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“Il pedigree è solo un pezzo di carta” e altre idiozie

Vorrei precisare che questo articolo non serve per fare polemica, ma per tutelare quelle persone che decidono di reperire le informazioni da gente decisamente non adatta a darne. Preferisco in generale parlare più del cane, siccome però sono le persone che sono responsabili di questo, devo spostare l’attenzione su una piaga più che sociale, Social.

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Pedigree inutili e allevatori schiavisti

Esistono, nei Social Network, i cosiddetti “gruppi” in cui dovrebbe avvenire uno scambio di informazioni utili a gestire la vita col cane. Voglio precisare che ci sono gruppi che danno informazioni utili, veritiere, si discute in modo civile e che rispetto perché divulgano la cosiddetta “cultura cinofila”, bannando chi usa certi termini offensivi, chi in qualche modo umilia a tratta male il cane, cercando di far capire che certi comportamenti non vanno bene, ma non tutti sono così.

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Si “discuteva” del pedigree e della sua non importanza. Come potete leggere negli screen, viene paragonato ad un pezzo di carta igienica e queste persone mi prendevano in giro spalleggiandosi l’un l’altra, con battutine, sarcasmo e qualsiasi cosa lontana da un briciolo di maturità. oh-hell-no-609cct

Ciò che ho scritto riguardava l’importanza del pedigree per prevenire alcune malattie a trasmissione esclusivamente genetica, l’importanza degli esami fatti e anche dei vari successi conseguiti in campo morfologico (in alcune razze, in altre invece non sempre è un punto a favore) e in campo sportivo/lavorativo.

Inoltre, ho scritto che tuttavia il pedigree non può garantire l’esclusione di alcune malattie (vedi la displasia), ma può solo certificare il lavoro dell’allevatore e il suo impegno nel selezionare cani sani. In poche parole non è detto che un cane con il pedigree non si ammali (sempre un cane è), ma che se un allevatore è competente e tiene alla salute della razza, è utile.

Ho anche aggiunto che non ha senso amare meno un cane senza pedigree e che l’affetto che proviamo per loro non deve dipendere da questo. Tutto inutile, purtroppo, perché questa gente è la prima che da soldi non tanto ad allevatori ma a cagnari.

Ce ne sono altri per i quali gli allevatori sono tutti, TUTTI,  delle persone spregevoli, che fanno quello che fanno solo per i soldi. Ce ne sono fatti così e anche tanti, che magari gli dicono che col pedigree il cane costa così, senza costa la metà e sempre magari, si vantano sui Social perché “a me il pedigree non interessa” (chi vuol capire…).

Ci sono però persone competenti, interessati alla salute della razza, che fanno accoppiare cani  in salute, dal buon carattere e dalle doti che caratterizzano la razza, per mantenerla appunto, che mantengono i contatti con chi ha comprato i propri soggetti, per capire in che direzione sta andando il loro lavoro ed è grazie a questi che oggi esistono cani in salute e prestanti.

Se compri i cani fai schifo, se li adotti sei santo

Non finirò mai di dire che il prezzo è per il lavoro che fa l’allevatore (non il cagnaro) e che adottare è importantissimo.

Bisogna capire però che adottare un cane che può aver subito traumi non è una passeggiata, questo non sarà riconoscente e ubbidiente solo perché è stato portato in casa. Capito questo, capito che non è che valga meno e quindi abbia meno bisogni, anche economici, l’adozione è davvero importante.

Il cane senza pedigree è comunque di razza

No, per il semplice fatto che non è certificato (c’è però un percorso da poter fare che consente il rilascio di un Certificato di Tipicità, che dopo la 4a generazione riconosciuta consente di ampliare il pedigree a ROI)è come dire che se io parlo italiano allora sono italiana, senza documenti non se ne fa nulla.

I gruppi su FB sono utili perché invece che il parere di uno si ascolta il parere di tutti

Sentire più pareri è utile (in cinofilia, come nel resto delle cose, non esistono verità uniche) se però vengono da persone competenti e spesso queste si sono fuori dai gruppi perché si sono davvero stancate (eufemismo) di essere attaccate in modo ingiusto e prepotente, di essere prese in giro da persone che “ragionano” con frasi fatte e idee, ormai radicati, impregnate di ignoranza.

Vorrei, giuro, lasciar perdere ma non riesco a tollerare questa ignoranza e soprattutto stupidità che continua a regalare soldi a chi fabbrica cani solo per soldi, senza tutelarne la salute, il carattere o le tendenze di razza.

 

 

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“Un bambino non può diventare responsabile verso un cane se non viene (correttamente) educato a farlo”

Una delle idee più romantiche del rapporto col cane è quella del “ragazzo (o bambino) e il suo cane”, legati da un rapporto fortissimo, di fiducia reciproca e sintonia. Pellicole famose come Lassie o Rin Tin Tin hanno contribuito all’espandersi di questa bellissima immagine, oppure, nei bambini più piccoli il cane diventa tutore, una vera e propria tata che arriva anche ad educarli (il S, Bernardo di Peter Pan).

E’ un’idea piuttosto diffusa perché sono tanti i video in cui il cane DEVE in ogni caso sopportare il bambino, qualunque cosa faccia e non importa i segnali che questo manda, per far capire che la situazione lo turba (ne ho visto uno in cui una bimba abbracciava un Rottweiler ringhiante, figuriamoci).

Partendo dal presupposto che CANI E BAMBINI NON VANNO MAI LASCIATI DA SOLI, devono essere gli adulti ad avere degli accorgimenti e comportamenti i quali educhino il bambino al rispetto del cane ed il cane a non temere i bambini.

  • Fino ai 3 anni il bambino non è in grado di imparare regole complesse per approcciarsi al cane, in questo caso la sorveglianza di un adulto è necessaria negli incontri. Questi sono molto importanti, in quanto i due capiscono di essere parte dello stesso gruppo famiglia e impareranno a non temersi e ad accettarsi con gradualità;
  • Bisogna insegnare al cane ad interagire in modo tranquillo e gentilebc3 con i bambini, in questo modo si evitano incidenti date dalla mole del cane, ma anche dall’esuberanza di questo. Per contro, bisogna che il cane abbia i primi incontri con bambini educati (tranquilli, nel limite del possibile poco rumorosi, delicati nelle carezze), in modo che non li tema o che solo la vista gli causi stress;
  • E’ necessario presentare il bambino in modo corretto, non imporlo, né nasconderlo prendendolo in braccio (questo è molto pericoloso perché viene stimolato ancor di più l’interesse del cane);
  • Per mia opinione personale (c’è chi lo tollera), un cane non dovrebbe ringhiare ad un bambino neanche se motivato a falro, si tratta di una manifestazione di aggressività inappropriata e il proprietario ha la responsabilità di far di tutto perché non si arrivi a tanto, se dovesse succedere bisogna far capire al cane che è un comportamento errato (non in modo violento);
  • Quando il bambino diventa grande abbastanza per capire le regole, è necessario dirgliele in modo corretto, senza causargli timore e che le rispetti SEMPRE:
    • Non va bene che il bambino salti sul cane, gli tiri le orecchie, lo morda o lo colpisca o gli causi in altro modo dolore: può darsi che non succeda 1000 volte niente, ma un giorno il cane potrebbe avere dolore, o anche una giornata no (capita anche a loro);                        bc4
    • Quando il cane dorme o mangia bisogna lasciarlo stare, fine. Il bambino non deve e non può mettere le mani nelle ciotole durante il pasto, disturbare o svegliare il cane all’improvviso;
    • Il bambino non deve né giocare con le mani né metterle in bocca al cane, questo deve capire che le persone non vanno neanche sfiorate con i denti;
    • Ci sono i giochi del cane, i giochi del bambino e i giochi del cane e del bambino, in questo caso entrambi vanno educati su quali giochi si possono usare insieme (a seconda dell’età) e su come giocare (per non farsi male e per evitare di eccitare o spaventare il cane);
    • Il bambino va educato ad incontrare il cane in modo corretto, senza essere troppo fisici, prepotenti o invadenti. Bisogna che questo si presenti in modo tranquillo, senza urlare o gesticolare troppo e per un tempo che il cane tolleri;
  • Se il cane si dimostra protettivo, senza ragione, nei confronti del bambino con qualcuno della famiglia o uno dei due partner, non bisogna ridere o incoraggiare questi comportamenti perché ci sono cani che pur di “portare via” il bambino, prendono con la bocca gli indumenti (se va bene) o le mani del bambino (e non solo);
  • Il bambino può tenere il cane al guinzaglio solo quando si è sicuri che entrambi non corrano nessun pericolo, tenendo conto della taglia, dell’età (del cane e del bambino) e dell’ambiente.

E’ provato che prendersi cura di un cane renda più responsabili ed empatici i bambini, appunto per questo è necessario che si verifichi l’accettazione dei bisogni (diversi), di capirne il linguaggio e che sopratutto, che non ci si sta rapportando con un peluche, né con una macchina.

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Ecco perché ci sono poche strutture che accettano i cani 

Non c’è niente di peggio dell’abbandono per il cane, dicono. Di lasciarlo in mezzo alla strada, semza cibo nè acqua o in canile, è da vigliacchi. Una persona magari ha un attimo di esitazione, la coscienza si farà sentire almeno per un attimo (spero). C’è però chi in vacanza ci va tranquillo col cane… In stanza. 

C’è gente che lascia il cane da solo in camera per ore ed ore, andando in giro per i fatti propri. Però il cane va in ferie eh! Che proprietari responsabili e amorevoli.

Purtroppo, sono venuta a sapere, è una pratica assai diffusa, per questo si legge nei regolamenti degli hotel “vietato lasciare il cane incustodito in stanza”. 

I danni sono inevitabili, a meno di non avere un cane santo o un kennel resistente e un cane santo.

A questo punto le strutture con regole che mi sembravano insensate, esagerate ed incredibili hanno più che ragione.

Per colpa dell’ipocrisia, dell’ignoranza e della strafottenza di certi individui ci rimettono anche persone che vanno in vacanza CON e PER il cane. Vergognosi.

Questo accade in spiaggia, nel supermercato (in cui non è sorvegliato perché siamo impegnati a care la spesa) nel campeggio, case-vacanza ecc… È facile immaginare i danni che può fare un cane non stimolato, solo, in un ambiente che non conosce e non sorvegliato (magari pure senza l’assicurazione).

Non so voi ma con i miei cani ci siamo divertiti come matti (scriverò un articolo a proposito).

“Alle bestie che adottano gli animali”

Questo povero cane è solo la punta dell’iceberg di ciò che alcune persone fanno subire ai propri animali, ce ne sono 80.000 come lui (e non solo cani).

È morto sotto il sole, di sete, di fame o di caldo, non importa perché non lo sapremo mai. 

È morto da solo, tirando chissà quante volte quella corda, abbaiando a più non posso. 

È morto perché chi ne aveva la responsabilità, chi lo ha portato a casa propria, ha deciso che ormai ne aveva abbastanza. 

Che le vacanze sono più importanti del prenderesi cura di un essere che non ha deciso di entrare in casa loro o del proprietario. 

Che non ha senso chiamare 21 regioni per trovare un hotel e una spiaggia dove il cane possa stare bene, è solo un cane.

Magari era difficile portarlo fuori, magari tirava e lasciarlo morire solo è sembrata l’unica soluzione definitiva.

Con un cane serve troppa pazienza, vanno fatti troppi sacrifici, spesi tanti soldi e tempo e in cosa? Un animale.

Quell’animale però è stato adottato, portato in casa e tenuto per un po’ e poi buttato. Una cicca: la mastichi e quando non ha più sapure la sputi. Quell’animale avrà visto il suo assasino come punto di riferimento.

Mi piange il cuore al pensiero della solitudine, dell’ansia e della tristezza di un essere che prova molte delle emozioni che proviamo anche noi. Chissà quanto avrà atteso senza capire, chissà se ad un certo punto ha capito che sarebbe morto lì. Lo chiamano abbandono, io lo chiamo omicidio.

Le bestie non dovrebbero poter adottare animali.

Il cane prepotente non vuole “solo giocare”

È difficile spiegare ad un proprietario che il suo migliore amico ha letteralmente preso il controllo di tutti i componenti del gruppo “famiglia”, a volte è esteso a tutti coloro che entrano in casa. Questo perché manca la cultura del cane come animale e perché non si ritiene che un essere meno evoluto (passatemelo), sia in grado di controllare noi o i nostri cari/amici. 

Solitamente questi cani esercitano il loro controllo in modo acustico (abbaio verso chi si vuole allontanare o chi si muove senza il permesso) e/o in modo fisico dallo schiacciare, al pizzicare fino a mordere. Spesso sono cani che non sono in grado di gestire la situazione e per questo sono molto stressati, quindi perché semplicemente non smettono? 

Perché il proprietario non gli fa capire in modo chiaro che non c’è bisogno che lui sia sempre sull’attenti, che controlli tutto e tutti, spesso perché “umanizzando” certi comportamenti si da il messaggio (magari ridendo) che quello che sta facendo il cane è corretto, incoraggiandolo.

Ci sono proprietari che non distinguono la voglia di contatto fisico con il controllo (bloccaggio) e pensano che il cane voglia, appunto, solo giocare, altri nemmeno possono muoversi in casa o invitare qualcuno ad entrare.

Altri hanno le braccia, le gambe ( o comunque punti del corpo a cui il cane arriva) rovinate dai denti o dalle unghie: “vuole le coccole/attenzioni, è geloso” e questo fa piacere, perché si crede che in questo modo dimostrino il loro affetto per noi, ma l’affetto non c’entra niente col controllo.

È facile pensare che questi cani abbiano proprietari remissivi, viziatori, obbligati ad eseguire ciò che sceglie, ma non sempre è così. 

Molte volte manca la comunicazione corretta sui comportamenti da tenere o meno, anche i cani con proprietari molto duri, o violenti, arrivano ad un punto che si sentono costretti a difendersi e a prendere il controllo della situazione per evitate di essere vessati.

CANI PREPOTENTI E BAMBINI

Ci sono esemplari meravigliosi riguardo la protezione (e può andare bene se motivata ed equilibrata), ma quando questa muta in controllo si rompono quegli equilibri per i quali il cane è parte integrante della famiglia. Basti pensare a quanti video mostrano la madre incinta e il padre che non può nemmeno avvicinarsi e questi cosa fanno? Ridono e fanno i complimenti al cane. Questo è il classico modo di rafforzare un comportamento che è pericoloso.

Come sempre consiglio di non lasciare MAI da soli cani e bambini e di non prendere con leggerezza i comportamenti di entrambi, se notate qualche comportamento inadeguato rivolgetevi ad un professionista.

In questi casi bisogna cambiare modo di vedere e di rapportarsi con il cane, si tratta di educazione e non di addestramento, neanche quello più “violento” funziona (in generale non funziona e basta).

Non pensiate (come ogni cosa) che queste situazioni si risolvano in poco tempo, abbiate pazienza e siate coerenti e mai e poi mai violenti.

“No, l’amore non basta”

“A loro serve solo il nostro amore”, “Ai cani basta poco, un po’ di amore e sono felici così” quante volte avete letto o sentito queste frasi? Io troppe.

Non so per quale motivo, ma si tende ad enfatizzare fino al ridicolo un rapporto che è già da se stupendo. Un’interazione tra due specie simili ma diverse, un’integrazione tra un linguaggio semplice ma sottile ed uno articolato che agisce sulla maggior parte dei sensi del cane. Stupendo, ma evidentemente non basta a questa società che deve rendere più bello il bello, la semplicità non basta. 

Si inventano allora i modi più disparati per rendere il cane più simile al noi, perché al “cane Cane” non basta l’amore, né la torta di compleanno, né l’amore inteso come una valanga di coccole, carezze e vizi vari. Le valanghe soffocano.

Questi sono solo la cornice del rapporto col cane, che richiede, oltre all’amore, impegno, sacrificio e il mettersi in discussione. Un cane richiede alzatacce e notti insonni, visite mediche, educazione e addestramento hanno alla base molta pazienza e coerenza, anche quando la frustrazione sta per prendere il sopravvento. Richiede rispetto di un animale per quello che è, il che non vuol dire lasciargli fare tutto ciò che vuole, ma non pretendere da lui comportamenti che sono in realtà umani. Richiede il rispetto per la sua vita e per la sua morte, quando necessaria, seppur dolorosa.

Richiede il rispetto della personalità dell’individuo, ciò che ama o non ama fare, ciò per cui è geneticamente predisposto ae il modo migliore di interagire con lui, le sue difficoltà e i suoi limiti.

Forse l’Amore per un altro essere vivente è tutto questo, quello con la a maiuscola.

“Se il cane è aggressivo allora è dominante: addestramento minima spesa massima(?) resa”

Questa credenza ha dato il via a metodi “semplici e veloci” per “educare” (da notare le virgolette) il cane, senza però capire come gli stimoli influiscono sull’animale, peggiorando così la situazione.

La dominanza è una questione molto complessa, sia nel cane che nel lupo, la credenza popolare ha però portato a credere a capi/dittatori, autoritari, violenti, che prevalevano fisicamente sugli individui sottomessi. Che la gerarchia è a rischio se chi ne è al comando non continua a confermare, in ogni momento o nei modi sopra descritti, il suo status. E che la fisicità è l’unico modo per risolvere i problemi.

Metodi molto duri (e inutili, se non dannosi) sono usati indiscriminatamente su ogni cane che presenta problemi a relazionarsi con i suoi simili o con le persone, ignorando se questo mostri segni di aggressività per una eventuale timidezza, per il comportamento di certi individui, sia cani che umani. Molti metodi, basati sull’utilizzo errato del collare a scorrimento, sul collare elettrico, percosse, schienamenti e varie, vanno a peggiorare lo stato emotivo del cane che finirà per inibirsi, non per maturare una diversa (e corretta) percezione della realtà. Il problema è che quando finisce l’inibizione (e capita spesso), il cane esplode e spesso i danni non sono leggeri.

Premesso che l’aggressività è un tratto presente in ogni cane (serve quando bisogna proteggersi, guadagnare una risorsa) e che esiste un modo coretto di usarla, molti cani etichettati come aggressivi/dominanti, non sono altro che timidi o senza gli strumenti giusti per relazionarsi con i propri simili; oppure nel caso di persone, manca l’educazione o se c’è, è inadeguata alla personalità dell’individuo. Quindi ogni individuo può essere aggressivo, anche un probabile “sottomesso”.

La dominanza prevede un individuo sicuro di sé, non prepotente, né aggressivo se non necessario e se lo è, nelle giuste misure. Anche solo guardando un branco di lupi, è stato provato che sì, gli alpha mangiano prima, ma lasciano molte parti utili anche agli individui specializzati nella caccia, sanno infatti che la loro vita e quella del branco è salva solo grazie ad un equilibrio di risorse. L’aggressività intraspecifica è ridotta alla difesa delle risorse e dello status, ma è tutta ritualizzata per evitare di ferirsi, ed esiste se vengono ignorati da chiari segnali (nei lupi sono più chiari che nei cani) o se ne vengono prodotti altri che indicano l’insorgere di una sfida.

Un cane che invece è pericoloso, che è aggressivo con ogni individuo, senza tutta la sequenza comportamentale corretta e che reca gravi danni ad altri individui può avere atteggiamenti da simili al dominante come cercare di schienare o prevalere fisicamente, ma non per forza i tratti sono collegati.

I percorsi educativi non sono mai semplici e veloci, ma danno risultati migliori e duraturi perché appunto danno al cane gli strumenti adatti per affrontare varie situazioni, la scelta è solo vostra.

 

“Le conseguenze dei proprietari maleducati”

Per molti di noi anche solo pensare di non aver un cane è impossibile: con loro ci divertiamo, occupano un ruolo importante nella nostra vita e famiglia, li vediamo per gli animali stupendi che sono e non ci capacitiamo di come invece a certe persone il cane non piace proprio.

Personalmente ho una parte della famiglia che adora i cani (mamma) e invece un’altra che ha imparato a tollerarli (papà) e capisco il loro punto di vista. Ad alcuni fa schifo il pelo, ad altri il fatto che non siano igienici nonostante vivano in casa e vengano lavati quando necessario, ma se siamo oggettivi il cane non è igienico: cammina “scalzo”, si corica per terra, scava, lecca, perde pelo, attira parassiti, trattiene lo sporco ecc… (in sintesi, è un animale).

A noi queste cose non fanno né caldo né freddo, magari ci da fastidio che il cane si rotoli nel fango (o peggio), che lecchi o mangi qualche schifezza (è nato come spazzino, o meglio, carnivoro opportunista), oppure che gli rimangano un po’ di bisogni nel pelo lungo, ma alla lunga ci “facciamo il callo”. Per certe persone non è così.

C’è chi è stato traumatizzato da piccolo o meno, per un morso o perché è stato assalito; c’è invece chi è stato condizionato dalla cultura come in alcuni Paesi, in cui i cani sono ancora spazzini, in altri ancora mangiano carcasse (anche umane) e fino a non molto tempo fa, averne uno da compagnia (in casa) era un lusso; c’è chi, per una questione igienica, non riesce ad accettarli; o ancora, a causa appunto di proprietari maleducati, ha dovuto vivere esperienze davvero stressanti.

Cosa possiamo fare noi se non rispettarle?

E invece no! Leggo nei gruppi di vicende (che spero siano inventate per avere qualche like) in cui il cane non è stato “proposto”, ma “imposto” a persone che non ne gradiscono la presenza e queste, guarda un po’, si sono pure arrabbiate (ma dai!). Per farvi un esempio di città, a Parma c’è un parco gradissimo, varie aree cani e la campagna a pochi chilometri da casa. Provate voi a camminare su un marciapiede vicino al centro a testa alta, se vi va bene sentirete solo l’odore pungente (poi in questa stagione) della pipì. zoomE molti si scandalizzano se è richiesta una bottiglietta d’acqua quando ad alcuni cani basta far fare un giro prima per eliminare “il più” e ad altri si riesce ad insegnare quando non si può (con un no), chiaro, non con un cucciolo, troppo impegno eh?

Nella mia via più o meno tutti possediamo un cane e il prato/parchetto di fronte a casa mia è piuttosto “trafficato” perché porta ad una stradina di campagna tranquilla dove è possibile lasciare i nostri amici liberi, ma quanti di noi raccolgono i bisogni? Owner Clearing Dog Mess With Pooper ScooperCredo che siamo rimasti in 4/5, perché è davvero fastidioso pestare quella degli altri per raccogliere la nostra. Alcuni lasciano il cane sciolto, perché possa espellere a distanza (parliamo di un parchetto dove giocano i bambini), altri prima di raccoglierla si guardano in giro e se non vedono nessuno passano avanti, altri hanno il flexi e si capisce dalla trincea di bisogni che spuntano alla stessa distanza da marciapiede.

Altri a cui è stato chiesto di aspettare ad entrare in un ascensore, perché all’interno vi era una persona timorosa nei confronti del cane e ho letto che invece questo è entrato e la persona è uscita velocemente per la paura (alcuni hanno anche difeso la vittima, purtroppo davvero la minoranza).

O in spiaggia: in questi giorni gira il post “perché se il mio cane è in regola non può entrare e un vù cumprà (con vari annessi razzisti) invece può?”, ve lo dico io il perché.  Perché ci sono proprietari che, a parte non pulire, hanno cani pericolosi, dal prepotente all’aggressivo, da quello che insegue i bambini, che salta come un cavallo scorticando gambe e braccia varie (provatelo appena uscite dall’acqua per coglierne l’ebrezza) ma se ne fregano altamente, li lasciano liberi, senza museruola (anche dove è obbligatoria), senza controllo (dormono, conversano senza buttare un occhio, lo lasciano ad altri, anche a bambini) e non sempre sono taglie grosse, ma un morso è sempre un morso.

E’ questo il modo di far conoscere il cane? Prima di tutto è necessario capire che ciò che fa il cane è totalmente nostra responsabilità e che dobbiamo prendercene cura anche considerando l’ambiente in cui lo andiamo ad inserire, senza mai dimenticarci di tutelare l’igiene pubblica. Sicuramente chi impone la presenza del cane, chi non si prende la responsabilità della pulizia, non fa altro che peggiorare la situazione. Voglio sottolineare la diversità tra chi non ama il cane e chi lo maltratta.

“Riconoscere un buon allevatore”

Purtoppo non tutti gli allevatori mirano al benessere dei propri cani, ci sono persone infatti che non guardano ad altro che al guadagno, ma come fare per distinguerli?

  • L’allevatore competente avrà i genitori dei cuccioli testati per le malattie della razza, sul pedigree saranno indicate (se presenti o meno) fino alla 3a generazione. La mancanza di certificazioni è un campanello dell’allarme;
  • Ci sono “cagnari” che cambiano il prezzo a seconda del rilascio (es.1200€) o meno (es.600€) del pedigree: pensate di risparmiare ora, ma più avanti le cure per il cane saranno costose. Se infatti un allevatore ha cani in salute, perché non dovrebbe dimostrarlo?;
  • Un buon allevatore tenderà ad allevare poche razze;
  • Un buon allevamento fa poche cucciolate, in modo da seguire per bene la madre e i piccolini; con molto personale competente però le cucciolate possono essere maggiori;
  • Le madri, a meno che non facciano davvero pochi cuccioli (1 o 2) , affronteranno una sola gravidanza annua: questo permetterà alla femmina di riprendersi;
  • Il carattere dei cani è influenzato dalla genetica: chiedete al proprietario di vedere i genitori, l’unico rifiuto giustificato è l’impossibilità di vedere il padre perché troppo distante, ma con la mamma non ci sono scuse che reggano;
  • Anche l’esperienza forgia il carattere del cucciolo: se sono presenti adulti dell’allevamento questi educheranno il piccolo su come comportarsi correttamente;
  • Guardate dove cresceranno i cuccioli o dove sono già le eventuali cucciolate, l’ambiente deve essere pulito, senza odori forti e ben illuminato: la pulizia è importante per la salute dei piccoli;
  • Il cucciolo ha bisogno di un minimo di 60 giorni con la madre e i fratellini, un allevatore competente non ve li cederà prima;
  • Tenendo ai propri cuccioli, l’allevatore vi sommergerá di domande a tutela di questi e sarà disponibile anche quando il piccolo sarà a casa del cliente.

Che sia da lavoro o da bellezza, è necessario conoscere bene le tendenze di razza e rispettarle, senza affidarsi a luoghi comuni. Non bisogna aspettarsi di portare a casa un soprammobile, ma un essere vivente con la propria personalità e i propri bisogni.

“Tutto l’addestramento del mondo non può sostituire l’educazione alla comunicazione quotidiana”

Per come la vedo io, l’addestramento è una parte integrante dell’educazione e pur non essendo necessario, è un’aggiunta al rapporto del binomio (si parla di addestramento competente) infatti la collaborazione e l’affiatamento che si creano durante queste sessioni sono importanti componenti del legame uomo-cane. C’è infatti comunicazione: ciò che vogliamo dal cane, ciò che non vogliamo… e ciò che comunica lui?

E’ sbagliato pensare che l’educazione del cane passi dall’addestramento: ho visto cani che basta un “SIT” e si sentono le ossa picchiare per terra, un richiamo al piede con stupendi “STOP” in scivolata, ma ad un richiamo normale, fuori dal campo, dalla sessione di allenamento, neanche si giravano. Oppure in campo ignorare tutto e tutti, occhi solo per il proprietario e fuori esattamente il contrario. Non parlo di cani giovani, esuberanti ed ancora immaturi.

Ecco qual è il problema, ovvero interagire in modo corretto solo nella sessione di allenamento e poi? Poi niente. Una coccola distratta, a spasso può conoscere chiunque e se si comporta male, al massimo lo si strattona, si porta via o si tiene per il collare… se lo riesci a prendere. Anche perché di norma ci si preoccupa più di avere un cane ubbidiente che un cane educato a comunicare con noi.

In campo sappiamo esattamente cosa chiediamo e facciamo di tutto perché il cane lo capisca, incluso capire cosa ci sta comunicando a sua volta, non sarebbe utile farlo anche fuori?

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“Cosa stai facendo?” mi ero fermata facendo finta di agganciarmi le scarpe, senza dargli il segnale di stop.

I cani comunicano con noi in modi sottili, ma se non sappiamo interpretare in modo corretto ciò che ci dicono, useranno segnali sempre più forti, oppure smetteranno di comunicare con noi,  neanche noi continueremmo a parlare con un muro.

 

Per tutelare noi e loro stessi, emettono segnali di stress, di avvertimento oppure al guinzaglio intrecciano la nostra traiettoria, ci guardano, ci toccano col muso (le mani, le gambe), interagiscono col guinzaglio quando viene visto come “impedimento”, oppure saltano addosso. Molti proprietari confondono questi comportamenti con la “dominanza”, ma bisogna vedere molti aspetti della personalità del cane: ci sta proteggendo o sta chiedendo protezione? E’ solo indisciplinato o non ha mai avuto i mezzi per approcciarsi agli stimoli esterni in modo sereno?

Un esempio è stato Zar, un incrocio tra un segugio e un Pastore Australiano di 1 anno e mezzo, castrato. La proprietaria aveva problemi col cane al guinzaglio, era aggressivo con gli altri sia maschi che femmine. Successivamente ho appreso che su di lui è stata fatta una socializzazione forzata. Zac DOVEVA conoscere ogni cane, ma se l’altro si dimostrava aggressivo, la proprietaria lo portava via di peso. In campo o in giardino non notava nessun’altra persona o cane, ma fuori non c’era comunicazione ma era presente un barlume di fiducia, Zar infatti chiedeva ancora aiuto alla sua proprietaria e siamo partite di lì per avere, ad oggi, un approccio più sereno alla vita.

Non finirò mai di scrivere sui video in cui i bambini non rispettano il cane, il cane manda segnali inequivocabili al bambino (e passa, perché alcuni sono davvero piccoli) e al proprietario e questo? Niente, continua a filmare e a ridere. Provate a pensare se ogni volta che chiedete aiuto vi si ride in faccia, vi viene da dire “allora faccio da solo”? Oppure “GUARDA CHE HO BISOGNO DI AIUTO!!!”? (può essere un abbaio piuttosto forte). E’ capitato che cani aggredissero i bambini, ma la colpa è la superficialità con cui consideriamo i segnali mandati dall’animale.

Oppure anche quelli delle ramanzine. “COSA HAI FATTO!? CHI LO HA FATTO QUESTO!? TE L’HO DETTO MILLE VOLTE NO! NO! NO!” e via per tutto un video così, e il cane? La povera bestia manda tanti segnali (detti calmanti) per calmare la situazione, capiscono infatti che il proprietario è arrabbiato, ma non per cosa. Ecco, molte persone hanno ricevuto ringhi o morsi per questo tipo di sgridata. Perché il cane si è sentito minacciato (la postura, il tono, l’espressione facciale sono fondamentali) e ha DOVUTO renderlo più chiaro (ringhio) e poi difendersi (morso). Come si può pensare di comunicare bene anche fuori, se nella quotidianità si ignora totalmente il cane? Se le uniche interazioni sono “seduto-bravo-boccone”, diventare propulsori-lanciapallina o trascinatori/strattonatori non c’è alcuna possibilità di riuscire a comunicare e di instaurare così un rapporto di fiducia e di ascolto reciproco.

Con questo non voglio dire di assecondare il cane in tutto ciò che fa, a volte non vogliamo e a volte non è possibile, ma si può insegnargli a sceglierci per le nostre competenze, a fidarsi del nostro giudizio perché non lo metteremo mai in situazioni che non può affrontare, piuttosto che per la forza che esercitiamo.

Rivolgetevi sempre a persone esperte, il fai da te in molti casi fa più danni che altro, non darò consigli né specifici né generali perché ogni cane ha la sua personalità (alcuni ad esempio sono molto spaventati dal contatto visivo, altri lo ricercano) e la sua situazione.