Il cane prepotente non vuole “solo giocare”

È difficile spiegare ad un proprietario che il suo migliore amico ha letteralmente preso il controllo di tutti i componenti del gruppo “famiglia”, a volte è esteso a tutti coloro che entrano in casa. Questo perché manca la cultura del cane come animale e perché non si ritiene che un essere meno evoluto (passatemelo), sia in grado di controllare noi o i nostri cari/amici. 

Solitamente questi cani esercitano il loro controllo in modo acustico (abbaio verso chi si vuole allontanare o chi si muove senza il permesso) e/o in modo fisico dallo schiacciare, al pizzicare fino a mordere. Spesso sono cani che non sono in grado di gestire la situazione e per questo sono molto stressati, quindi perché semplicemente non smettono? 

Perché il proprietario non gli fa capire in modo chiaro che non c’è bisogno che lui sia sempre sull’attenti, che controlli tutto e tutti, spesso perché “umanizzando” certi comportamenti si da il messaggio (magari ridendo) che quello che sta facendo il cane è corretto, incoraggiandolo.

Ci sono proprietari che non distinguono la voglia di contatto fisico con il controllo (bloccaggio) e pensano che il cane voglia, appunto, solo giocare, altri nemmeno possono muoversi in casa o invitare qualcuno ad entrare.

Altri hanno le braccia, le gambe ( o comunque punti del corpo a cui il cane arriva) rovinate dai denti o dalle unghie: “vuole le coccole/attenzioni, è geloso” e questo fa piacere, perché si crede che in questo modo dimostrino il loro affetto per noi, ma l’affetto non c’entra niente col controllo.

È facile pensare che questi cani abbiano proprietari remissivi, viziatori, obbligati ad eseguire ciò che sceglie, ma non sempre è così. 

Molte volte manca la comunicazione corretta sui comportamenti da tenere o meno, anche i cani con proprietari molto duri, o violenti, arrivano ad un punto che si sentono costretti a difendersi e a prendere il controllo della situazione per evitate di essere vessati.

CANI PREPOTENTI E BAMBINI

Ci sono esemplari meravigliosi riguardo la protezione (e può andare bene se motivata ed equilibrata), ma quando questa muta in controllo si rompono quegli equilibri per i quali il cane è parte integrante della famiglia. Basti pensare a quanti video mostrano la madre incinta e il padre che non può nemmeno avvicinarsi e questi cosa fanno? Ridono e fanno i complimenti al cane. Questo è il classico modo di rafforzare un comportamento che è pericoloso.

Come sempre consiglio di non lasciare MAI da soli cani e bambini e di non prendere con leggerezza i comportamenti di entrambi, se notate qualche comportamento inadeguato rivolgetevi ad un professionista.

In questi casi bisogna cambiare modo di vedere e di rapportarsi con il cane, si tratta di educazione e non di addestramento, neanche quello più “violento” funziona (in generale non funziona e basta).

Non pensiate (come ogni cosa) che queste situazioni si risolvano in poco tempo, abbiate pazienza e siate coerenti e mai e poi mai violenti.

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“No, l’amore non basta”

“A loro serve solo il nostro amore”, “Ai cani basta poco, un po’ di amore e sono felici così” quante volte avete letto o sentito queste frasi? Io troppe.

Non so per quale motivo, ma si tende ad enfatizzare fino al ridicolo un rapporto che è già da se stupendo. Un’interazione tra due specie simili ma diverse, un’integrazione tra un linguaggio semplice ma sottile ed uno articolato che agisce sulla maggior parte dei sensi del cane. Stupendo, ma evidentemente non basta a questa società che deve rendere più bello il bello, la semplicità non basta. 

Si inventano allora i modi più disparati per rendere il cane più simile al noi, perché al “cane Cane” non basta l’amore, né la torta di compleanno, né l’amore inteso come una valanga di coccole, carezze e vizi vari. Le valanghe soffocano.

Questi sono solo la cornice del rapporto col cane, che richiede, oltre all’amore, impegno, sacrificio e il mettersi in discussione. Un cane richiede alzatacce e notti insonni, visite mediche, educazione e addestramento hanno alla base molta pazienza e coerenza, anche quando la frustrazione sta per prendere il sopravvento. Richiede rispetto di un animale per quello che è, il che non vuol dire lasciargli fare tutto ciò che vuole, ma non pretendere da lui comportamenti che sono in realtà umani. Richiede il rispetto per la sua vita e per la sua morte, quando necessaria, seppur dolorosa.

Richiede il rispetto della personalità dell’individuo, ciò che ama o non ama fare, ciò per cui è geneticamente predisposto ae il modo migliore di interagire con lui, le sue difficoltà e i suoi limiti.

Forse l’Amore per un altro essere vivente è tutto questo, quello con la a maiuscola.

“Se il cane è aggressivo allora è dominante: addestramento minima spesa massima(?) resa”

Questa credenza ha dato il via a metodi “semplici e veloci” per “educare” (da notare le virgolette) il cane, senza però capire come gli stimoli influiscono sull’animale, peggiorando così la situazione.

La dominanza è una questione molto complessa, sia nel cane che nel lupo, la credenza popolare ha però portato a credere a capi/dittatori, autoritari, violenti, che prevalevano fisicamente sugli individui sottomessi. Che la gerarchia è a rischio se chi ne è al comando non continua a confermare, in ogni momento o nei modi sopra descritti, il suo status. E che la fisicità è l’unico modo per risolvere i problemi.

Metodi molto duri (e inutili, se non dannosi) sono usati indiscriminatamente su ogni cane che presenta problemi a relazionarsi con i suoi simili o con le persone, ignorando se questo mostri segni di aggressività per una eventuale timidezza, per il comportamento di certi individui, sia cani che umani. Molti metodi, basati sull’utilizzo errato del collare a scorrimento, sul collare elettrico, percosse, schienamenti e varie, vanno a peggiorare lo stato emotivo del cane che finirà per inibirsi, non per maturare una diversa (e corretta) percezione della realtà. Il problema è che quando finisce l’inibizione (e capita spesso), il cane esplode e spesso i danni non sono leggeri.

Premesso che l’aggressività è un tratto presente in ogni cane (serve quando bisogna proteggersi, guadagnare una risorsa) e che esiste un modo coretto di usarla, molti cani etichettati come aggressivi/dominanti, non sono altro che timidi o senza gli strumenti giusti per relazionarsi con i propri simili; oppure nel caso di persone, manca l’educazione o se c’è, è inadeguata alla personalità dell’individuo. Quindi ogni individuo può essere aggressivo, anche un probabile “sottomesso”.

La dominanza prevede un individuo sicuro di sé, non prepotente, né aggressivo se non necessario e se lo è, nelle giuste misure. Anche solo guardando un branco di lupi, è stato provato che sì, gli alpha mangiano prima, ma lasciano molte parti utili anche agli individui specializzati nella caccia, sanno infatti che la loro vita e quella del branco è salva solo grazie ad un equilibrio di risorse. L’aggressività intraspecifica è ridotta alla difesa delle risorse e dello status, ma è tutta ritualizzata per evitare di ferirsi, ed esiste se vengono ignorati da chiari segnali (nei lupi sono più chiari che nei cani) o se ne vengono prodotti altri che indicano l’insorgere di una sfida.

Un cane che invece è pericoloso, che è aggressivo con ogni individuo, senza tutta la sequenza comportamentale corretta e che reca gravi danni ad altri individui può avere atteggiamenti da simili al dominante come cercare di schienare o prevalere fisicamente, ma non per forza i tratti sono collegati.

I percorsi educativi non sono mai semplici e veloci, ma danno risultati migliori e duraturi perché appunto danno al cane gli strumenti adatti per affrontare varie situazioni, la scelta è solo vostra.