori dal campo, dalla sessione di allenamento, neanche si giravano. Oppure in campo ignorare tutto e tutti, occhi solo per il proprietario e fuori esattamente il contrario. Non parlo di cani giovani, esuberanti ed ancora immaturi.

Ecco qual è il problema, ovvero interagire in modo corretto solo nella sessione di allenamento e poi? Poi niente. Una coccola distratta, a spasso può conoscere chiunque e se si comporta male, al massimo lo si strattona, si porta via o si tiene per il collare… se lo riesci a prendere. Anche perché di norma ci si preoccupa più di avere un cane ubbidiente che un cane educato a comunicare con noi.

In campo sappiamo esattamente cosa chiediamo e facciamo di tutto perché il cane lo capisca, incluso capire cosa ci sta comunicando a sua volta, non sarebbe utile farlo anche fuori?

I cani comunicano con noi in modi sottili, ma se non sappiamo interpretare in modo corretto ciò che ci dicono, useranno segnali sempre più forti, oppure smetteranno di comunicare con noi, d’altronde neanche noi continueremmo a parlare con un muro.

Arnold
“Cosa stai facendo?” mi ero fermata facendo finta di agganciarmi le scarpe, senza dargli il segnale di stop.

Per tutelare noi e loro stessi, emettono segnali di stress, di avvertimento oppure al guinzaglio intrecciano la nostra traiettoria, ci guardano, ci toccano col muso (le mani, le gambe), interagiscono col guinzaglio quando viene visto come “impedimento”, oppure saltano addosso. Molti proprietari confondono questi comportamenti con la “dominanza”, ma bisogna vedere molti aspetti della personalità del cane: ci sta proteggendo o sta chiedendo protezione? E’ solo indisciplinato o non ha mai avuto i mezzi per approcciarsi agli stimoli esterni in modo sereno?

Un esempio è stato Zar, un incrocio tra un segugio e un Pastore Australiano di 1 anno e mezzo, castrato. La proprietaria aveva problemi col cane al guinzaglio, era aggressivo con gli altri sia maschi che femmine. Successivamente ho appreso che su di lui è stata fatta una socializzazione forzata. Zac DOVEVA conoscere ogni cane, ma se l’altro si dimostrava aggressivo, la proprietaria lo portava via di peso. In campo o in giardino non notava nessun’altra persona o cane, ma fuori non c’era comunicazione ma era presente un barlume di fiducia, Zar infatti chiedeva ancora aiuto alla sua proprietaria e siamo partite di lì per avere, ad oggi, un approccio più sereno alla vita.

Non finirò mai di scrivere sui video in cui i bambini non rispettano il cane, il cane manda segnali inequivocabili al bambino (e passa, perché alcuni sono davvero piccoli) e al proprietario e questo? Niente, continua a filmare e a ridere. Provate a pensare se ogni volta che chiedete aiuto vi si ride in faccia, vi viene da dire “allora faccio da solo”? Oppure “GUARDA CHE HO BISOGNO DI AIUTO!!!”? (può essere un abbaio piuttosto forte). E’ capitato che cani aggredissero i bambini, ma la colpa è la superficialità con cui consideriamo i segnali mandati dall’animale.

Oppure anche quelli delle ramanzine. “COSA HAI FATTO!? CHI LO HA FATTO QUESTO!? TE L’HO DETTO MILLE VOLTE NO! NO! NO!” e via per tutto un video così, e il cane? La povera bestia manda tanti segnali (detti calmanti) per calmare la situazione, capiscono infatti che il proprietario è arrabbiato, ma non per cosa. Ecco, molte persone hanno ricevuto ringhi o morsi per questo tipo di sgridata. Perché il cane si è sentito minacciato (la postura, il tono, l’espressione facciale sono fondamentali) e ha DOVUTO renderlo più chiaro (ringhio) e poi difendersi (morso). Come si può pensare di comunicare bene anche fuori, se nella quotidianità si ignora totalmente il cane? Se le uniche interazioni sono “seduto-bravo-boccone”, diventare propulsori-lanciapallina o trascinatori/strattonatori non c’è alcuna possibilità di riuscire a comunicare e di instaurare così un rapporto di fiducia e di ascolto reciproco.

Con questo non voglio dire di assecondare il cane in tutto ciò che fa, a volte non vogliamo e a volte non è possibile, ma si può insegnargli a sceglierci per le nostre competenze, a fidarsi del nostro giudizio perché non lo metteremo mai in situazioni che non può affrontare, piuttosto che per la forza che esercitiamo.

Rivolgetevi sempre a persone esperte, il fai da te in molti casi fa più danni che altro, non darò consigli né specifici né generali perché ogni cane ha la sua personalità (alcuni ad esempio sono molto spaventati dal contatto visivo, altri lo ricercano) e la sua situazione.

“Il cane deve capire l’uomo, noi non dovremmo capire il cane?”

“Breed Specific Leigislation” (in cui sono compre queste razze: American Pit Bull Terrier, Japanese Tosa, American Staffordshire Terrier, American Bulldog, Central Asian Shepherd Dog, Boerboel, Dogo Argentino, Kangal, Caucasian Shepherd Dog, Tornjak,  ) è questo il motivo per cui Iceberg, una femmina di Dogo Argentino, rischia di morire in Danimarca perché in una normale baruffa ha causato dei lievi danni a chi ha messo le mani in mezzo per dividere i cani (dal referto della polizia si parla di 3mm). Questa persona ha denunciato l’accaduto e le autorità sono andate a casa di Giuseppe, il proprietario, per sequestrare Iceberg in attesa della soppressione.

Giuseppe ha passato i controlli all’aeroporto con la sua Iceberg, nessuno lo ha fermato o anche solo avvisato di questa terribile (ed inutile) legge.

Queste “liste” di cui fanno parte i cani ritenuti pericolosi sono inutili, non tanto perché non esistano cani pericolosi, ma perché farne solo una questione di razza è superficiale e dannoso.

Per fare un esempio, il Labrador ha la stessa forza nel mordere che ha un Pit Bull, ma indovinate quale dei due cani verrà soppresso?

Invece di investire soldi nelle risorse utilizzate per sequestrare e uccidere i cani, sarebbe meglio educare i nuovi proprietari, razza o non razza. Ci sono razze che sembrano più facili da gestire, ma non sempre è così. Il pregiudizio umano, ciò che ci fa vedere la televisione, ciò che leggiamo, ci condizionano anche troppo.

Per esempio, nessuno sospetterebbe che un Pastore Tedesco, un Collie, un Jack Russell o un Golden Retriver possano essere aggressivi, mentre è più facile collegare questo tratto a Dobermann, Rottweiler, Pit Bull ecc… ma posso dire, per mia esperienza diretta, che ho visto ognuna delle razze sopracitate avere comportamenti aggressivi e causare danni (il Jack Russell, per esempio, ha staccato la punta del naso del proprietario e per poco non accecava un occhio al figlio).

Questa lista non tiene conto di aspetti fondamentali che incidono sul comportamento del cane, la genetica e l’educazione.

Se un allevatore è competente selezionerà quei caratteri che portano ad avere cani equilibrati e tocca poi a chi accoglie il cucciolo, o l’adulto, fare un percorso educativo col proprio amico, per garantirgli i mezzi per crescere in modo corretto: la giusta indipendenza, la capacità di relazionarsi con le persone ed i suoi stimoli. L’ideale sarebbero corsi per imparare a leggere il cane (“I segnali calmanti: leggere il proprio cane per evitargli stress inutili”) per prevenire situazioni sgradevoli.

Giuseppe intanto, con la Fair Dog Association, sta combattendo una battaglia legale per salvare la vita a Iceberg, ma se volete aiutare qua c’è la petizione che potete firmare.

Discriminare un cane per la sua razza è incivile, ogni soggetto ha infatti la sua personalità, non possiamo dimenticare come molti di loro siano stati e sono tuttora utili ed apportano un aiuto preziosissimo alle nostre vite. Pretendiamo che i cani capiscano come siamo fatti, cosa vogliamo da loro, non sarebbe il caso di ricambiare?

 

“Al cane non serve lo spazio, al cane serve tempo, il nostro”

“Quanti cani hai?”

“Ne ho 3”

“3!? In casa!? Poverini, soni sacrificati”.

Nel 2017 c’è ancora chi pensa che avere il giardino (meglio se GRANDE), sia indice di un cane felice, sottovalutando il tempo da passare con loro, ma soprattutto cosa si fa in questo lasso di tempo.

Non basta lanciare la pallina 2 volte, neanche 100. Non basta il giardino con lo spazio, il cane non inizierà a fare attività da solo e se invece inizierà a muoversi, lo vedrete fare sempre lo stesso percorso, fissandosi e dando vita a comportamenti anche autodistruttivi. Non basta il giretto per fare i bisogni, non basta che “il cane è un animale, sta meglio fuori. In casa soffre”. 

Sì, in casa può soffrire ma anche fuori se mancano gli stimoli e la compagnia umana. 

Um cane ipostimolato sarà stressato e darà vita a comportamenti stereotipati, oppure si spegnerà, spesso questi vengono definiti “tranquilli”. 

Far giocare un cane sempre con lo stesso tipo di gioco, sempre nello stesso modo, non è un modo corretto di interagire. Quando si gioca infatti si dovrebbe dare uno stimolo al cane per collaborare con noi, per divertirsi con noi, non solo per farlo “scaricare”.

Bisogna tener conto delle tendenze di razza, del carattere o preferenze dell’individuo e anche della sua fisicità.

Ad esempio un cane come il Bulldog non potrà fare tipi di attività in cui c’è molto sforzo fisico; come invece un cane pesante non potrà saltare o fare acrobazie come uno leggero. Per fortuna, ad oggi, ci sono tante attività per ogni taglia e razza.

Un cane che vive in casa e ha i giusti stimoli e fa la giusta attività (in tipologia e quantità) è molto più felice e in salute di un cane che vive in giardino, senza stimoli e col proprietario assente o che gli fa fare attività in modo superficiale.

“Conosci il cane?”

Questo articolo vuole sfatare alcuni detti popolari sul cane, così radicati da esser creduti veritieri.

Quando il cane fa i bisogni è giusto mettergli il muso dentro per fargli capire che ha sbagliato: NO

Anzi, questa pratica lo confonderà o impaurirà ulteriormente. I cani fanno bisogni in casa anche fino ad 8 mesi e c’è la possibilità che capiti ancora qualche volte prima dell’anno e mezzo, dipende da soggetto a soggetto. Incide molto quanto vengono portati fuori, ma anche se sono a disagio o meno. Fare i bisogni infatti può essere causa di un disagio: fisico o emotivo. Non è raro che i cani sgridati imparino più tardi a fare i loro bisogni fuori; o ancora, alcuni si fanno prendere dall’ansia, perché hanno collegato il fatto di essere sgridati alla vostra presenza (non per alla pipì) ed esprimono disagio facendo bisogni, oppure lo fanno perché fare pipì è un chiaro segno di sottomissione.

Se il naso è secco o caldo il cane non sta bene: NO

Basta pensare a quando i cani dormono, il loro tartufo diventa caldo e asciutto, ci sono malattie (come il cimurro) in cui il naso secco è un sintomo, ma non è il solo.

Ho il giardino grande, il cane non ha bisogno di passeggiate: NO

Il cane è, come noi, un animale sociale: ha bisogno di fare attività col proprietario, mirate alle sue tendenze e a ciò che gli piace di più. Inoltre la passeggiata offre nuovi stimoli, come odori, suoni o soggetti (persone, cani o altri animali) che incuriosiscono il nostro amico e lo tengono quindi lontano dalla noia.

Se assaggia la carne cruda o il sangue diventa cattivo: NO

Questo mito l’ho voluto sfatare a 12 anni con il mio Kevin, risultato? Voleva un’altra bistecca. Immaginiamo cosa davano da mangiare i nostri antenati ai cani, oppure quelle tribù con ancora oggi cani cacciatori, crocchette? Carne cotta? Difficile. Comunque questa è una leggenda, quando abbiamo ferite aperte i nostri amici le leccano per prendersi cura di noi e non si trasformano in squali famelici assetati di sangue e morte.

Ad alcune razze di cani, quando invecchiano, il cranio si rimpicciolisce e impazziscono: NO dob_apert

Spesso riferito al Dobermann, non c’è nessuna prova clinica che dimostri questa teoria. In realtà il Dobermann è una delle razze soggetta alla Sindrome di Wobbler che si manifesta sul piano fisico (disturbo neurologico che causa alterata deambulazione e incoordinazione dei movimenti), non su quello comportamentale.

Il cane mi fissa, vuole dominarmi: NO

Ci sono cani per cui il nostro contatto visivo è fastidioso e mostrano reazioni indesiderate, ma se un cane è equilibrato e non ha avuto motivo di temerci, quando ci guarda in realtà ci sta prestando attenzione. I cani infatti sono in grado di distinguere le nostre e mozioni ed è dimostrato grazie ad un esperimento in cui un cane era messo davanti ad uno schermo in cui prima apparivano diverse figure del volto dei suoi simili, una a destra ed una a sinistra. Dalle casse veniva proiettato l’abbaio che esprimeva quelle emozioni e il cane ogni volta, guardando o a destra o a sinistra, individuava con facilità la figura corrispondente, così ha fatto anche i volti umani, senza mai sbagliare.

Il cane deve riprodursi almeno una volta, se no non si sentirà completo: NO

Non è assolutamente vero, l’aspetto riproduttivo non incide sulla salute fisica o mentale del cane, fatta eccezione per la salute della femmina che, se viene sterilizzata dopo il primo calore, avrà minor possibilità di sviluppare tumori alle mammelle.

Esistono razze killer: SI’ e NO 1415278621_image

Ricordo che il comportamento del cane è influenzato sia dalla genetica, sia dalle esperienze che vive. Se allevatori incoscienti (detti cagnari), invece di selezionare cani equilibrati, selezionano quelli più aggressivi, i cuccioli hanno una maggiore possibilità di essere aggressivi, se poi gli si insegna ad uccidere e ad essere feroci, questi cani non potranno diventare altro che assassini, la colpa però è dell’uomo. Ci sono razze o comunque cani molto sensibili, che se infastiditi o presi di soprassalto, possono esplodere in reazioni aggressive, qui manca una buona educazione (del proprietario) alla gestione del cane.

Ad un cane vecchio non puoi insegnare trucchi nuovi: NO

Certo, avranno bisogno di più tempo per imparare, ma il cane impara per tutta la vita, esattamente come noi.

Can che abbaia non morde: PER ORA

L’abbaio può essere un avvertimento, se però la minaccia non cessa, il cane può passare al ringhio o direttamente al morso, questo però fa parte di una sequenza comportamentale corretta (Aggressività verso le persone)

Se il cane scodinzola allora è contento: NON SEMPRE

Infatti la coda del cane ha molte sfumature in quanto altezza, velocità, direzione e scioltezza, non basta lo scodinzolio per capire lo stato emotivo di un cane o ciò che lui vuole comunicare.

Schienare o picchiare un cane lo sottometterà a me: NO ag

No nel modo più assoluto, non è questo il modo di essere leader. Anzi, i leader sono soggetti equilibrati e credibili, non sono violenti, ma coerenti nell’insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato. Nel migliore dei casi, il cane avrà paura di voi e farà le cose per evitare il dolore, o non farà più niente per la troppa paura e confusione. Nel peggiore dei casi (sempre per l’umano), il cane si sentirà costretto a difendersi e lo farà, prima ringhiandovi o mostrandovi i denti e poi mordendovi.

Il cane fa i dispetti: NO

Se vi ha mangiato le scarpe è perché per lui le scarpe non servono ad altro che a far stare meglio i suoi denti o le sue gengive, o perché in quel momento era frustrato (per sfogare la tensione). Per il cane i mobili, le coperte, le scarpe ecc… non hanno significato come per noi; se fa pipì sul letto o sul divano, è sempre sintomo di disagio e spesso è proprio il padrone a causarglielo.

Non è giusto mettere il cane in gabbia (Kennel/trasportino): NO

In realtà, con un buon lavoro di associazione positiva  e pazienza da parte nostra, il Kennel diventa la tana del cane, il posto sicuro in cui può andare senza essere disturbato.

Il cane chiede scusa: NO 

duIl cane, quando si pensa che si sente in colpa, in realtà ci sta calmando, manda cioè segnali per evitare i conflitti (“I segnali calmanti: leggere il proprio cane per evitargli stress inutili”). E’ importante riconoscerli per capire cosa il cane ci sta comunicando e per dimostrargli che lo capiamo: se infatti i segnali non avranno successo (facendoci smettere di sgridarlo, anche per finta) e se il cane si sentirà ancora più minacciato, passerà a segnali più chiari (il ringhio), fino ad arrivare al morso.

 

Se vi è piaciuto l’articolo e naturalmente vi va, seguitemi anche sulla pagina facebook: Central Bark

“Fa bene socializzare il cane al guinzaglio? Quando è che il cane sta veramente giocando? Cosa possiamo fare noi? Quando una Puppy Class è efficiente? I rischi delle aree cani – con Noemi Pattuelli”

 

Noemi Pattuelli, Educatore Cinofilo e Naturalista specializzato in Etologia (il Centro EthoLab e la Pagina FB)

13342936_830297793767441_3900267937922253264_n
Qui con Cookie (meticcia), nell’immagine di copertina c’è anche Ilanit (Beauceron)

spiega vari aspetti della socializzazione (guinzaglio, aree cani, Puppy Class) del cane e quanto incide il nostro comportamento mentre il nostro amico si relaziona con i suoi simili.

Perché è sconsigliata la socializzazioni nella aree cani o al guinzaglio?
Nella socializzazione del cane, come per la nostra, trovo si debbano scegliere tempi, modi e compagnia adeguata per tirare fuori il meglio da chi interagisce.

L’area cani e il guinzaglio molto spesso non rispondono a queste caratteristiche.

IL CONCETTO DI AREA CANI

Le aree cani sono aree recintate chiuse, che i comuni o i privati mettono a disposizione dei proprietari che abbiano la necessità di far sgambare il cane. Sebbene costruite con le migliori intenzioni e i più nobili scopi, spesso purtroppo queste aree non non hanno le dimensioni sufficienti ad una buona socializzazione che, la maggioranza delle volte, richiede ampi spazi che permettano al cane di correre e far “esplodere” le proprie emozioni al momento dell’incontro con un altro cane o, altrettanto importante, di scegliere direttamente di evitarlo. Anche la struttura spesso non è adatta ad ottimizzare le interazioni o agevolarle riducendo le occasioni di attrito o le criticità (numero di ingressi insufficiente, nessuna barriera visiva, panchine posizionate in zone “critiche”, mancanza di vie di fuga ecc).

Inoltre, in queste aree, quasi niente viene filtrato o mediato, vi sono cani di tutti i tipi, dimensioni, stati emotivi, età, necessità. Ci sono cani prepotenti insieme a cani timidi, ansiosi, insicuri. Cani molto fisici insieme a cani che amano la comunicazione più sottile. Cani assidui frequentatori dell’area (e che la sentono di loro proprietà) e cani che si trovano a passare li per caso.

Spesso i proprietari non hanno il tempo, la voglia o le competenze per mediare o supervisionare le interazioni che possono prendere pieghe poco piacevoli o diventare esperienze sgradevoli anziché soddifacenti o costruttive per il cane.

In quanto proprietari, infatti, siamo davvero sicuri di essere in grado di riconoscere i comportamenti che scaturiscono dalle emozioni del cane? Siamo davvero sicuri di sapere quando e se è il caso di iniziare, bloccare o intervenire in una interazione? siamo davvero sicuri che il cane stia bene “si diverta” o voglia “giocare”?

IL GUINZAGLIO COME LIMITAZIONE

Non sempre ma quasi, le stesse componenti (in particolare la mancanza di via di fuga) vengono a mancare quando il cane è al guinzaglio. Socializzando il cane al guinzaglio si rischia di forzarlo verso interazioni che non desidera, provocando emozioni come ansia, nervosismo, disagio, paura. Al peggio queste emozioni scaturiscono comportamenti aggressivi, al meglio il cane impara da solo a gestire queste situazioni sgradite e queste emozioni ma viene meno il nostro rapporto di fiducia con lui, che si sente incompreso, inascoltato e condotto verso situazioni non gradite.

A meno di istruzioni particolari del nostro educatore di fiducia quindi, consiglio sempre di ridurre al minimo le interazioni al guinzaglio o in area cani.

Quanto incide il nostro comportamento quando il cane si approccia ad un suo simile? Quali errori si possono fare e quale invece è il modo corretto?

In generale è sempre meglio far incontrare i cani da liberi, ma il momento, il vantaggio fisico di uno dei due cani o altre componenti possono incidere sulla scelta di usare il guinzaglio, una rete o altre barriere fisiche almeno finché le forti emozioni iniziali non saranno scese.

La prima cosa da fare di fronte alla possibilità di un incontro tra cani, ritengo, sia porsi delle rapide domande. Considerare la volontà del nostro cane, per esempio: vuole davvero incontrare chi ha di fronte?

La seconda cosa che personalmente mi chiedo è: che senso ha questa esperienza per il mio cane? ne uscirà cresciuto o arricchito?

E’ poi fondamentale la valutazione delle emozioni del cane che abbiamo di fronte.

E’ rilassato? E’ agitato? E’ ansioso? E’ lucido? C’è una forte differenza di stazza tra i due cani? Ci sono risorse che potrebbero provocare contrasti nei paraggi?

Infine il nostro stato d’animo incide profondamente sul comportamento del nostro cane, anche in quello legato alla socialità. Affrontare la socializzazione del nostro cane con emozioni e sentimenti di ansia, aspettative, rabbia, risentimento può non essere la scelta migliore perché ci porta a pilotare inconsapevolmente (attraverso comportamenti involontari) le interazioni in una certa direzione.

Da che età è consigliabile far socializzare il cane?

Studi dimostrano che esiste un età detta sensibile (dal primo al terzo mese di vita) in cui il cervello del cane appare strutturalmente più predisposto alla ricezione di stimoli di natura sociale. Questo non significa certamente che una volta terminato questo periodo qualsiasi esperienza sia di importanza trascurabile. Ogni essere vivente è il risultato di un lungo percorso (che dura tutta la vita!) in cui una parte genetica (quasi totalmente invariabile) viene espressa e si unisce ad una componente ambientale esterna (esperienze fisiche e psicologica) che noi possiamo controllare in gran parte.

Come dovrebbe essere strutturata una Puppy class efficiente?

Le puppy class sono incontri tra cuccioli, dove genericamente vengono fornite informazioni e consigli ai proprietari su come gestire il cucciolo. Durante questi incontri il cane dovrebbe potere, se lo vuole, socializzare con coetanei.

Personalmente diffiderei di Puppy class con percorsi standardizzati (ogni cane nasce con attitudini individuali sociali diverse), di classi dove non mi vengano fornite informazioni sulla lettura del comportamento del mio cane e dove non si abbia come imperativo il benessere del mio cucciolo (no alle “ammucchiate di cuccioli”).

Ritengo importante la presenza di adulti che permettano al cane di progredire nelle sue competenze sociali in tutta serenità per entrambi.

È possibile insegnare ad un cane adulto mal/non socializzato ad approcciarsi nel modo corretto? Come?

Per prevenire queste problematiche consiglio di rivolgersi ad un educatore.

La socializzazione è un esperienza complessa e delicata che è parte integrante di un processo di educazione del cane e come tale non è standardizzabile: non esiste un modo corretto o non corretto di approcciarsi agli altri cani.

Per iniziare un processo di socializzazione con cani e persone ma anche per recuperare “esperienza andate storte” (riabilitazione e recupero) esistono apposite “classi di socializzazione”. Le classi sono momenti di socializzazione controllata da educatori specializzati e qualificati, calibrate sulle specifiche esigenze e potenzialità di ogni cane partecipante. 

Hanno come obiettivo lo sviluppo delle competenze emotive e sociali del cane, sempre nel rispetto della sua individualità e della sua indole e si propongono di far acquisire al proprietario gli strumenti per imparare ad osservare e “leggere” in modo efficace la comunicazione dei cani.

Alle attività di socializzazione possono solitamente partecipare cani di ogni razza ed età, anche cani con problemi di aggressività e paura.

L’obiettivo delle attività di socializzazione dovrebbe essere lo sviluppo delle capacità innate e specifiche di ogni singolo cane nel campo della socializzazione inter e intraspecifica.

Le attività dovrebbero essere programmate tenendo presente la storia e le esperienze precedenti di ogni cane, nel rispetto della sua individualità e delle sue caratteristiche di razza. 

Tali attività, quindi, dovrebbero essere svolte ponendo particolare attenzione al benessere fisico ed emotivo di ogni partecipante (cani e persone). Ogni interazione proposta dagli educatori dovrebbe essere sempre accordata dal proprietario e svolta in sicurezza.

 

Quali comportamenti derivano dall’assenza o dalla mal socializzazione?

Una socializzazione sottovalutata, superficiale o grossolana, se si è particolarmente fortunati con la genetica del nostro cane, non lascia tracce a noi (a noi) tangibili, ma se lo siamo meno, può generare nel cane sentimenti di disagio, ansia, insicurezza, paura e i comportamenti aggressivi, spesso (ma non sempre) vengono esibiti in mancanza di lucidità e autocontrollo in seguito a situazioni che innescano nel cane queste emozioni.

Il comportamento aggressivo infatti, nei cani come per l’uomo, è una modalità comunicativa funzionale alla sopravvivenza e fa parte del set dei normali comportamenti del cane, ma molto spesso è la semplice espressione di un disagio, sia esso fisico che emotivo, che va ascoltato, compreso e rispettato ma ancor prima prevenuto con una adeguata socializzazione. Questo non significa trascinare il cane o forzarlo in luoghi o situazioni affollate di altri cani ma accompagnarlo in un percorso che ha tempi e modi assai diversi a seconda di ogni cane.

È vero che tra cani dello stesso sesso è più difficile che l’approccio vada a buon fine?

Nella mia esperienza questo vale principalmente per i maschi, in quanto più competitivi e dimostrativi per natura (Darwin diceva: “showing males, choosing females”) ma molto dipende anche da cosa si intende per “aggressivo” o per “interazione a buon fine”.

Come capire che il cane sta veramente giocando?

Nella mia esperienza l’interazione sociale più fraintesa è in assoluto il gioco.

Vediamo due cani correre, ma non avere comportamenti apparentemente aggressivi, e per varie motivazioni (emotive, sociali, culturali) la nostra mente ci porta a semplificare e spiegare l’interazione come divertimento ovvero gioco.

Le interazioni tra cani invece, sono di numerosissimi tipi, molto complesse e difficilmente classificabili ed etichettabili.

Genericamente considero come gioco un interazione piacevole per entrambi i cani che abbia come scopo immediato il puro divertimento e dove i cani abbiano percezione e tengano in considerazione lo stato emotivo dell’altro cane.

A livello di comportamento, consiglio di osservare bene l’interazione e di primo acchito andare per esclusione: se uno dei due cani da segnali di disagio, probabilmente solo uno dei due si sta divertendo. Se li danno entrambi, nessuno si sta divertendo.

Se entrambi interagiscono in modo equilibrato e non estremo, misurando i loro movimenti in modo da mettere a proprio agio l’altro, si cercano, mantengono lucidità, possiamo pensare che l’interazione possa essere giocosa.

Ringrazio Noemi per questo splendido articolo.

 

“Lo sheepdog in Italia e ciò che non si impara dai cani- Intervista ad Andrea Balugani”

Andrea Balugani mi ha gentilmente concesso un’intervista per fare chiarezza su cosa sta accadendo nel mondo dello Sheepdog italiano.

“La maggioranza dei soci non ritiene che questo consiglio li possa rappresentare, così stanno richiedendo e hanno già richiesto (secondo lo Statuto) un’assemblea straordinaria in cui si deciderà se continuare con questo consiglio o meno” cosa che purtroppo gli viene negata, nonostante sia quasi il 50% a richiederla (quando ne basta il 25%), violando così lo Statuto.

“Siamo stati costretti ad intraprendere vie legali, ma questo non servirà perché i tempi di attesa sono lunghi e questo consentirà all’attuale consiglio di finire il proprio mandato”.

Andrea e le altre persone ritengono che in questo Consiglio, oltre a chi si occupa di gestire bene la carica (purtroppo si ritrovano dentro a questa situazione), ci siano persone inattive da sempre o comunque da molto e persone incompetenti.

Andrea e altri suoi colleghi hanno voluto dare un messaggio forte, nonostante si siano qualificati tra i primi 7/8 nelle competizioni Nazionali (tra cui chi si è classificato primo, Lorenzo Diana), hanno ritirato i loro 4 cani perché il Consiglio ha acconsentito a fare una gara a Settembre, sempre però collocandola nella stessa Stagione, con la coincidenza che ci sono persone vicine al Consiglio fuori da questa classifica.

Non c’è un divieto nel regolamento che lo impedisca, ma non era mai successo prima e questo anno ci sono state gare a oltranza che hanno dato occasione a tutti di classificarsi.

“Bisogna anche considerare l’ambito in cui il cane fa le gare, in questa Stagione infatti le competizioni si susseguono, mentre invece ad andare a Settembre ci saranno 3 mesi in cui il cane non farà gare ma sarà solamente preparato”.

So già che non sarei arrivato primo col mio cane, sulla carta ci sono binomi più preparati, ma dare un messaggio così forte è necessario in quanto non si può fare altro. Saranno sì Campioni Italiani, ma su quanti partecipanti?”.

Forse bisognerebbe imparare solo a divertirsi e a lavorare col proprio cane, proprio come loro fanno con noi.

 

“I segnali calmanti: leggere il proprio cane per evitargli stress inutili”

I segnali calmanti servono ai cani per prevenire ed evitare i conflitti. Per questo mentre sgridate il vostro cane, sembra che “si senta in colpa”, ma bisogna andare al di là della chiave umana: sta facendo di tutto per placarvi e per evitare il peggioramento della situazione. Questo è evidente nei video con cani che subiscono ramanzine, non stanno chiedendo scusa, stanno “calmando” una situazione spiacevole o la paura stessa. Spesso in questi segnali lo sguardo viene rivolto altrove, il contatto visivo per i cani  generalmente può rappresentare una “sfida” ed è proprio ciò che loro vogliono evitare.

Eccone quelli riconosciuti da Turid Rugaas (vi consiglio di leggere il suo libro)

  • GIRARE LA TESTA: a volte è quasi impercettibile, bas in altre invece vi è tutto il movimento per la quale la testa viene spostata da un lato o da un altro; ha valenza anche per noi essere umani, se un cane ci vede girare la testa percepisce lo stesso segnale che gli viene dato dai suoi simili;
  • GUARDARE DA UN’ALTRA PARTE: è un segnale simile a quello sopra, lo sguardo del cane si sposta per evitare di fissare;
  • SOCCHIUDERE GLI OCCHI: questo è un po’ più difficile da vedere e anche questo vale per noi esseri umani, i cani infatti sono abili nel cogliere la mimica facciale e gli occhi socchiusi rendono la nostra espressione più dolce;
  • DARE LE SPALLE O IL FIANCO: spesso viene utilizzato per calmare i cani giovani o situazioni di gioco che si fanno troppo irruente, vale anche per noi;
  • LECCARSI IL NASO: è una leccata repentina, non come quando sentono l’odore del cibo, frequente nelle interazioni tra cani, ma anche con esseri umani che non rispettano la fisicità del cane;
  • IMMOBILIZZARSI: spesso accade quando l’altro cane è più grosso e annusa dappertutto;
  • CAMMINARE LENTAMENTE O MOVIMENTI LENTI;
  • POSIZIONE DEL GIOCO: conosciuta anche come inchino, è un segnale di calma se c’è staticità, mentre invece è un invito al gioco se c’è movimento (saltella, scarta);
  • SEDERSI O METTERSI A TERRA: sono entrambi segnali che trasmettono calma, il secondo viene usata anche con cani timidi o timorosi da parte invece di cani sicuri di sé;
  • SBADIGLIO: diverso da quando ha sonno, lo usa in una situazione stressante, che lo impaurisce o lo preoccupa;
  • ANNUSARE: quando si approccia ad altri simili, è sottile la differenza ma spesso il naso non è del tutto per terra come quando annusa con intenzione, a volte lancia sguardi veloci verso l’altro;
  • CURVARE: un cane che sa approcciarsi bene ad un altro curverà per incontrarsi, invece che essere diretti e scortesi;
  • SCUOTERSI O GRATTARSI: al di là del bisogno fisico (togliersi l’acqua di dosso, fermare un prurito), viene usato in situazioni tese, stressanti o spiacevoli;
  • MOSTRARE LA PANCIA E LA GOLA: segno di chiara sottomissione in contesti sociali;
  • LO SPLIT: ovvero, il mettersi in mezzo a due cani o persone in una situazione tesa.

Questi sono i principali che posso descrivere con la scrittura (per esempio, il sorriso bisogna vederlo per capire), per gli altri dovrete essere voi spettatori e percepire anche le espressioni del cane che saranno chiare dopo varie esperienze (ad esempio la posizione delle orecchie ci indica molto sullo stato di un cane).