“Un bambino non può diventare responsabile verso un cane se non viene (correttamente) educato a farlo”

Una delle idee più romantiche del rapporto col cane è quella del “ragazzo (o bambino) e il suo cane”, legati da un rapporto fortissimo, di fiducia reciproca e sintonia. Pellicole famose come Lassie o Rin Tin Tin hanno contribuito all’espandersi di questa bellissima immagine, oppure, nei bambini più piccoli il cane diventa tutore, una vera e propria tata che arriva anche ad educarli (il S, Bernardo di Peter Pan).

E’ un’idea piuttosto diffusa perché sono tanti i video in cui il cane DEVE in ogni caso sopportare il bambino, qualunque cosa faccia e non importa i segnali che questo manda, per far capire che la situazione lo turba (ne ho visto uno in cui una bimba abbracciava un Rottweiler ringhiante, figuriamoci).

Partendo dal presupposto che CANI E BAMBINI NON VANNO MAI LASCIATI DA SOLI, devono essere gli adulti ad avere degli accorgimenti e comportamenti i quali educhino il bambino al rispetto del cane ed il cane a non temere i bambini.

  • Fino ai 3 anni il bambino non è in grado di imparare regole complesse per approcciarsi al cane, in questo caso la sorveglianza di un adulto è necessaria negli incontri. Questi sono molto importanti, in quanto i due capiscono di essere parte dello stesso gruppo famiglia e impareranno a non temersi e ad accettarsi con gradualità;
  • Bisogna insegnare al cane ad interagire in modo tranquillo e gentilebc3 con i bambini, in questo modo si evitano incidenti date dalla mole del cane, ma anche dall’esuberanza di questo. Per contro, bisogna che il cane abbia i primi incontri con bambini educati (tranquilli, nel limite del possibile poco rumorosi, delicati nelle carezze), in modo che non li tema o che solo la vista gli causi stress;
  • E’ necessario presentare il bambino in modo corretto, non imporlo, né nasconderlo prendendolo in braccio (questo è molto pericoloso perché viene stimolato ancor di più l’interesse del cane);
  • Per mia opinione personale (c’è chi lo tollera), un cane non dovrebbe ringhiare ad un bambino neanche se motivato a falro, si tratta di una manifestazione di aggressività inappropriata e il proprietario ha la responsabilità di far di tutto perché non si arrivi a tanto, se dovesse succedere bisogna far capire al cane che è un comportamento errato (non in modo violento);
  • Quando il bambino diventa grande abbastanza per capire le regole, è necessario dirgliele in modo corretto, senza causargli timore e che le rispetti SEMPRE:
    • Non va bene che il bambino salti sul cane, gli tiri le orecchie, lo morda o lo colpisca o gli causi in altro modo dolore: può darsi che non succeda 1000 volte niente, ma un giorno il cane potrebbe avere dolore, o anche una giornata no (capita anche a loro);                        bc4
    • Quando il cane dorme o mangia bisogna lasciarlo stare, fine. Il bambino non deve e non può mettere le mani nelle ciotole durante il pasto, disturbare o svegliare il cane all’improvviso;
    • Il bambino non deve né giocare con le mani né metterle in bocca al cane, questo deve capire che le persone non vanno neanche sfiorate con i denti;
    • Ci sono i giochi del cane, i giochi del bambino e i giochi del cane e del bambino, in questo caso entrambi vanno educati su quali giochi si possono usare insieme (a seconda dell’età) e su come giocare (per non farsi male e per evitare di eccitare o spaventare il cane);
    • Il bambino va educato ad incontrare il cane in modo corretto, senza essere troppo fisici, prepotenti o invadenti. Bisogna che questo si presenti in modo tranquillo, senza urlare o gesticolare troppo e per un tempo che il cane tolleri;
  • Se il cane si dimostra protettivo, senza ragione, nei confronti del bambino con qualcuno della famiglia o uno dei due partner, non bisogna ridere o incoraggiare questi comportamenti perché ci sono cani che pur di “portare via” il bambino, prendono con la bocca gli indumenti (se va bene) o le mani del bambino (e non solo);
  • Il bambino può tenere il cane al guinzaglio solo quando si è sicuri che entrambi non corrano nessun pericolo, tenendo conto della taglia, dell’età (del cane e del bambino) e dell’ambiente.

E’ provato che prendersi cura di un cane renda più responsabili ed empatici i bambini, appunto per questo è necessario che si verifichi l’accettazione dei bisogni (diversi), di capirne il linguaggio e che sopratutto, che non ci si sta rapportando con un peluche, né con una macchina.

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Ecco perché ci sono poche strutture che accettano i cani 

Non c’è niente di peggio dell’abbandono per il cane, dicono. Di lasciarlo in mezzo alla strada, semza cibo nè acqua o in canile, è da vigliacchi. Una persona magari ha un attimo di esitazione, la coscienza si farà sentire almeno per un attimo (spero). C’è però chi in vacanza ci va tranquillo col cane… In stanza. 

C’è gente che lascia il cane da solo in camera per ore ed ore, andando in giro per i fatti propri. Però il cane va in ferie eh! Che proprietari responsabili e amorevoli.

Purtroppo, sono venuta a sapere, è una pratica assai diffusa, per questo si legge nei regolamenti degli hotel “vietato lasciare il cane incustodito in stanza”. 

I danni sono inevitabili, a meno di non avere un cane santo o un kennel resistente e un cane santo.

A questo punto le strutture con regole che mi sembravano insensate, esagerate ed incredibili hanno più che ragione.

Per colpa dell’ipocrisia, dell’ignoranza e della strafottenza di certi individui ci rimettono anche persone che vanno in vacanza CON e PER il cane. Vergognosi.

Questo accade in spiaggia, nel supermercato (in cui non è sorvegliato perché siamo impegnati a care la spesa) nel campeggio, case-vacanza ecc… È facile immaginare i danni che può fare un cane non stimolato, solo, in un ambiente che non conosce e non sorvegliato (magari pure senza l’assicurazione).

Non so voi ma con i miei cani ci siamo divertiti come matti (scriverò un articolo a proposito).

“Alle bestie che adottano gli animali”

Questo povero cane è solo la punta dell’iceberg di ciò che alcune persone fanno subire ai propri animali, ce ne sono 80.000 come lui (e non solo cani).

È morto sotto il sole, di sete, di fame o di caldo, non importa perché non lo sapremo mai. 

È morto da solo, tirando chissà quante volte quella corda, abbaiando a più non posso. 

È morto perché chi ne aveva la responsabilità, chi lo ha portato a casa propria, ha deciso che ormai ne aveva abbastanza. 

Che le vacanze sono più importanti del prenderesi cura di un essere che non ha deciso di entrare in casa loro o del proprietario. 

Che non ha senso chiamare 21 regioni per trovare un hotel e una spiaggia dove il cane possa stare bene, è solo un cane.

Magari era difficile portarlo fuori, magari tirava e lasciarlo morire solo è sembrata l’unica soluzione definitiva.

Con un cane serve troppa pazienza, vanno fatti troppi sacrifici, spesi tanti soldi e tempo e in cosa? Un animale.

Quell’animale però è stato adottato, portato in casa e tenuto per un po’ e poi buttato. Una cicca: la mastichi e quando non ha più sapure la sputi. Quell’animale avrà visto il suo assasino come punto di riferimento.

Mi piange il cuore al pensiero della solitudine, dell’ansia e della tristezza di un essere che prova molte delle emozioni che proviamo anche noi. Chissà quanto avrà atteso senza capire, chissà se ad un certo punto ha capito che sarebbe morto lì. Lo chiamano abbandono, io lo chiamo omicidio.

Le bestie non dovrebbero poter adottare animali.

Il cane prepotente non vuole “solo giocare”

È difficile spiegare ad un proprietario che il suo migliore amico ha letteralmente preso il controllo di tutti i componenti del gruppo “famiglia”, a volte è esteso a tutti coloro che entrano in casa. Questo perché manca la cultura del cane come animale e perché non si ritiene che un essere meno evoluto (passatemelo), sia in grado di controllare noi o i nostri cari/amici. 

Solitamente questi cani esercitano il loro controllo in modo acustico (abbaio verso chi si vuole allontanare o chi si muove senza il permesso) e/o in modo fisico dallo schiacciare, al pizzicare fino a mordere. Spesso sono cani che non sono in grado di gestire la situazione e per questo sono molto stressati, quindi perché semplicemente non smettono? 

Perché il proprietario non gli fa capire in modo chiaro che non c’è bisogno che lui sia sempre sull’attenti, che controlli tutto e tutti, spesso perché “umanizzando” certi comportamenti si da il messaggio (magari ridendo) che quello che sta facendo il cane è corretto, incoraggiandolo.

Ci sono proprietari che non distinguono la voglia di contatto fisico con il controllo (bloccaggio) e pensano che il cane voglia, appunto, solo giocare, altri nemmeno possono muoversi in casa o invitare qualcuno ad entrare.

Altri hanno le braccia, le gambe ( o comunque punti del corpo a cui il cane arriva) rovinate dai denti o dalle unghie: “vuole le coccole/attenzioni, è geloso” e questo fa piacere, perché si crede che in questo modo dimostrino il loro affetto per noi, ma l’affetto non c’entra niente col controllo.

È facile pensare che questi cani abbiano proprietari remissivi, viziatori, obbligati ad eseguire ciò che sceglie, ma non sempre è così. 

Molte volte manca la comunicazione corretta sui comportamenti da tenere o meno, anche i cani con proprietari molto duri, o violenti, arrivano ad un punto che si sentono costretti a difendersi e a prendere il controllo della situazione per evitate di essere vessati.

CANI PREPOTENTI E BAMBINI

Ci sono esemplari meravigliosi riguardo la protezione (e può andare bene se motivata ed equilibrata), ma quando questa muta in controllo si rompono quegli equilibri per i quali il cane è parte integrante della famiglia. Basti pensare a quanti video mostrano la madre incinta e il padre che non può nemmeno avvicinarsi e questi cosa fanno? Ridono e fanno i complimenti al cane. Questo è il classico modo di rafforzare un comportamento che è pericoloso.

Come sempre consiglio di non lasciare MAI da soli cani e bambini e di non prendere con leggerezza i comportamenti di entrambi, se notate qualche comportamento inadeguato rivolgetevi ad un professionista.

In questi casi bisogna cambiare modo di vedere e di rapportarsi con il cane, si tratta di educazione e non di addestramento, neanche quello più “violento” funziona (in generale non funziona e basta).

Non pensiate (come ogni cosa) che queste situazioni si risolvano in poco tempo, abbiate pazienza e siate coerenti e mai e poi mai violenti.

“Il cane deve capire l’uomo, noi non dovremmo capire il cane?”

“Breed Specific Leigislation” (in cui sono compre queste razze: American Pit Bull Terrier, Japanese Tosa, American Staffordshire Terrier, American Bulldog, Central Asian Shepherd Dog, Boerboel, Dogo Argentino, Kangal, Caucasian Shepherd Dog, Tornjak,  ) è questo il motivo per cui Iceberg, una femmina di Dogo Argentino, rischia di morire in Danimarca perché in una normale baruffa ha causato dei lievi danni a chi ha messo le mani in mezzo per dividere i cani (dal referto della polizia si parla di 3mm). Questa persona ha denunciato l’accaduto e le autorità sono andate a casa di Giuseppe, il proprietario, per sequestrare Iceberg in attesa della soppressione.

Giuseppe ha passato i controlli all’aeroporto con la sua Iceberg, nessuno lo ha fermato o anche solo avvisato di questa terribile (ed inutile) legge.

Queste “liste” di cui fanno parte i cani ritenuti pericolosi sono inutili, non tanto perché non esistano cani pericolosi, ma perché farne solo una questione di razza è superficiale e dannoso.

Per fare un esempio, il Labrador ha la stessa forza nel mordere che ha un Pit Bull, ma indovinate quale dei due cani verrà soppresso?

Invece di investire soldi nelle risorse utilizzate per sequestrare e uccidere i cani, sarebbe meglio educare i nuovi proprietari, razza o non razza. Ci sono razze che sembrano più facili da gestire, ma non sempre è così. Il pregiudizio umano, ciò che ci fa vedere la televisione, ciò che leggiamo, ci condizionano anche troppo.

Per esempio, nessuno sospetterebbe che un Pastore Tedesco, un Collie, un Jack Russell o un Golden Retriver possano essere aggressivi, mentre è più facile collegare questo tratto a Dobermann, Rottweiler, Pit Bull ecc… ma posso dire, per mia esperienza diretta, che ho visto ognuna delle razze sopracitate avere comportamenti aggressivi e causare danni (il Jack Russell, per esempio, ha staccato la punta del naso del proprietario e per poco non accecava un occhio al figlio).

Questa lista non tiene conto di aspetti fondamentali che incidono sul comportamento del cane, la genetica e l’educazione.

Se un allevatore è competente selezionerà quei caratteri che portano ad avere cani equilibrati e tocca poi a chi accoglie il cucciolo, o l’adulto, fare un percorso educativo col proprio amico, per garantirgli i mezzi per crescere in modo corretto: la giusta indipendenza, la capacità di relazionarsi con le persone ed i suoi stimoli. L’ideale sarebbero corsi per imparare a leggere il cane (“I segnali calmanti: leggere il proprio cane per evitargli stress inutili”) per prevenire situazioni sgradevoli.

Giuseppe intanto, con la Fair Dog Association, sta combattendo una battaglia legale per salvare la vita a Iceberg, ma se volete aiutare qua c’è la petizione che potete firmare.

Discriminare un cane per la sua razza è incivile, ogni soggetto ha infatti la sua personalità, non possiamo dimenticare come molti di loro siano stati e sono tuttora utili ed apportano un aiuto preziosissimo alle nostre vite. Pretendiamo che i cani capiscano come siamo fatti, cosa vogliamo da loro, non sarebbe il caso di ricambiare?

 

“Al cane non serve lo spazio, al cane serve tempo, il nostro”

“Quanti cani hai?”

“Ne ho 3”

“3!? In casa!? Poverini, soni sacrificati”.

Nel 2017 c’è ancora chi pensa che avere il giardino (meglio se GRANDE), sia indice di un cane felice, sottovalutando il tempo da passare con loro, ma soprattutto cosa si fa in questo lasso di tempo.

Non basta lanciare la pallina 2 volte, neanche 100. Non basta il giardino con lo spazio, il cane non inizierà a fare attività da solo e se invece inizierà a muoversi, lo vedrete fare sempre lo stesso percorso, fissandosi e dando vita a comportamenti anche autodistruttivi. Non basta il giretto per fare i bisogni, non basta che “il cane è un animale, sta meglio fuori. In casa soffre”. 

Sì, in casa può soffrire ma anche fuori se mancano gli stimoli e la compagnia umana. 

Um cane ipostimolato sarà stressato e darà vita a comportamenti stereotipati, oppure si spegnerà, spesso questi vengono definiti “tranquilli”. 

Far giocare un cane sempre con lo stesso tipo di gioco, sempre nello stesso modo, non è un modo corretto di interagire. Quando si gioca infatti si dovrebbe dare uno stimolo al cane per collaborare con noi, per divertirsi con noi, non solo per farlo “scaricare”.

Bisogna tener conto delle tendenze di razza, del carattere o preferenze dell’individuo e anche della sua fisicità.

Ad esempio un cane come il Bulldog non potrà fare tipi di attività in cui c’è molto sforzo fisico; come invece un cane pesante non potrà saltare o fare acrobazie come uno leggero. Per fortuna, ad oggi, ci sono tante attività per ogni taglia e razza.

Un cane che vive in casa e ha i giusti stimoli e fa la giusta attività (in tipologia e quantità) è molto più felice e in salute di un cane che vive in giardino, senza stimoli e col proprietario assente o che gli fa fare attività in modo superficiale.

“Una campagna a favore delle adozioni”

La campagna (p: Amol Jadhav, d:Pranav Bhide) promuove le adozioni con queste bellissime illusioni che giocano con la luce.

“C’è sempre uno spazio in più. Adotta”

Ci sono molte persone che potrebbero adottare un animale, ma a volte hanno bisogno di un piccolo incoraggiamento.

Per quanto lo spazio sia un fattore rilevante, è ancora più importante il tempo e le cure che possiamo dare ai nostri amici. Non è raro infatti che le adozioni vengano fatte in modo superficiale: si stima che in italia vengano abbandonati ogni anni circa 80.000 gatti e 50.000 cani, tra canili o gattili e strade. Un numero altissimo, che però non riguarda solo la stagione estiva, ma anche quella venatoria (perché il cane non è bravo a cacciare).

L’abbandono è un reato punito con l’arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro.

Tuttavia la legge non scoraggia questi delinquenti, sarebbe meglio lavorare anche per far capire il rispetto che va dato a questi animali e le responsabilità che ne derivano.

Se scegliete un animale, che sia per sempre.

“L’ignoranza delle bestie”

In Italia è legale l’uccisione di quasi mezzo miliardo di animali (fonte: lav), senza contare quelli non segnalati e quelli vittime del bracconaggio. In Italia il bestiame difficilmente è protetto dai cani o da da recinti adatti. Sempre in Italia, si mettono trappole per evitare che gli erbivori rovinino i raccolti.

In sintesi, si decimano i lupi perché mangiano ciò che i cacciatori lasciano (poco), si uccidono gli erbivori perché fanno danno e per la caccia, si pretende che un lupo (perché gli altri sono stati uccisi) sia così stupido da cacciare un cinghiale, invece che cercare prede meno pericolse: questo basterebbe per “capire” il lupo e per tutelarlo.

La differenza tra cane e lupo, come ho già sotrolineato nell’articolo Dal lupo al cane, è che il primo si è auto-selezionato proprio sulla tolleranza della vicinanza dell’uomo. Quei lupi che invece scappavano sono rimasti lupi e ancora mantengono questa “distanza di fuga” che tanto li differenzia dai cani.

Si fanno girare leggende nelle quali il lupo è stato portato appositamente in Italia, quando i test sul DNA lo smentiscono, ne sono stati trovati alcuni provenienti dalla Germania, ma gli altei erano tutti lupi italiani. Basterebbe pensare a quanti km può fare il lupo e che in Abruzzo c’è un intero parco che li protegge, per capire che nessuno li ha “portati”.

“Il lupo era estinto da 150 anni”

No, il lupo c’era eccome, ma non si vedeva: più boschi, prede selvatiche, meno urbanizzazione e una forte pulsione ad evitare l’uomo.

Sono d’accordo, gli allevatori devono essere tutelati, ma devono tutelarsi loro per primi: in Trentino sono già attivi i cani anti-lupo (o guardiani del gregge) che scoraggiano i lupi.

Siamo nel 2017 e sappiamo bene che la natura ha i suoi equilbri, già nel parco di Yellowstone ci sono documentazioni di come il lupo abbia cambiato (in meglio) l’ambiente. Se lo stato tutelasse gli allevatori, che come il lupo guardano bene chi attaccare (il lupo è uno ed è debole, chi potrebbe tutelarli invece ha molto potere), se si allestissero recinti e rifugi adatti, se il lupo avesse a disposizione più prede, forse potremmo convivere con un animale che ci somiglia tanto.

“La scelta del cane”

Adottare un cucciolo o un cane adulto è sempre un passo importante, prima esperienza o meno. Ci sono varie ragioni per prendere un cane: per avere un compagno da coccolare, perché ci piace, perché vogliamo sottrarlo alla “vita da canile”, per fare sport ecc… qualunque sia il motivo, è molto importante procedere nel rispetto delle attitudini, della salute e del carattere del cane.

CUCCIOLO/ADULTO DA CANILE O ASSOCIAZIONE 

La scelta di adottare un cane dal canile presenta oggettivamente qualche rischio in più rispetto ad adottarne uno da un allevatore responsabile e competente, questo perché il comportamento del cane è in parte influenzato dalla genetica (non ne conosciamo i genitori) e in parte dalle esperienze (non sappiamo che rapporti abbia avuto con le persone, con altri cani ecc…). Inoltre c’è anche un periodo che dura fino alla 12a settimana detto “finestra di socializzazione“, in cui tutto ciò che il cane sperimenta influenzerà molto sul comportamento (su cosa sia la finestra di socializzazione in specifico scriverò un altro articolo). Tuttavia, affidandovi ad un educatore esperto, magari che conosca bene il cane, potrete ridurre questi rischi. Un’altro aspetto importante di cui tenere conto è la cosiddetta “Sindrome da canile“, questa si verifica soprattutto nei cani che ci hanno trascorso molto tempo.                            Nel nostro immaginario (tendendo ad umanizzare), pensiamo che la nostra casa sia un posto nettamente migliore per il cane, ma non subito. Dal punto di vita del cane si presenta invece un cambiamento e da animale abitudinario qual è, subisce un forte stress. Passa infatti da un ambiente caotico (abbai continui, altri cani, volontari ecc…) ad uno con minori stimoli e questo lo porta a manifestare comportamenti che servono a scaricare questo stress: alcuni non dormono, altri continuano ad abbaiare, altri ancora sembrano iperattivi o hanno comportamenti ossessivi (es. leccarsi le zampe fino a togliere il pelo). L’importante è che l’arrivo a casa sia il meno caotico possibile, evitare di assillare il cane e lasciarlo tranquillo quando si calma (anche una semplice carezza può caricare lo stress nei primi giorni). Quando poi si sentirà a suo agio nella sua nuova casa si potrà iniziare a costruire un rapporto basato sulla fiducia reciproca.

Assicuratevi che dal punto di vista burocratico sia tutto in ordine (intestazione del cane, vaccini, sterilizzazione).

CUCCIOLO/ADULTO DA ALLEVATORE

Spesso sento dire “non è giusto pagare per avere un animale”, in realtà quando mi sono affidata all’allevatrice del mio Border Collie (Kairos) non ho mai pensato di pagare il cane, bensì il suo lavoro. I genitori di Kairos sono due cani che lei conosce bene (come ho scritto parte del comportamento del cane è influenzato dalla genetica) e testati sulle malattie che può presentare la razza. Oltre a questo, quando ci si rivolge ad un allevatore, è importante vedere l’ambiente in cui cresceranno (la pulizia è un buon indizio, come la luminosità e il rumore/silenzio) e fare domande su come saranno cresciuti (a che stimoli saranno sottoposti). Collegandomi col discorso “finestra di socializzazione” e con il fatto che il comportamento del cane è influenzato anche dagli stimoli che riceve, capirete quanto sia importante quel periodo di 60 giorni (un allevatore competente non vi consegnerà il cucciolo prima) sia con la mamma e i fratellini, che a livello di esplorazione sensoriale. Una scarsa luminosità potrebbe portare alla cecità così come una troppo intensa e continua. Una scarsa stimolazione con l’ambiente circostante potrà produrre comportamenti indesiderati, così come in caso di iper-stimolazione (caos, rumori improvvisi). Assicuratevi che il cucciolo rimanga con la mamma nel periodo dei 60 giorni, alcuni allevatori senza scrupoli li separano allo svezzamento (per non consegnare cuccioli che abbaiano per la mancanza dei genitori, ovvero che tornano all’allevamento/vanno in canile), magari il piccolo guairà per un po’ ma avrà meno difficoltà a frequentare gli altri cani perché relazionandosi con la madre e i fratellini, avrà imparato le basi della socializzazione. Ultimo, ma non meno importante, chiedere quante gravidanze fa la madre all’anno (è consigliabile una, per la salute sua e di conseguenza della prole) e quante cucciolate in contemporanea ha l’allevatore, gestire una gravidanza infatti è una impegnativo e avere meno cucciolate porta un livello di cure e attenzioni maggiori.

Diffidate dai “cagnari”, ossia quelle persone che hanno passione per i soldi e non per i cani: se visitando l’allevamento vedrete scarse condizioni igieniche, sovraffollamento dei box, o se anche l”allevatore vi fa un prezzo diverso a seconda della consegna del pedigree o meno, è consigliabile recarsi altrove.

In un buon allevamento i genitori sono visibili (almeno la madre), entrambi con pedigree consultabili e testati per le dovute malattie.

LE TENDENZE DI RAZZA

L’uomo ha selezionato vari comportamenti perché utili, in quelle linee “da lavoro” queste tendenze o pulsioni sono ancora forti. Parlo di “pulsioni”, sarebbe infatti inesatto parlare di “istinti” perché tutti questi comportamenti fanno parte del “pacchetto caccia” (anche qui scriverò un altro articolo per essere più esaustiva), non esiste “l’istinto di caccia”, infatti l’istinto che guida la “pulsione caccia”, è la fame (come è istinto la sete, oppure ciò che guida il cucciolo ad attaccarsi alla mammela).

Questo non vuol dire, nel caso del labrador, che 3 volte a settimana DOVETE portarlo a recuperare un’anatra a cui sparate (preferibilmente in acqua), ma che dovete proporgli delle attività nelle quali c’è ANCHE il riporto o il nuoto, perché “anche”? Perché potete proporgli altre attività che possono piacergli anche al di fuori delle tendenze di razza o attività che lo stimolano mentalmente e renderlo comunque appagato.

ESPERIENZE PERSONALI

Prima di prendere un Border Collie mi sono informata , ho letto che sono cani iperattivi, cani che devono lavorare sul gregge se no non si sentono completi/appagati, diventano cani agitati ecc… Tutti i Border Collie che ho conosciuto sono diversi tra loro, così come i proprietari. Spesso quel cane identificato come “iperattivo” è solo voglioso di fare qualcosa perché poco stimolato; un altro, bollato “da lavoro”, preferisce l’Agility alla Conduzione, alcuni non seguono nessuna disciplina, ma hanno un proprietario che si premura della stimolazione mentale e fisica e sono cani molto felici. Questo per dire che le tendenze di razza sono importanti, ma non sono tutto, è importante conoscere invece i tratti caratteriali e comportamentali che l’allevatore ha selezionato nella scelta dei genitori.

Bisogna anche mettere in conto che avere un cane cambia la vita, in meglio per una miriade di aspetti, in peggio per altri. Oltre all’evidente lato economico (cibo giusto, visite e controlli) e a quello materiale (oggetti rovinati, bisogni in casa), avere un cane richiede sacrifici. Bisogna avere e trovare il tempo di stare insieme, di fargli fare ciò che gli piace, di educarlo nel modo corretto (non metodi coercitivi, urla o strattoni vari) e forse non si potrà andare nell’hotel che si desidera perché non accettano i cani o perché magari li accettano, ma non possono fare altro che stare sotto l’ombrellone (wow); bisogna far capire ai bambini che non è un giocattolo, agli sconosciuti che non per forza il cane deve accettare o desiderare le carezze.

In sintesi avere un cane è una responsabilità molto grande, ormai non si può più parlare di “animale – macchina” ( è un essere che pensa), ma che proprio per questo, ci regala emozioni uniche e stupende.

Giada

“Un antico compagno”

 

Tomba
Tomba ritrovata in Israele, datata 12,000 anni. Si può notare come la mano poggi sul piccolo cane.

Nel mio primo articolo vorrei parlare del cane in generale, di un’alleanza che ha almeno 12.000 anni. Sono stati ritrovati resti in varie tombe nel mondo che sono testimonianza di questo splendido ed antico legame. E’ ormai assodato che i nostri amici siano discendenti dei lupi, dal grande Alano, al veloce Saluki, al piccolo Bassotto. Piano piano si sono avvicinati ai nostri accampamenti sempre più stabili nel tempo, per mangiare i nostri rifiuti, migliorando sensibilmente le condizioni igieniche. Non solo, i cani si sono prestati come allertatori e difensori del proprio territorio, della comunità e delle sue proprietà. Ma non basta, perché questo splendido animale ha mostrato comportamenti utili all’uomo nella caccia, nella difesa del bestiame e più tardi nella conduzione di questo, migliorando così anche le possibilità di sopravvivere della nostra specie. Hanno trainato slitte in luoghi pericolosi, aiutato pastori con il buono e il cattivo tempo, hanno partecipato alle guerre dell’uomo. L’alleanza con il cane ha portato all’uomo molti vantaggi e ne continua a portare anche oggi sul piano psicologico. Non c’è niente di più bello dei nostri amici che ci fanno le feste quando torniamo, di vederli correre o giocare e di guardarci con quell’espressione di attenzione, anche se questo porta dei sacrifici perché bisogna sempre mettersi in discussione quando qualcosa non va. Anche se appunto la convivenza a volte non è così rosea (per vari fattori che tratterò nei prossimi articoli), dobbiamo a questo animale il rispetto in quanto è un essere che pensa, che ha emozioni, che prova più soddisfazione nel fare alcune attività al posto di altre e a cui dobbiamo donare affetto, pazienza e tempo.

Giada