“Il pedigree è solo un pezzo di carta” e altre idiozie

Vorrei precisare che questo articolo non serve per fare polemica, ma per tutelare quelle persone che decidono di reperire le informazioni da gente decisamente non adatta a darne. Preferisco in generale parlare più del cane, siccome però sono le persone che sono responsabili di questo, devo spostare l’attenzione su una piaga più che sociale, Social.

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Pedigree inutili e allevatori schiavisti

Esistono, nei Social Network, i cosiddetti “gruppi” in cui dovrebbe avvenire uno scambio di informazioni utili a gestire la vita col cane. Voglio precisare che ci sono gruppi che danno informazioni utili, veritiere, si discute in modo civile e che rispetto perché divulgano la cosiddetta “cultura cinofila”, bannando chi usa certi termini offensivi, chi in qualche modo umilia a tratta male il cane, cercando di far capire che certi comportamenti non vanno bene, ma non tutti sono così.

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Si “discuteva” del pedigree e della sua non importanza. Come potete leggere negli screen, viene paragonato ad un pezzo di carta igienica e queste persone mi prendevano in giro spalleggiandosi l’un l’altra, con battutine, sarcasmo e qualsiasi cosa lontana da un briciolo di maturità. oh-hell-no-609cct

Ciò che ho scritto riguardava l’importanza del pedigree per prevenire alcune malattie a trasmissione esclusivamente genetica, l’importanza degli esami fatti e anche dei vari successi conseguiti in campo morfologico (in alcune razze, in altre invece non sempre è un punto a favore) e in campo sportivo/lavorativo.

Inoltre, ho scritto che tuttavia il pedigree non può garantire l’esclusione di alcune malattie (vedi la displasia), ma può solo certificare il lavoro dell’allevatore e il suo impegno nel selezionare cani sani. In poche parole non è detto che un cane con il pedigree non si ammali (sempre un cane è), ma che se un allevatore è competente e tiene alla salute della razza, è utile.

Ho anche aggiunto che non ha senso amare meno un cane senza pedigree e che l’affetto che proviamo per loro non deve dipendere da questo. Tutto inutile, purtroppo, perché questa gente è la prima che da soldi non tanto ad allevatori ma a cagnari.

Ce ne sono altri per i quali gli allevatori sono tutti, TUTTI,  delle persone spregevoli, che fanno quello che fanno solo per i soldi. Ce ne sono fatti così e anche tanti, che magari gli dicono che col pedigree il cane costa così, senza costa la metà e sempre magari, si vantano sui Social perché “a me il pedigree non interessa” (chi vuol capire…).

Ci sono però persone competenti, interessati alla salute della razza, che fanno accoppiare cani  in salute, dal buon carattere e dalle doti che caratterizzano la razza, per mantenerla appunto, che mantengono i contatti con chi ha comprato i propri soggetti, per capire in che direzione sta andando il loro lavoro ed è grazie a questi che oggi esistono cani in salute e prestanti.

Se compri i cani fai schifo, se li adotti sei santo

Non finirò mai di dire che il prezzo è per il lavoro che fa l’allevatore (non il cagnaro) e che adottare è importantissimo.

Bisogna capire però che adottare un cane che può aver subito traumi non è una passeggiata, questo non sarà riconoscente e ubbidiente solo perché è stato portato in casa. Capito questo, capito che non è che valga meno e quindi abbia meno bisogni, anche economici, l’adozione è davvero importante.

Il cane senza pedigree è comunque di razza

No, per il semplice fatto che non è certificato (c’è però un percorso da poter fare che consente il rilascio di un Certificato di Tipicità, che dopo la 4a generazione riconosciuta consente di ampliare il pedigree a ROI)è come dire che se io parlo italiano allora sono italiana, senza documenti non se ne fa nulla.

I gruppi su FB sono utili perché invece che il parere di uno si ascolta il parere di tutti

Sentire più pareri è utile (in cinofilia, come nel resto delle cose, non esistono verità uniche) se però vengono da persone competenti e spesso queste si sono fuori dai gruppi perché si sono davvero stancate (eufemismo) di essere attaccate in modo ingiusto e prepotente, di essere prese in giro da persone che “ragionano” con frasi fatte e idee, ormai radicati, impregnate di ignoranza.

Vorrei, giuro, lasciar perdere ma non riesco a tollerare questa ignoranza e soprattutto stupidità che continua a regalare soldi a chi fabbrica cani solo per soldi, senza tutelarne la salute, il carattere o le tendenze di razza.

 

 

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“Se il cane è aggressivo allora è dominante: addestramento minima spesa massima(?) resa”

Questa credenza ha dato il via a metodi “semplici e veloci” per “educare” (da notare le virgolette) il cane, senza però capire come gli stimoli influiscono sull’animale, peggiorando così la situazione.

La dominanza è una questione molto complessa, sia nel cane che nel lupo, la credenza popolare ha però portato a credere a capi/dittatori, autoritari, violenti, che prevalevano fisicamente sugli individui sottomessi. Che la gerarchia è a rischio se chi ne è al comando non continua a confermare, in ogni momento o nei modi sopra descritti, il suo status. E che la fisicità è l’unico modo per risolvere i problemi.

Metodi molto duri (e inutili, se non dannosi) sono usati indiscriminatamente su ogni cane che presenta problemi a relazionarsi con i suoi simili o con le persone, ignorando se questo mostri segni di aggressività per una eventuale timidezza, per il comportamento di certi individui, sia cani che umani. Molti metodi, basati sull’utilizzo errato del collare a scorrimento, sul collare elettrico, percosse, schienamenti e varie, vanno a peggiorare lo stato emotivo del cane che finirà per inibirsi, non per maturare una diversa (e corretta) percezione della realtà. Il problema è che quando finisce l’inibizione (e capita spesso), il cane esplode e spesso i danni non sono leggeri.

Premesso che l’aggressività è un tratto presente in ogni cane (serve quando bisogna proteggersi, guadagnare una risorsa) e che esiste un modo coretto di usarla, molti cani etichettati come aggressivi/dominanti, non sono altro che timidi o senza gli strumenti giusti per relazionarsi con i propri simili; oppure nel caso di persone, manca l’educazione o se c’è, è inadeguata alla personalità dell’individuo. Quindi ogni individuo può essere aggressivo, anche un probabile “sottomesso”.

La dominanza prevede un individuo sicuro di sé, non prepotente, né aggressivo se non necessario e se lo è, nelle giuste misure. Anche solo guardando un branco di lupi, è stato provato che sì, gli alpha mangiano prima, ma lasciano molte parti utili anche agli individui specializzati nella caccia, sanno infatti che la loro vita e quella del branco è salva solo grazie ad un equilibrio di risorse. L’aggressività intraspecifica è ridotta alla difesa delle risorse e dello status, ma è tutta ritualizzata per evitare di ferirsi, ed esiste se vengono ignorati da chiari segnali (nei lupi sono più chiari che nei cani) o se ne vengono prodotti altri che indicano l’insorgere di una sfida.

Un cane che invece è pericoloso, che è aggressivo con ogni individuo, senza tutta la sequenza comportamentale corretta e che reca gravi danni ad altri individui può avere atteggiamenti da simili al dominante come cercare di schienare o prevalere fisicamente, ma non per forza i tratti sono collegati.

I percorsi educativi non sono mai semplici e veloci, ma danno risultati migliori e duraturi perché appunto danno al cane gli strumenti adatti per affrontare varie situazioni, la scelta è solo vostra.

 

“Tutto l’addestramento del mondo non può sostituire l’educazione alla comunicazione quotidiana”

Per come la vedo io, l’addestramento è una parte integrante dell’educazione e pur non essendo necessario, è un’aggiunta al rapporto del binomio (si parla di addestramento competente) infatti la collaborazione e l’affiatamento che si creano durante queste sessioni sono importanti componenti del legame uomo-cane. C’è infatti comunicazione: ciò che vogliamo dal cane, ciò che non vogliamo… e ciò che comunica lui?

E’ sbagliato pensare che l’educazione del cane passi dall’addestramento: ho visto cani che basta un “SIT” e si sentono le ossa picchiare per terra, un richiamo al piede con stupendi “STOP” in scivolata, ma ad un richiamo normale, fuori dal campo, dalla sessione di allenamento, neanche si giravano. Oppure in campo ignorare tutto e tutti, occhi solo per il proprietario e fuori esattamente il contrario. Non parlo di cani giovani, esuberanti ed ancora immaturi.

Ecco qual è il problema, ovvero interagire in modo corretto solo nella sessione di allenamento e poi? Poi niente. Una coccola distratta, a spasso può conoscere chiunque e se si comporta male, al massimo lo si strattona, si porta via o si tiene per il collare… se lo riesci a prendere. Anche perché di norma ci si preoccupa più di avere un cane ubbidiente che un cane educato a comunicare con noi.

In campo sappiamo esattamente cosa chiediamo e facciamo di tutto perché il cane lo capisca, incluso capire cosa ci sta comunicando a sua volta, non sarebbe utile farlo anche fuori?

Arnold
“Cosa stai facendo?” mi ero fermata facendo finta di agganciarmi le scarpe, senza dargli il segnale di stop.

I cani comunicano con noi in modi sottili, ma se non sappiamo interpretare in modo corretto ciò che ci dicono, useranno segnali sempre più forti, oppure smetteranno di comunicare con noi,  neanche noi continueremmo a parlare con un muro.

 

Per tutelare noi e loro stessi, emettono segnali di stress, di avvertimento oppure al guinzaglio intrecciano la nostra traiettoria, ci guardano, ci toccano col muso (le mani, le gambe), interagiscono col guinzaglio quando viene visto come “impedimento”, oppure saltano addosso. Molti proprietari confondono questi comportamenti con la “dominanza”, ma bisogna vedere molti aspetti della personalità del cane: ci sta proteggendo o sta chiedendo protezione? E’ solo indisciplinato o non ha mai avuto i mezzi per approcciarsi agli stimoli esterni in modo sereno?

Un esempio è stato Zar, un incrocio tra un segugio e un Pastore Australiano di 1 anno e mezzo, castrato. La proprietaria aveva problemi col cane al guinzaglio, era aggressivo con gli altri sia maschi che femmine. Successivamente ho appreso che su di lui è stata fatta una socializzazione forzata. Zac DOVEVA conoscere ogni cane, ma se l’altro si dimostrava aggressivo, la proprietaria lo portava via di peso. In campo o in giardino non notava nessun’altra persona o cane, ma fuori non c’era comunicazione ma era presente un barlume di fiducia, Zar infatti chiedeva ancora aiuto alla sua proprietaria e siamo partite di lì per avere, ad oggi, un approccio più sereno alla vita.

Non finirò mai di scrivere sui video in cui i bambini non rispettano il cane, il cane manda segnali inequivocabili al bambino (e passa, perché alcuni sono davvero piccoli) e al proprietario e questo? Niente, continua a filmare e a ridere. Provate a pensare se ogni volta che chiedete aiuto vi si ride in faccia, vi viene da dire “allora faccio da solo”? Oppure “GUARDA CHE HO BISOGNO DI AIUTO!!!”? (può essere un abbaio piuttosto forte). E’ capitato che cani aggredissero i bambini, ma la colpa è la superficialità con cui consideriamo i segnali mandati dall’animale.

Oppure anche quelli delle ramanzine. “COSA HAI FATTO!? CHI LO HA FATTO QUESTO!? TE L’HO DETTO MILLE VOLTE NO! NO! NO!” e via per tutto un video così, e il cane? La povera bestia manda tanti segnali (detti calmanti) per calmare la situazione, capiscono infatti che il proprietario è arrabbiato, ma non per cosa. Ecco, molte persone hanno ricevuto ringhi o morsi per questo tipo di sgridata. Perché il cane si è sentito minacciato (la postura, il tono, l’espressione facciale sono fondamentali) e ha DOVUTO renderlo più chiaro (ringhio) e poi difendersi (morso). Come si può pensare di comunicare bene anche fuori, se nella quotidianità si ignora totalmente il cane? Se le uniche interazioni sono “seduto-bravo-boccone”, diventare propulsori-lanciapallina o trascinatori/strattonatori non c’è alcuna possibilità di riuscire a comunicare e di instaurare così un rapporto di fiducia e di ascolto reciproco.

Con questo non voglio dire di assecondare il cane in tutto ciò che fa, a volte non vogliamo e a volte non è possibile, ma si può insegnargli a sceglierci per le nostre competenze, a fidarsi del nostro giudizio perché non lo metteremo mai in situazioni che non può affrontare, piuttosto che per la forza che esercitiamo.

Rivolgetevi sempre a persone esperte, il fai da te in molti casi fa più danni che altro, non darò consigli né specifici né generali perché ogni cane ha la sua personalità (alcuni ad esempio sono molto spaventati dal contatto visivo, altri lo ricercano) e la sua situazione.

“Tutto l’addestramento del mondo non può sostituire l’educazione alla comunicazione quotidiana”

Per come la vedo io, l’addestramento è una parte integrante dell’educazione e pur non essendo necessario, è un’aggiunta al rapporto del binomio (si parla di addestramento competente) infatti la collaborazione e l’affiatamento che si creano durante queste sessioni sono importanti componenti del legame uomo-cane. C’è infatti comunicazione: ciò che vogliamo dal cane, ciò che non vogliamo… e ciò che comunica lui?

E’ sbagliato pensare che l’educazione del cane passi dall’addestramento: ho visto cani che basta un “SIT” e si sentono le ossa picchiare per terra, un richiamo al piede con stupendi “STOP” in scivolata, ma ad un richiamo normale, fuori dal campo, dalla sessione di allenamento, neanche si giravano. Oppure in campo ignorare tutto e tutti, occhi solo per il proprietario e fuori esattamente il contrario. Non parlo di cani giovani, esuberanti ed ancora immaturi.

Ecco qual è il problema, ovvero interagire in modo corretto solo nella sessione di allenamento e poi? Poi niente. Una coccola distratta, a spasso può conoscere chiunque e se si comporta male, al massimo lo si strattona, si porta via o si tiene per il collare… se lo riesci a prendere. Anche perché di norma ci si preoccupa più di avere un cane ubbidiente che un cane educato a comunicare con noi.

In campo sappiamo esattamente cosa chiediamo e facciamo di tutto perché il cane lo capisca, incluso capire cosa ci sta comunicando a sua volta, non sarebbe utile farlo anche fuori?

I cani comunicano con noi in modi sottili, ma se non sappiamo interpretare in modo corretto ciò che ci dicono, useranno segnali sempre più forti, oppure smetteranno di comunicare con noi, d’altronde neanche noi continueremmo a parlare con un muro.

Arnold
“Cosa stai facendo?” mi ero fermata facendo finta di agganciarmi le scarpe, senza dargli il segnale di stop.

Per tutelare noi e loro stessi, emettono segnali di stress, di avvertimento oppure al guinzaglio intrecciano la nostra traiettoria, ci guardano, ci toccano col muso (le mani, le gambe), interagiscono col guinzaglio quando viene visto come “impedimento”, oppure saltano addosso. Molti proprietari confondono questi comportamenti con la “dominanza”, ma bisogna vedere molti aspetti della personalità del cane: ci sta proteggendo o sta chiedendo protezione? E’ solo indisciplinato o non ha mai avuto i mezzi per approcciarsi agli stimoli esterni in modo sereno?

Un esempio è stato Zar, un incrocio tra un segugio e un Pastore Australiano di 1 anno e mezzo, castrato. La proprietaria aveva problemi col cane al guinzaglio, era aggressivo con gli altri sia maschi che femmine. Successivamente ho appreso che su di lui è stata fatta una socializzazione forzata. Zac DOVEVA conoscere ogni cane, ma se l’altro si dimostrava aggressivo, la proprietaria lo portava via di peso. In campo o in giardino non notava nessun’altra persona o cane, ma fuori non c’era comunicazione ma era presente un barlume di fiducia, Zar infatti chiedeva ancora aiuto alla sua proprietaria e siamo partite di lì per avere, ad oggi, un approccio più sereno alla vita.

Non finirò mai di scrivere sui video in cui i bambini non rispettano il cane, il cane manda segnali inequivocabili al bambino (e passa, perché alcuni sono davvero piccoli) e al proprietario e questo? Niente, continua a filmare e a ridere. Provate a pensare se ogni volta che chiedete aiuto vi si ride in faccia, vi viene da dire “allora faccio da solo”? Oppure “GUARDA CHE HO BISOGNO DI AIUTO!!!”? (può essere un abbaio piuttosto forte). E’ capitato che cani aggredissero i bambini, ma la colpa è la superficialità con cui consideriamo i segnali mandati dall’animale.

Oppure anche quelli delle ramanzine. “COSA HAI FATTO!? CHI LO HA FATTO QUESTO!? TE L’HO DETTO MILLE VOLTE NO! NO! NO!” e via per tutto un video così, e il cane? La povera bestia manda tanti segnali (detti calmanti) per calmare la situazione, capiscono infatti che il proprietario è arrabbiato, ma non per cosa. Ecco, molte persone hanno ricevuto ringhi o morsi per questo tipo di sgridata. Perché il cane si è sentito minacciato (la postura, il tono, l’espressione facciale sono fondamentali) e ha DOVUTO renderlo più chiaro (ringhio) e poi difendersi (morso). Come si può pensare di comunicare bene anche fuori, se nella quotidianità si ignora totalmente il cane? Se le uniche interazioni sono “seduto-bravo-boccone”, diventare propulsori-lanciapallina o trascinatori/strattonatori non c’è alcuna possibilità di riuscire a comunicare e di instaurare così un rapporto di fiducia e di ascolto reciproco.

Con questo non voglio dire di assecondare il cane in tutto ciò che fa, a volte non vogliamo e a volte non è possibile, ma si può insegnargli a sceglierci per le nostre competenze, a fidarsi del nostro giudizio perché non lo metteremo mai in situazioni che non può affrontare, piuttosto che per la forza che esercitiamo.

Rivolgetevi sempre a persone esperte, il fai da te in molti casi fa più danni che altro, non darò consigli né specifici né generali perché ogni cane ha la sua personalità (alcuni ad esempio sono molto spaventati dal contatto visivo, altri lo ricercano) e la sua situazione.

“Fa bene socializzare il cane al guinzaglio? Quando è che il cane sta veramente giocando? Cosa possiamo fare noi? Quando una Puppy Class è efficiente? I rischi delle aree cani – con Noemi Pattuelli”

 

Noemi Pattuelli, Educatore Cinofilo e Naturalista specializzato in Etologia (il Centro EthoLab e la Pagina FB)

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Qui con Cookie (meticcia), nell’immagine di copertina c’è anche Ilanit (Beauceron)

spiega vari aspetti della socializzazione (guinzaglio, aree cani, Puppy Class) del cane e quanto incide il nostro comportamento mentre il nostro amico si relaziona con i suoi simili.

Perché è sconsigliata la socializzazioni nella aree cani o al guinzaglio?
Nella socializzazione del cane, come per la nostra, trovo si debbano scegliere tempi, modi e compagnia adeguata per tirare fuori il meglio da chi interagisce.

L’area cani e il guinzaglio molto spesso non rispondono a queste caratteristiche.

IL CONCETTO DI AREA CANI

Le aree cani sono aree recintate chiuse, che i comuni o i privati mettono a disposizione dei proprietari che abbiano la necessità di far sgambare il cane. Sebbene costruite con le migliori intenzioni e i più nobili scopi, spesso purtroppo queste aree non non hanno le dimensioni sufficienti ad una buona socializzazione che, la maggioranza delle volte, richiede ampi spazi che permettano al cane di correre e far “esplodere” le proprie emozioni al momento dell’incontro con un altro cane o, altrettanto importante, di scegliere direttamente di evitarlo. Anche la struttura spesso non è adatta ad ottimizzare le interazioni o agevolarle riducendo le occasioni di attrito o le criticità (numero di ingressi insufficiente, nessuna barriera visiva, panchine posizionate in zone “critiche”, mancanza di vie di fuga ecc).

Inoltre, in queste aree, quasi niente viene filtrato o mediato, vi sono cani di tutti i tipi, dimensioni, stati emotivi, età, necessità. Ci sono cani prepotenti insieme a cani timidi, ansiosi, insicuri. Cani molto fisici insieme a cani che amano la comunicazione più sottile. Cani assidui frequentatori dell’area (e che la sentono di loro proprietà) e cani che si trovano a passare li per caso.

Spesso i proprietari non hanno il tempo, la voglia o le competenze per mediare o supervisionare le interazioni che possono prendere pieghe poco piacevoli o diventare esperienze sgradevoli anziché soddifacenti o costruttive per il cane.

In quanto proprietari, infatti, siamo davvero sicuri di essere in grado di riconoscere i comportamenti che scaturiscono dalle emozioni del cane? Siamo davvero sicuri di sapere quando e se è il caso di iniziare, bloccare o intervenire in una interazione? siamo davvero sicuri che il cane stia bene “si diverta” o voglia “giocare”?

IL GUINZAGLIO COME LIMITAZIONE

Non sempre ma quasi, le stesse componenti (in particolare la mancanza di via di fuga) vengono a mancare quando il cane è al guinzaglio. Socializzando il cane al guinzaglio si rischia di forzarlo verso interazioni che non desidera, provocando emozioni come ansia, nervosismo, disagio, paura. Al peggio queste emozioni scaturiscono comportamenti aggressivi, al meglio il cane impara da solo a gestire queste situazioni sgradite e queste emozioni ma viene meno il nostro rapporto di fiducia con lui, che si sente incompreso, inascoltato e condotto verso situazioni non gradite.

A meno di istruzioni particolari del nostro educatore di fiducia quindi, consiglio sempre di ridurre al minimo le interazioni al guinzaglio o in area cani.

Quanto incide il nostro comportamento quando il cane si approccia ad un suo simile? Quali errori si possono fare e quale invece è il modo corretto?

In generale è sempre meglio far incontrare i cani da liberi, ma il momento, il vantaggio fisico di uno dei due cani o altre componenti possono incidere sulla scelta di usare il guinzaglio, una rete o altre barriere fisiche almeno finché le forti emozioni iniziali non saranno scese.

La prima cosa da fare di fronte alla possibilità di un incontro tra cani, ritengo, sia porsi delle rapide domande. Considerare la volontà del nostro cane, per esempio: vuole davvero incontrare chi ha di fronte?

La seconda cosa che personalmente mi chiedo è: che senso ha questa esperienza per il mio cane? ne uscirà cresciuto o arricchito?

E’ poi fondamentale la valutazione delle emozioni del cane che abbiamo di fronte.

E’ rilassato? E’ agitato? E’ ansioso? E’ lucido? C’è una forte differenza di stazza tra i due cani? Ci sono risorse che potrebbero provocare contrasti nei paraggi?

Infine il nostro stato d’animo incide profondamente sul comportamento del nostro cane, anche in quello legato alla socialità. Affrontare la socializzazione del nostro cane con emozioni e sentimenti di ansia, aspettative, rabbia, risentimento può non essere la scelta migliore perché ci porta a pilotare inconsapevolmente (attraverso comportamenti involontari) le interazioni in una certa direzione.

Da che età è consigliabile far socializzare il cane?

Studi dimostrano che esiste un età detta sensibile (dal primo al terzo mese di vita) in cui il cervello del cane appare strutturalmente più predisposto alla ricezione di stimoli di natura sociale. Questo non significa certamente che una volta terminato questo periodo qualsiasi esperienza sia di importanza trascurabile. Ogni essere vivente è il risultato di un lungo percorso (che dura tutta la vita!) in cui una parte genetica (quasi totalmente invariabile) viene espressa e si unisce ad una componente ambientale esterna (esperienze fisiche e psicologica) che noi possiamo controllare in gran parte.

Come dovrebbe essere strutturata una Puppy class efficiente?

Le puppy class sono incontri tra cuccioli, dove genericamente vengono fornite informazioni e consigli ai proprietari su come gestire il cucciolo. Durante questi incontri il cane dovrebbe potere, se lo vuole, socializzare con coetanei.

Personalmente diffiderei di Puppy class con percorsi standardizzati (ogni cane nasce con attitudini individuali sociali diverse), di classi dove non mi vengano fornite informazioni sulla lettura del comportamento del mio cane e dove non si abbia come imperativo il benessere del mio cucciolo (no alle “ammucchiate di cuccioli”).

Ritengo importante la presenza di adulti che permettano al cane di progredire nelle sue competenze sociali in tutta serenità per entrambi.

È possibile insegnare ad un cane adulto mal/non socializzato ad approcciarsi nel modo corretto? Come?

Per prevenire queste problematiche consiglio di rivolgersi ad un educatore.

La socializzazione è un esperienza complessa e delicata che è parte integrante di un processo di educazione del cane e come tale non è standardizzabile: non esiste un modo corretto o non corretto di approcciarsi agli altri cani.

Per iniziare un processo di socializzazione con cani e persone ma anche per recuperare “esperienza andate storte” (riabilitazione e recupero) esistono apposite “classi di socializzazione”. Le classi sono momenti di socializzazione controllata da educatori specializzati e qualificati, calibrate sulle specifiche esigenze e potenzialità di ogni cane partecipante. 

Hanno come obiettivo lo sviluppo delle competenze emotive e sociali del cane, sempre nel rispetto della sua individualità e della sua indole e si propongono di far acquisire al proprietario gli strumenti per imparare ad osservare e “leggere” in modo efficace la comunicazione dei cani.

Alle attività di socializzazione possono solitamente partecipare cani di ogni razza ed età, anche cani con problemi di aggressività e paura.

L’obiettivo delle attività di socializzazione dovrebbe essere lo sviluppo delle capacità innate e specifiche di ogni singolo cane nel campo della socializzazione inter e intraspecifica.

Le attività dovrebbero essere programmate tenendo presente la storia e le esperienze precedenti di ogni cane, nel rispetto della sua individualità e delle sue caratteristiche di razza. 

Tali attività, quindi, dovrebbero essere svolte ponendo particolare attenzione al benessere fisico ed emotivo di ogni partecipante (cani e persone). Ogni interazione proposta dagli educatori dovrebbe essere sempre accordata dal proprietario e svolta in sicurezza.

 

Quali comportamenti derivano dall’assenza o dalla mal socializzazione?

Una socializzazione sottovalutata, superficiale o grossolana, se si è particolarmente fortunati con la genetica del nostro cane, non lascia tracce a noi (a noi) tangibili, ma se lo siamo meno, può generare nel cane sentimenti di disagio, ansia, insicurezza, paura e i comportamenti aggressivi, spesso (ma non sempre) vengono esibiti in mancanza di lucidità e autocontrollo in seguito a situazioni che innescano nel cane queste emozioni.

Il comportamento aggressivo infatti, nei cani come per l’uomo, è una modalità comunicativa funzionale alla sopravvivenza e fa parte del set dei normali comportamenti del cane, ma molto spesso è la semplice espressione di un disagio, sia esso fisico che emotivo, che va ascoltato, compreso e rispettato ma ancor prima prevenuto con una adeguata socializzazione. Questo non significa trascinare il cane o forzarlo in luoghi o situazioni affollate di altri cani ma accompagnarlo in un percorso che ha tempi e modi assai diversi a seconda di ogni cane.

È vero che tra cani dello stesso sesso è più difficile che l’approccio vada a buon fine?

Nella mia esperienza questo vale principalmente per i maschi, in quanto più competitivi e dimostrativi per natura (Darwin diceva: “showing males, choosing females”) ma molto dipende anche da cosa si intende per “aggressivo” o per “interazione a buon fine”.

Come capire che il cane sta veramente giocando?

Nella mia esperienza l’interazione sociale più fraintesa è in assoluto il gioco.

Vediamo due cani correre, ma non avere comportamenti apparentemente aggressivi, e per varie motivazioni (emotive, sociali, culturali) la nostra mente ci porta a semplificare e spiegare l’interazione come divertimento ovvero gioco.

Le interazioni tra cani invece, sono di numerosissimi tipi, molto complesse e difficilmente classificabili ed etichettabili.

Genericamente considero come gioco un interazione piacevole per entrambi i cani che abbia come scopo immediato il puro divertimento e dove i cani abbiano percezione e tengano in considerazione lo stato emotivo dell’altro cane.

A livello di comportamento, consiglio di osservare bene l’interazione e di primo acchito andare per esclusione: se uno dei due cani da segnali di disagio, probabilmente solo uno dei due si sta divertendo. Se li danno entrambi, nessuno si sta divertendo.

Se entrambi interagiscono in modo equilibrato e non estremo, misurando i loro movimenti in modo da mettere a proprio agio l’altro, si cercano, mantengono lucidità, possiamo pensare che l’interazione possa essere giocosa.

Ringrazio Noemi per questo splendido articolo.

 

“I segnali calmanti: leggere il proprio cane per evitargli stress inutili”

I segnali calmanti servono ai cani per prevenire ed evitare i conflitti. Per questo mentre sgridate il vostro cane, sembra che “si senta in colpa”, ma bisogna andare al di là della chiave umana: sta facendo di tutto per placarvi e per evitare il peggioramento della situazione. Questo è evidente nei video con cani che subiscono ramanzine, non stanno chiedendo scusa, stanno “calmando” una situazione spiacevole o la paura stessa. Spesso in questi segnali lo sguardo viene rivolto altrove, il contatto visivo per i cani  generalmente può rappresentare una “sfida” ed è proprio ciò che loro vogliono evitare.

Eccone quelli riconosciuti da Turid Rugaas (vi consiglio di leggere il suo libro)

  • GIRARE LA TESTA: a volte è quasi impercettibile, bas in altre invece vi è tutto il movimento per la quale la testa viene spostata da un lato o da un altro; ha valenza anche per noi essere umani, se un cane ci vede girare la testa percepisce lo stesso segnale che gli viene dato dai suoi simili;
  • GUARDARE DA UN’ALTRA PARTE: è un segnale simile a quello sopra, lo sguardo del cane si sposta per evitare di fissare;
  • SOCCHIUDERE GLI OCCHI: questo è un po’ più difficile da vedere e anche questo vale per noi esseri umani, i cani infatti sono abili nel cogliere la mimica facciale e gli occhi socchiusi rendono la nostra espressione più dolce;
  • DARE LE SPALLE O IL FIANCO: spesso viene utilizzato per calmare i cani giovani o situazioni di gioco che si fanno troppo irruente, vale anche per noi;
  • LECCARSI IL NASO: è una leccata repentina, non come quando sentono l’odore del cibo, frequente nelle interazioni tra cani, ma anche con esseri umani che non rispettano la fisicità del cane;
  • IMMOBILIZZARSI: spesso accade quando l’altro cane è più grosso e annusa dappertutto;
  • CAMMINARE LENTAMENTE O MOVIMENTI LENTI;
  • POSIZIONE DEL GIOCO: conosciuta anche come inchino, è un segnale di calma se c’è staticità, mentre invece è un invito al gioco se c’è movimento (saltella, scarta);
  • SEDERSI O METTERSI A TERRA: sono entrambi segnali che trasmettono calma, il secondo viene usata anche con cani timidi o timorosi da parte invece di cani sicuri di sé;
  • SBADIGLIO: diverso da quando ha sonno, lo usa in una situazione stressante, che lo impaurisce o lo preoccupa;
  • ANNUSARE: quando si approccia ad altri simili, è sottile la differenza ma spesso il naso non è del tutto per terra come quando annusa con intenzione, a volte lancia sguardi veloci verso l’altro;
  • CURVARE: un cane che sa approcciarsi bene ad un altro curverà per incontrarsi, invece che essere diretti e scortesi;
  • SCUOTERSI O GRATTARSI: al di là del bisogno fisico (togliersi l’acqua di dosso, fermare un prurito), viene usato in situazioni tese, stressanti o spiacevoli;
  • MOSTRARE LA PANCIA E LA GOLA: segno di chiara sottomissione in contesti sociali;
  • LO SPLIT: ovvero, il mettersi in mezzo a due cani o persone in una situazione tesa.

Questi sono i principali che posso descrivere con la scrittura (per esempio, il sorriso bisogna vederlo per capire), per gli altri dovrete essere voi spettatori e percepire anche le espressioni del cane che saranno chiare dopo varie esperienze (ad esempio la posizione delle orecchie ci indica molto sullo stato di un cane).

 

“Addestramento del cane: metodo classico e metodo operante”

Ci sono due filoni di pensiero riguardo la metodologia di addestramento del cane, ma prima chiariamo il concetto di rinforzo e punizione.

Il rinforzo serve per aumentare la possibilità che si verifichi un comportamento che desideriamo nel cane.

  • Rinforzo positivo: è un rinforzo che prevede un premio attivo (es. la lode, il               boccone, il gioco, la carezza;
  • Rinforzo negativo: viene tolto uno stimolo negativo (es. qualcosa che procura fastidio) qualora il cane esegua il comportamento desiderato.

La punizione invece mira a diminuire la possibilità che si verifichi un comportamento indesiderato.

  • Punizione positiva: agisce direttamente sul cane (es. il “no”, il collare che si stringe e mi fermo qua);
  • Punizione negativa: si toglie il premio (es. niente lode, gioco o boccone).

Ritorniamo ai metodi: classico e operante.

  • Metodo classico: documentato da Pavlov, questo metodo prevede l’utilizzo di uno stimolo neutro, associato ad uno stimolo incondizionato (che genera una risposta spontanea). Esempio: mettendo il boccone sopra il naso del cane lo si induce a sedersi, perché tenere in quella posizione il collo per lui è fastidioso. Quando poi andremo a mettere la mano nello stesso modo, anche senza il boccone, il cane eseguirà comunque il seduto per associazione (avverrà poi con il segnale vocale). In questo caso il cane non avrà proposto niente, eseguendo l’azione sotto uno stimolo.
  • Metodo operante: documentato da Skinner, prevede l’esecuzione di comportamenti premiando quelli desiderati (aumentando quindi la possibilità che si ripresenti) e ignorando quelli non desiderati. Vi è uno stimolo discrminativo, ed un comportamento che varrà rafforzato o meno;
    • Un esempio di questo metodo è lo shaping (si premia ciò che vogliamo) e il free shaping (si premia tutto ciò che il cane fa), in particolare nel secondo, che premia ogni comportamento che ha il cane su uno o più oggetti, aumenta molto l’autostima di questo che, vedendosi premiare tutto, arriverà a proporre di sua volontà certi comportamenti o interazioni con gli oggetti. Sotto un esempio con Kairos di shaping, derivante però dal free shaping.

La metodologia con cui decidiamo di addestrare il nostro cane non deve essere dell’uno o dell’altro tipo, anzi, spesso integrare tra loro i metodi risulta molto utile. Non c’è quindi un metodo giusto ed uno sbagliato, bisogna tener conto di cosa si vuole insegnare (ad esempio il seduto con quello operante è una pratica complicatissima: bisognerebbe stare all’erta ogni volta che il cane si mette seduto da solo) e a quale metodo risponde meglio il cane. Entrambi i metodi possono essere usati anche nell’educazione del cane.

L’uomo come capobranco

Su questo argomento se ne sentono davvero tante, spesso associato a parole come sottomissione, sguardo fisso, cane che morde o attacca ecc… E spesso si prende ad esempio come funziona in un branco di lupi, creando un’enorme confusione attorno a questo argomento.

IL CANE NON E’ UN LUPO

La buona osservazione dei lupi in natura ci offre spunti interessanti su cui riflettere, fare paragoni col cane e formulare teorie, ma non ci può permettere di basare un intero modello d’addestramento o di educazione. Ci sono infatti delle notevoli differenza tra cane e lupo (vedi Teoria dell’auto-domesticazione), sono presenti comportamenti che il cane non può più assumere perché gli viene impedito o perché magari non sono più utili, questo inoltre si rapporta con una specie diversa dalla sua (l’uomo) sopratutto nei modi di comunicare.

Ad esempio nei branchi di lupi ci sono dei soggetti specializzati nella caccia, mentre il cane non deve più cacciare per sopravvivere, neanche quelli allo stato brado (cercano il cibo ne rifiuti) ad esempio i cani da villaggio di Pemba (cani che vivono ai margini della società, tollerati dall’uomo) cacciano, è vero, ma solo se è una figura umana ad iniziare e neanche mangiano la preda catturata.

Molti sono i metodi d’addestramento basati sull’osservazione del branco di lupi, da cui deriva lo schienamento, il passare per primo dalla porta, togliere il cibo mentre il cane sta mangiando e guarda caso, i cani che subiscono questi trattamenti sono totalmente terrorizzati dai proprietari, oppure diventano molto più aggressivi, nervosi, proprio perché vengono stimolati. Sono trattamenti inutili, il terrore non è né alla base del branco di lupi, né di un buon rapporto col proprietario.

Es. se il cane sa che mangerà il suo pasto e nessuno lo andrà a disturbare, difficilmente percepirà quel momento come “da difendere”; se invece viene costantemente disturbato, se la ciotola gli viene tolta, se viene spintonato ecc… è normale che percepisca quel momento come qualcosa che deve difendere, magari ringhiando. Il proprietario offeso picchierà il cane (purtroppo sì) che la prossima volta ringhierà più forte, fino al morso.

In realtà i soggetti alpha cercano di evitare i conflitti e mirano al benessere del branco, perché è proprio grazie a questo che aumentano le loro possibilità di sopravvivenza e anche quella della prole.

Ci sono delle gerarchie tra uomo  e cane?

Assolutamente sì! Forse non siamo visti come conspecifici, ma rientriamo a tutti gli effetti nel loro gruppo sociale (grazie all’imprinting) e per il cane esistono due condizioni: guidare o essere guidato.

I cani che guidano (senza essere addatti e difficilmente lo sono con le persone) però sono estremamente stressati, possono essere possessivi (nessuno può parlare/toccare il proprietario), maniaci del controllo (che mordono o ringhiano se il proprietario si alza), cani che montano o immobilizzano il proprietario, questi possono essere definiti dominanti, ma perché sono gli stessi proprietari a permetterglielo o a viziarli. Peggio, sono quelli che superano il limite di sopportazione del cane con percosse ed esempi già fatti e si ritrovano un animale che si è dovuto difendere e con la consapevolezza che dovrà farlo ancora (aggressività acquisita).

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Ci sono molti video in cui si fa “sentire in colpa il cane” sgridandolo con il povero animale che mostra infiniti segni di stress misti a segni di sottomissione (si lecca il naso, evita lo sguardo, orecchie basse, gira la testa, cosa in mezzo alle zampe), sono tutti segnali che servono ad evitare gli scontri, non c’è la minaccia né del ringhio né dei denti, per ora. Perché se la sgridata viene perpetuata e questi segnali non funzionano, il cane proverà ad avvertire in modo molto più chiaro col ringhio, se non funziona, si passerà al morso. Non è stato ancora documentato un lupo o un cane che sgridano con ramanzine perpetuate.

COME RAFFORZARE LA LEADERSHIP

Premessa: queste sono indicazioni generiche, se avete problemi nel rapporto col vostro cane rivolgetevi ad un esperto.

I cani imparano molto giocando. I migliori sono i giochi “collaborativi”, come la treccia, che non è una gara cane vs uomo, ma cane e uomo vs preda (corda). Insegnare al cane che siete voi a dirigere il gioco (quando iniziare, interrompere e finire) e come giocare (dosare la forza, stare attenti al morso), è molto utile perché il cane si diverte CON voi, solo se rispetta le regole (se no il gioco finisce).

Le discipline sportive allungano i tempi di concentrazione del cane e ne promuovono i comportamenti collaborativi (da integrare nell’educazione).

Il controllo sul cibo è un ottimo esercizio, insegnando al cane ad aspettare la ciotola tranquillo si afferma la propria leadership in modo intelligente, poi però bisogna lasciarlo mangiare in pace.

La passeggiata è un’altra attività molto importante, è esplorazione e si incontrano altre persone o cani. Dovete decidere chi può incontrare il vostro cane e quando (ad esempio è meglio evitare gli incontri al guinzaglio), dandogli il permesso con alcune persone e con altre invece no, prima però bisogna ottenere la sua attenzione.

Parlando di vizi, ci sono proprietari che hanno l’attenzione e l’obbedienza solo con i bocconcini a portata di mano, per questo è molto importante diluirli nel tempo e dare al cane altre gratificazioni, dal gioco al sociale (il complimento o la carezza).

Ci sono aspetti dell’educazione che confermano la nostra leadership proprio perché stiamo insegnando qualcosa al cane. Ad esempio un cane che passa per primo dalla porta non lo fa perché è dominante, ma perché ha voglia di uscire. Insegnargli ad aspettare un segnale lo mette in sicurezza, gli insegna ad ascoltarci e a guardarci, a darci retta insomma. Così come non tirare il guinzaglio, non è questione di dominanza ma di educazione. Più che di sottomissione si può parlare di deferenza.

Molti sconsigliano di far salire sul letto o sul divano il cane, altri invece consigliano di farlo stare sempre più in basso di noi (mah); in realtà dormire insieme (o la vicinanza) rafforza il legame e non è un problema se sale e scende quando glielo diciamo, sempre perché sono regole che dettate voi.

Avrò avuto attorno ai 9 anni, mi ricordo che un mio amico aveva dato una festa a casa sua e aveva una meticcia che voleva a tutti costi stare sulla sua poltrona, io però non lo sapevo e mi ero seduta deliberatamente “al suo posto”. Così lei decise di spingermi via col muso e io, trattandola come un compagno di classe maleducato, le ho detto: “No! Ci sto io adesso” e lei si è seduta al mio fianco, senza spingere o sovrastarmi. I proprietari non credevano ai loro occhi (usavano la ciabatta e le urla).

Ci vuole molta coerenza, pazienza ma anche i modi giusti: urlare, spintonare, picchiare, strattonare ecc… sono solo comportamenti che impauriscono il cane, qui però si parla di RISPETTO e questo si ottiene solo se diventiamo punti di riferimento e non tiranni.

“Il richiamo”

Il richiamo è uno degli aspetti più importanti nell’educazione del cane, per questo va sempre tenuto in esercizio, anche se pensiamo che il cane abbia capito. Questa settimana infatti ho dovuto lavorare con Kairos proprio a questo proposito, avevo dato per scontato che avesse capito, invece ha mostrato alcuni ambiti in cui fa fatica a tornare.

Premessa: questi sono procedure e consigli generici, se non avete molta esperienza o se vi sentite insicuri, rivolgetevi ad un professionista.

Bisogna iniziare in un luogo dove non ci siano molte distrazioni, preferibilmente in casa o esternamente se recintato: se non è possibile, è meglio usare un guinzaglio lungo (almeno 3 m e non avvolgibile).

E’ utile usare sia il cibo che il gioco, meglio essere irregolari (es.gioco, cibo, gioco, gioco, cibo) e diversificare il premio (es. una volta la traccia, un’altra un pupazzo) in questo modo il fattore sorpresa stimolerà la curiosità del cane facilitandone l’avvicinamento. E’ necessaria molta gradualità nell’aumentare la distanza e gli stimoli che possono distrarre il cane.

Il nome non è il comando, è giusto chiamarlo per attirare la sua attenzione, successivamente bisogna dare l’ordine (vieni, qui, piede ecc…).

All’inizio è utile avere un aiutante che potrà tenere il cane mentre voi vi allontanate, in questo modo si andrà ad aumentare il desiderio di raggiungervi. Assicuratevi di avere il gioco o il bocconcino (che nasconderete una volta fermi) e allontanatevi gradualmente, ma con un passo veloce (se l’ambiente ve lo consente, anche correndo) chiamando il cane; quando avete deciso dove mettervi assumete una posizione invitante (accovacciati, braccia e gambe aperte), sorridete (l’espressione facciale è importante) e chiamatelo con tono dolce e allegro e date l’ordine: a quel punto l’aiutante lascerà andare il vostro cane che correrà da voi, quando vi sarà vicino premiatelo col gioco, col cibo ma anche lodandolo verbalmente. Alcuni cani provano disagio ad essere guardati negli occhi direttamente (anche se sorridete), spostate allora lo sguardo sulla groppa.

Quando questa procedura sarà consolidata, si potrà andare al passo successivo introducendo la distrazione del gioco: chiederete al vostro aiutante (sarebbe meglio che più persone possano sostituirsi) di giocare col cane: in generale, le prime volte non vi darà ascolto, per questo l’aiutante interromperà il gioco cosicché il cane possa raggiungervi; dopo qualche ripetizione non sarà più necessaria l’interruzione.

Durante le passeggiate lasciate che il cane si allontani per la lunghezza del guinzaglio (senza farlo tirare), chiamatelo, dategli l’ordine e premiatelo. Vale sempre il concetto di gradualità: è meglio portarlo in ambienti poco frequentati ed è importante prima di dare l’ordine, pronunciare il suo nome, in questo modo capirà che ci stiamo rivolgendo proprio a lui.

Le sessioni vanno eseguite per tempi brevi e ben intervallati, il richiamo deve rimanere un momento importante e se continuerete a chiamarlo, il cane oltre che ad annoiarsi, non la riterrà più una cosa così importante.

Questa è la base, per altri ambienti o altre distrazioni, è meglio rivolgersi ad un professionista che potrà aiutarvi, ad esempio, con metodi e cani “adatti” e con la giusta gradualità per la distrazione “cane”.

Ultimi consigli

Non sgridate mai il cane quando torna, in quanto assocerà negativamente l’esservi vicino.

Se il cane va via, scappate dalla parte opposta, ma se la situazione lo mette in pericolo andatelo a prendere senza urlare o sgridarlo.

Nei cani che fanno più fatica è utile chiamarli muovendosi (essendo un predatore è più interessante qualcosa che si muove piuttosto che qualcosa di statico) e successivamente ridurre i movimenti.

Il nascondino è un ottimo metodo per fargli imparare il richiamo, si può iniziare in casa, sempre con qualcuno che tenga il cane (poi si potrà ordinargli il “resta”) e con il premio in mano. Questo gioco è molto gradito perché va a sfruttare il senso dell’olfatto.

Quando il cane avrà ben capito ed eseguirà il comando, iniziate ad intervallare le ricompense in modo graduale, senza però toglierle del tutto.

“Gentilisti vs Tradizionalisti: perché?”

Ieri sera mi chiama un signore che alleva Boxer e mi spiega un po’ di cosa avrebbe bisogno e ad un certo punto mi chiede se sono gentilista o tradizionalista. Non ho saputo rispondergli, perché non avevo idea di che cosa sia un gentilista e non so che metodi adotti un tradizionalista. Gli ho solo detto che prima devo vedere il cane.

Mi sono documentata e ho capito che c’è una vera faida tra queste persone, all’insegna di insulti, prese in giro ecc… a me sembra una cosa inutile.

Da quello che ho capito i punti di vista sono questi:

  • I gentilisti (estremisti) vedono i tradizionalisti così: torturatori seriali, che obbligano il cane e fare quello che vogliono solo grazie a strumenti di tortura (collare a strozzo, con le punte o con la scossa), botte, schienamenti vari e senza premi;
  • I tradizionalisti (estremisti) vedono i gentilisti così: pappemolli hippie che umanizzano il cane, che lo riempiono di cibo senza fare niente, che riescono solo con cani e cito “stupidi e sottomessi”, non dicono mai di no e neanche sgridano il cane.

I comportamenti degli uni o degli altri si estremizzano e non c’è influenza: o uno o l’altro. Sempre da quello che ho capito, ci sono scuole in cui non si usa mai il “no”, non si deve mai toccare il cane per fargli fare qualcosa, in cui bisogna capire cosa vuole il cane da noi quando ci pizzica e poi fargli capire che abbiamo capito (esatto), scuole in cui si usa solo il collare a strozzo e/o urla varie, schienamenti, no ai bocconi o ai giochi e tutto questo indiscriminatamente: si può ancora parlare di addestratori?

E’ davvero così importante schierarsi? Nel pretendere di addestrare o educare ogni cane che si incontra con lo stesso metodo vedo tanta arroganza e scusatemi, ignoranza. Ci rimette il cane in primis, ma anche il proprietario. Mi chiedo cosa vogliano dimostrare queste persone.

Partendo dal presupposto che il metodo deve rispettare il cane, ogni soggetto è diverso nel carattere e nella tempra, che senso ha usare un collare a strozzo su un cane timido o che reagisce bene agli stimoli? Per contro ci sono cani che non ascoltano perché abituati a fare i prepotenti, oppure cani che hanno preso solo botte dal proprietario (la storia del capobranco letta ed interpretata molto male), ma hanno una tempra fortissima (rafforzata proprio dal comportamento errato del proprietario) e verso cui serve un po’ più di polso (questo non vuol dire fargli male), senza scordarsi però della dolcezza.

Non ha neanche senso sgridare il cane quando non fa quello che gli chiediamo (ad esempio strangolarlo quando non fa il seduto), ma quando invece fa qualcosa di sbagliato (es. morde anche non “apposta per fare male”) è giusto farglielo capire (non è necessario massacrarlo, ma un no detto con il giusto tono fa il suo dovere).

Il guinzaglio e il collare (usati bene) possono essere utili, così come il cibo o il gioco (usati bene), così come la lode e il “no”(usati bene), a seconda del soggetto che ci ritroviamo davanti.

Personalmente preferisco non usare il collare a strozzo, ma con alcuni cani è stato utile siccome il concetto era “più chiaro”. Non sono stati feriti, o traumatizzati e non mostravano nessun segno di paura anzi! Erano più tranquilli perché finalmente gli si spiegava in modo chiaro ciò che si voleva (col boccone o il gioco) e ciò che non si voleva (con il collare), perché un “no” e poi riempirlo di botte (stranamente…) non lo aiutava a capire, anzi, lo confondeva e gli faceva acquisire un certo grado di aggressività e immunità da questi tipi di punizione (il cane era stato etichettato come dominante).

Un metodo integrato, elastico e rispettoso aiuterebbe molti cani e proprietari, fossilizzarsi invece su uno dei due e seguirlo come una religione, insultare e denigrare chi fa questo o chi fa l’altro, ha poco senso e dal punto di vista cinofilo è inutile, se non dannoso.