“Il pedigree è solo un pezzo di carta” e altre idiozie

Vorrei precisare che questo articolo non serve per fare polemica, ma per tutelare quelle persone che decidono di reperire le informazioni da gente decisamente non adatta a darne. Preferisco in generale parlare più del cane, siccome però sono le persone che sono responsabili di questo, devo spostare l’attenzione su una piaga più che sociale, Social.

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Pedigree inutili e allevatori schiavisti

Esistono, nei Social Network, i cosiddetti “gruppi” in cui dovrebbe avvenire uno scambio di informazioni utili a gestire la vita col cane. Voglio precisare che ci sono gruppi che danno informazioni utili, veritiere, si discute in modo civile e che rispetto perché divulgano la cosiddetta “cultura cinofila”, bannando chi usa certi termini offensivi, chi in qualche modo umilia a tratta male il cane, cercando di far capire che certi comportamenti non vanno bene, ma non tutti sono così.

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Si “discuteva” del pedigree e della sua non importanza. Come potete leggere negli screen, viene paragonato ad un pezzo di carta igienica e queste persone mi prendevano in giro spalleggiandosi l’un l’altra, con battutine, sarcasmo e qualsiasi cosa lontana da un briciolo di maturità. oh-hell-no-609cct

Ciò che ho scritto riguardava l’importanza del pedigree per prevenire alcune malattie a trasmissione esclusivamente genetica, l’importanza degli esami fatti e anche dei vari successi conseguiti in campo morfologico (in alcune razze, in altre invece non sempre è un punto a favore) e in campo sportivo/lavorativo.

Inoltre, ho scritto che tuttavia il pedigree non può garantire l’esclusione di alcune malattie (vedi la displasia), ma può solo certificare il lavoro dell’allevatore e il suo impegno nel selezionare cani sani. In poche parole non è detto che un cane con il pedigree non si ammali (sempre un cane è), ma che se un allevatore è competente e tiene alla salute della razza, è utile.

Ho anche aggiunto che non ha senso amare meno un cane senza pedigree e che l’affetto che proviamo per loro non deve dipendere da questo. Tutto inutile, purtroppo, perché questa gente è la prima che da soldi non tanto ad allevatori ma a cagnari.

Ce ne sono altri per i quali gli allevatori sono tutti, TUTTI,  delle persone spregevoli, che fanno quello che fanno solo per i soldi. Ce ne sono fatti così e anche tanti, che magari gli dicono che col pedigree il cane costa così, senza costa la metà e sempre magari, si vantano sui Social perché “a me il pedigree non interessa” (chi vuol capire…).

Ci sono però persone competenti, interessati alla salute della razza, che fanno accoppiare cani  in salute, dal buon carattere e dalle doti che caratterizzano la razza, per mantenerla appunto, che mantengono i contatti con chi ha comprato i propri soggetti, per capire in che direzione sta andando il loro lavoro ed è grazie a questi che oggi esistono cani in salute e prestanti.

Se compri i cani fai schifo, se li adotti sei santo

Non finirò mai di dire che il prezzo è per il lavoro che fa l’allevatore (non il cagnaro) e che adottare è importantissimo.

Bisogna capire però che adottare un cane che può aver subito traumi non è una passeggiata, questo non sarà riconoscente e ubbidiente solo perché è stato portato in casa. Capito questo, capito che non è che valga meno e quindi abbia meno bisogni, anche economici, l’adozione è davvero importante.

Il cane senza pedigree è comunque di razza

No, per il semplice fatto che non è certificato (c’è però un percorso da poter fare che consente il rilascio di un Certificato di Tipicità, che dopo la 4a generazione riconosciuta consente di ampliare il pedigree a ROI)è come dire che se io parlo italiano allora sono italiana, senza documenti non se ne fa nulla.

I gruppi su FB sono utili perché invece che il parere di uno si ascolta il parere di tutti

Sentire più pareri è utile (in cinofilia, come nel resto delle cose, non esistono verità uniche) se però vengono da persone competenti e spesso queste si sono fuori dai gruppi perché si sono davvero stancate (eufemismo) di essere attaccate in modo ingiusto e prepotente, di essere prese in giro da persone che “ragionano” con frasi fatte e idee, ormai radicati, impregnate di ignoranza.

Vorrei, giuro, lasciar perdere ma non riesco a tollerare questa ignoranza e soprattutto stupidità che continua a regalare soldi a chi fabbrica cani solo per soldi, senza tutelarne la salute, il carattere o le tendenze di razza.

 

 

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“Un bambino non può diventare responsabile verso un cane se non viene (correttamente) educato a farlo”

Una delle idee più romantiche del rapporto col cane è quella del “ragazzo (o bambino) e il suo cane”, legati da un rapporto fortissimo, di fiducia reciproca e sintonia. Pellicole famose come Lassie o Rin Tin Tin hanno contribuito all’espandersi di questa bellissima immagine, oppure, nei bambini più piccoli il cane diventa tutore, una vera e propria tata che arriva anche ad educarli (il S, Bernardo di Peter Pan).

E’ un’idea piuttosto diffusa perché sono tanti i video in cui il cane DEVE in ogni caso sopportare il bambino, qualunque cosa faccia e non importa i segnali che questo manda, per far capire che la situazione lo turba (ne ho visto uno in cui una bimba abbracciava un Rottweiler ringhiante, figuriamoci).

Partendo dal presupposto che CANI E BAMBINI NON VANNO MAI LASCIATI DA SOLI, devono essere gli adulti ad avere degli accorgimenti e comportamenti i quali educhino il bambino al rispetto del cane ed il cane a non temere i bambini.

  • Fino ai 3 anni il bambino non è in grado di imparare regole complesse per approcciarsi al cane, in questo caso la sorveglianza di un adulto è necessaria negli incontri. Questi sono molto importanti, in quanto i due capiscono di essere parte dello stesso gruppo famiglia e impareranno a non temersi e ad accettarsi con gradualità;
  • Bisogna insegnare al cane ad interagire in modo tranquillo e gentilebc3 con i bambini, in questo modo si evitano incidenti date dalla mole del cane, ma anche dall’esuberanza di questo. Per contro, bisogna che il cane abbia i primi incontri con bambini educati (tranquilli, nel limite del possibile poco rumorosi, delicati nelle carezze), in modo che non li tema o che solo la vista gli causi stress;
  • E’ necessario presentare il bambino in modo corretto, non imporlo, né nasconderlo prendendolo in braccio (questo è molto pericoloso perché viene stimolato ancor di più l’interesse del cane);
  • Per mia opinione personale (c’è chi lo tollera), un cane non dovrebbe ringhiare ad un bambino neanche se motivato a falro, si tratta di una manifestazione di aggressività inappropriata e il proprietario ha la responsabilità di far di tutto perché non si arrivi a tanto, se dovesse succedere bisogna far capire al cane che è un comportamento errato (non in modo violento);
  • Quando il bambino diventa grande abbastanza per capire le regole, è necessario dirgliele in modo corretto, senza causargli timore e che le rispetti SEMPRE:
    • Non va bene che il bambino salti sul cane, gli tiri le orecchie, lo morda o lo colpisca o gli causi in altro modo dolore: può darsi che non succeda 1000 volte niente, ma un giorno il cane potrebbe avere dolore, o anche una giornata no (capita anche a loro);                        bc4
    • Quando il cane dorme o mangia bisogna lasciarlo stare, fine. Il bambino non deve e non può mettere le mani nelle ciotole durante il pasto, disturbare o svegliare il cane all’improvviso;
    • Il bambino non deve né giocare con le mani né metterle in bocca al cane, questo deve capire che le persone non vanno neanche sfiorate con i denti;
    • Ci sono i giochi del cane, i giochi del bambino e i giochi del cane e del bambino, in questo caso entrambi vanno educati su quali giochi si possono usare insieme (a seconda dell’età) e su come giocare (per non farsi male e per evitare di eccitare o spaventare il cane);
    • Il bambino va educato ad incontrare il cane in modo corretto, senza essere troppo fisici, prepotenti o invadenti. Bisogna che questo si presenti in modo tranquillo, senza urlare o gesticolare troppo e per un tempo che il cane tolleri;
  • Se il cane si dimostra protettivo, senza ragione, nei confronti del bambino con qualcuno della famiglia o uno dei due partner, non bisogna ridere o incoraggiare questi comportamenti perché ci sono cani che pur di “portare via” il bambino, prendono con la bocca gli indumenti (se va bene) o le mani del bambino (e non solo);
  • Il bambino può tenere il cane al guinzaglio solo quando si è sicuri che entrambi non corrano nessun pericolo, tenendo conto della taglia, dell’età (del cane e del bambino) e dell’ambiente.

E’ provato che prendersi cura di un cane renda più responsabili ed empatici i bambini, appunto per questo è necessario che si verifichi l’accettazione dei bisogni (diversi), di capirne il linguaggio e che sopratutto, che non ci si sta rapportando con un peluche, né con una macchina.

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Ecco perché ci sono poche strutture che accettano i cani 

Non c’è niente di peggio dell’abbandono per il cane, dicono. Di lasciarlo in mezzo alla strada, semza cibo nè acqua o in canile, è da vigliacchi. Una persona magari ha un attimo di esitazione, la coscienza si farà sentire almeno per un attimo (spero). C’è però chi in vacanza ci va tranquillo col cane… In stanza. 

C’è gente che lascia il cane da solo in camera per ore ed ore, andando in giro per i fatti propri. Però il cane va in ferie eh! Che proprietari responsabili e amorevoli.

Purtroppo, sono venuta a sapere, è una pratica assai diffusa, per questo si legge nei regolamenti degli hotel “vietato lasciare il cane incustodito in stanza”. 

I danni sono inevitabili, a meno di non avere un cane santo o un kennel resistente e un cane santo.

A questo punto le strutture con regole che mi sembravano insensate, esagerate ed incredibili hanno più che ragione.

Per colpa dell’ipocrisia, dell’ignoranza e della strafottenza di certi individui ci rimettono anche persone che vanno in vacanza CON e PER il cane. Vergognosi.

Questo accade in spiaggia, nel supermercato (in cui non è sorvegliato perché siamo impegnati a care la spesa) nel campeggio, case-vacanza ecc… È facile immaginare i danni che può fare un cane non stimolato, solo, in un ambiente che non conosce e non sorvegliato (magari pure senza l’assicurazione).

Non so voi ma con i miei cani ci siamo divertiti come matti (scriverò un articolo a proposito).

“Alle bestie che adottano gli animali”

Questo povero cane è solo la punta dell’iceberg di ciò che alcune persone fanno subire ai propri animali, ce ne sono 80.000 come lui (e non solo cani).

È morto sotto il sole, di sete, di fame o di caldo, non importa perché non lo sapremo mai. 

È morto da solo, tirando chissà quante volte quella corda, abbaiando a più non posso. 

È morto perché chi ne aveva la responsabilità, chi lo ha portato a casa propria, ha deciso che ormai ne aveva abbastanza. 

Che le vacanze sono più importanti del prenderesi cura di un essere che non ha deciso di entrare in casa loro o del proprietario. 

Che non ha senso chiamare 21 regioni per trovare un hotel e una spiaggia dove il cane possa stare bene, è solo un cane.

Magari era difficile portarlo fuori, magari tirava e lasciarlo morire solo è sembrata l’unica soluzione definitiva.

Con un cane serve troppa pazienza, vanno fatti troppi sacrifici, spesi tanti soldi e tempo e in cosa? Un animale.

Quell’animale però è stato adottato, portato in casa e tenuto per un po’ e poi buttato. Una cicca: la mastichi e quando non ha più sapure la sputi. Quell’animale avrà visto il suo assasino come punto di riferimento.

Mi piange il cuore al pensiero della solitudine, dell’ansia e della tristezza di un essere che prova molte delle emozioni che proviamo anche noi. Chissà quanto avrà atteso senza capire, chissà se ad un certo punto ha capito che sarebbe morto lì. Lo chiamano abbandono, io lo chiamo omicidio.

Le bestie non dovrebbero poter adottare animali.