“Il pedigree è solo un pezzo di carta” e altre idiozie

Vorrei precisare che questo articolo non serve per fare polemica, ma per tutelare quelle persone che decidono di reperire le informazioni da gente decisamente non adatta a darne. Preferisco in generale parlare più del cane, siccome però sono le persone che sono responsabili di questo, devo spostare l’attenzione su una piaga più che sociale, Social.

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Pedigree inutili e allevatori schiavisti

Esistono, nei Social Network, i cosiddetti “gruppi” in cui dovrebbe avvenire uno scambio di informazioni utili a gestire la vita col cane. Voglio precisare che ci sono gruppi che danno informazioni utili, veritiere, si discute in modo civile e che rispetto perché divulgano la cosiddetta “cultura cinofila”, bannando chi usa certi termini offensivi, chi in qualche modo umilia a tratta male il cane, cercando di far capire che certi comportamenti non vanno bene, ma non tutti sono così.

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Si “discuteva” del pedigree e della sua non importanza. Come potete leggere negli screen, viene paragonato ad un pezzo di carta igienica e queste persone mi prendevano in giro spalleggiandosi l’un l’altra, con battutine, sarcasmo e qualsiasi cosa lontana da un briciolo di maturità. oh-hell-no-609cct

Ciò che ho scritto riguardava l’importanza del pedigree per prevenire alcune malattie a trasmissione esclusivamente genetica, l’importanza degli esami fatti e anche dei vari successi conseguiti in campo morfologico (in alcune razze, in altre invece non sempre è un punto a favore) e in campo sportivo/lavorativo.

Inoltre, ho scritto che tuttavia il pedigree non può garantire l’esclusione di alcune malattie (vedi la displasia), ma può solo certificare il lavoro dell’allevatore e il suo impegno nel selezionare cani sani. In poche parole non è detto che un cane con il pedigree non si ammali (sempre un cane è), ma che se un allevatore è competente e tiene alla salute della razza, è utile.

Ho anche aggiunto che non ha senso amare meno un cane senza pedigree e che l’affetto che proviamo per loro non deve dipendere da questo. Tutto inutile, purtroppo, perché questa gente è la prima che da soldi non tanto ad allevatori ma a cagnari.

Ce ne sono altri per i quali gli allevatori sono tutti, TUTTI,  delle persone spregevoli, che fanno quello che fanno solo per i soldi. Ce ne sono fatti così e anche tanti, che magari gli dicono che col pedigree il cane costa così, senza costa la metà e sempre magari, si vantano sui Social perché “a me il pedigree non interessa” (chi vuol capire…).

Ci sono però persone competenti, interessati alla salute della razza, che fanno accoppiare cani  in salute, dal buon carattere e dalle doti che caratterizzano la razza, per mantenerla appunto, che mantengono i contatti con chi ha comprato i propri soggetti, per capire in che direzione sta andando il loro lavoro ed è grazie a questi che oggi esistono cani in salute e prestanti.

Se compri i cani fai schifo, se li adotti sei santo

Non finirò mai di dire che il prezzo è per il lavoro che fa l’allevatore (non il cagnaro) e che adottare è importantissimo.

Bisogna capire però che adottare un cane che può aver subito traumi non è una passeggiata, questo non sarà riconoscente e ubbidiente solo perché è stato portato in casa. Capito questo, capito che non è che valga meno e quindi abbia meno bisogni, anche economici, l’adozione è davvero importante.

Il cane senza pedigree è comunque di razza

No, per il semplice fatto che non è certificato (c’è però un percorso da poter fare che consente il rilascio di un Certificato di Tipicità, che dopo la 4a generazione riconosciuta consente di ampliare il pedigree a ROI)è come dire che se io parlo italiano allora sono italiana, senza documenti non se ne fa nulla.

I gruppi su FB sono utili perché invece che il parere di uno si ascolta il parere di tutti

Sentire più pareri è utile (in cinofilia, come nel resto delle cose, non esistono verità uniche) se però vengono da persone competenti e spesso queste si sono fuori dai gruppi perché si sono davvero stancate (eufemismo) di essere attaccate in modo ingiusto e prepotente, di essere prese in giro da persone che “ragionano” con frasi fatte e idee, ormai radicati, impregnate di ignoranza.

Vorrei, giuro, lasciar perdere ma non riesco a tollerare questa ignoranza e soprattutto stupidità che continua a regalare soldi a chi fabbrica cani solo per soldi, senza tutelarne la salute, il carattere o le tendenze di razza.

 

 

“Lo sheepdog in Italia e ciò che non si impara dai cani- Intervista ad Andrea Balugani”

Andrea Balugani mi ha gentilmente concesso un’intervista per fare chiarezza su cosa sta accadendo nel mondo dello Sheepdog italiano.

“La maggioranza dei soci non ritiene che questo consiglio li possa rappresentare, così stanno richiedendo e hanno già richiesto (secondo lo Statuto) un’assemblea straordinaria in cui si deciderà se continuare con questo consiglio o meno” cosa che purtroppo gli viene negata, nonostante sia quasi il 50% a richiederla (quando ne basta il 25%), violando così lo Statuto.

“Siamo stati costretti ad intraprendere vie legali, ma questo non servirà perché i tempi di attesa sono lunghi e questo consentirà all’attuale consiglio di finire il proprio mandato”.

Andrea e le altre persone ritengono che in questo Consiglio, oltre a chi si occupa di gestire bene la carica (purtroppo si ritrovano dentro a questa situazione), ci siano persone inattive da sempre o comunque da molto e persone incompetenti.

Andrea e altri suoi colleghi hanno voluto dare un messaggio forte, nonostante si siano qualificati tra i primi 7/8 nelle competizioni Nazionali (tra cui chi si è classificato primo, Lorenzo Diana), hanno ritirato i loro 4 cani perché il Consiglio ha acconsentito a fare una gara a Settembre, sempre però collocandola nella stessa Stagione, con la coincidenza che ci sono persone vicine al Consiglio fuori da questa classifica.

Non c’è un divieto nel regolamento che lo impedisca, ma non era mai successo prima e questo anno ci sono state gare a oltranza che hanno dato occasione a tutti di classificarsi.

“Bisogna anche considerare l’ambito in cui il cane fa le gare, in questa Stagione infatti le competizioni si susseguono, mentre invece ad andare a Settembre ci saranno 3 mesi in cui il cane non farà gare ma sarà solamente preparato”.

So già che non sarei arrivato primo col mio cane, sulla carta ci sono binomi più preparati, ma dare un messaggio così forte è necessario in quanto non si può fare altro. Saranno sì Campioni Italiani, ma su quanti partecipanti?”.

Forse bisognerebbe imparare solo a divertirsi e a lavorare col proprio cane, proprio come loro fanno con noi.

 

“Addestramento del cane: metodo classico e metodo operante”

Ci sono due filoni di pensiero riguardo la metodologia di addestramento del cane, ma prima chiariamo il concetto di rinforzo e punizione.

Il rinforzo serve per aumentare la possibilità che si verifichi un comportamento che desideriamo nel cane.

  • Rinforzo positivo: è un rinforzo che prevede un premio attivo (es. la lode, il               boccone, il gioco, la carezza;
  • Rinforzo negativo: viene tolto uno stimolo negativo (es. qualcosa che procura fastidio) qualora il cane esegua il comportamento desiderato.

La punizione invece mira a diminuire la possibilità che si verifichi un comportamento indesiderato.

  • Punizione positiva: agisce direttamente sul cane (es. il “no”, il collare che si stringe e mi fermo qua);
  • Punizione negativa: si toglie il premio (es. niente lode, gioco o boccone).

Ritorniamo ai metodi: classico e operante.

  • Metodo classico: documentato da Pavlov, questo metodo prevede l’utilizzo di uno stimolo neutro, associato ad uno stimolo incondizionato (che genera una risposta spontanea). Esempio: mettendo il boccone sopra il naso del cane lo si induce a sedersi, perché tenere in quella posizione il collo per lui è fastidioso. Quando poi andremo a mettere la mano nello stesso modo, anche senza il boccone, il cane eseguirà comunque il seduto per associazione (avverrà poi con il segnale vocale). In questo caso il cane non avrà proposto niente, eseguendo l’azione sotto uno stimolo.
  • Metodo operante: documentato da Skinner, prevede l’esecuzione di comportamenti premiando quelli desiderati (aumentando quindi la possibilità che si ripresenti) e ignorando quelli non desiderati. Vi è uno stimolo discrminativo, ed un comportamento che varrà rafforzato o meno;
    • Un esempio di questo metodo è lo shaping (si premia ciò che vogliamo) e il free shaping (si premia tutto ciò che il cane fa), in particolare nel secondo, che premia ogni comportamento che ha il cane su uno o più oggetti, aumenta molto l’autostima di questo che, vedendosi premiare tutto, arriverà a proporre di sua volontà certi comportamenti o interazioni con gli oggetti. Sotto un esempio con Kairos di shaping, derivante però dal free shaping.

La metodologia con cui decidiamo di addestrare il nostro cane non deve essere dell’uno o dell’altro tipo, anzi, spesso integrare tra loro i metodi risulta molto utile. Non c’è quindi un metodo giusto ed uno sbagliato, bisogna tener conto di cosa si vuole insegnare (ad esempio il seduto con quello operante è una pratica complicatissima: bisognerebbe stare all’erta ogni volta che il cane si mette seduto da solo) e a quale metodo risponde meglio il cane. Entrambi i metodi possono essere usati anche nell’educazione del cane.

“L’aggressività verso le persone”

L’aggressività è un tratto del comportamento che risiede in ogni cane. Spesso viene associato ad un comportamento negativo, non tenendo conto però di quanto questo tratto sia stato utile nel corso dell‘evoluzione del cane per difendersi o per avere il controllo sulle risorse.

Esistono infatti due tipi di aggressività, appropriata e inappropriata.

Quella appropriata presenta le seguenti caratteristiche:

  • Si manifesta in caso di minaccia reale, o qualora il cane si sentisse in pericolo;
  • Ha una manifestazione proporzionale alla minaccia;
  • Rivolta ad altri cani è orizzontale (ovvero, avviene con soggetti dello stesso “livello” es. adulto con adulto, se un adulto morde un cucciolo è già inappropriata);
  • Presenta una sequenza comportamentale che parte da un avvertimento (il ringhio, l’abbaio o anche solo le labbra sollevate), ci sarà poi una pausa per valutare la risposta di chi procura la minaccia e successivamente, se la minaccia continua, il morso con rilascio immediato, per poi avere un’altra pausa.

Quella invece inappropriata invece può non avere un avvertimento, la pausa, il rilascio del morso oppure avrà più morsi; non sarà proporzionale o adeguata al contesto.

Viene classificato come pericoloso un cane che: presenta aggressività inappropriata senza essere stato provocato e morde o attacca un essere umano o un altro animale in zone pubbliche o aree private (World Veterinary Association).

L’aggressività può essere indirizzata verso persone (conosciute o meno, anche i bambini) per molti motivi.

  • Per un disagio o un dolore fisico: spesso questo aspetto viene sottovalutato, non bisogna mai scordare quanto il cane possa sentirsi vulnerabile e cioè abbia una forte tendenza a difendersi in questo caso (anche da un bambino);
  • Se manca la socializzazione verso le persone;
  • Se manca l’educazione al gioco (poco tempo con madre e cuccioli, giocare con mani…)
  • Per possessività (giochi, cibo, luoghi di riposo, ma anche le persone stesse);
  • Se il proprietario punisce con violenza il cane, questo può diventare aggressivo poiché si dovrà difendere “in anticipo” dalla punizione;
  • Una erronea o incoerente comunicazione da parte del proprietario generano stress nel cane (anche i bambini comunicano con vocalizzi a cui certi cani non sono abituati);
  • Può essere appresa, per una comunicazione errata da parte del proprietario o perché, per esempio, ha imparato che l’aggressività gli fa ottenere le risorse da lui desiderate;
  • Può essere rediretta: es. il cane sta ringhiando ad un altro cane, il proprietario arriva da dietro e gli prende il collare, il cane morde il proprietario;
  • Verso gli estranei può esserci una componente di protezione propria, del gruppo o territoriale.

L’aggressività verso i bambini è un fenomeno reale, in seguito a ciò che ho scritto prima, ci sono cani che hanno paura dei bambini, in quanto sono imprevedibili, comunicano in modo errato (es. mettere le mani nella ciotola, urlano), non capiscono il linguaggio dei cani, non ne rispettano la fisicità (tirate di orecchie, coda, morsi ecc…), fanno schiamazzi e non tutti i cani sono abituati a questo tipo di comunicazione. Ci sono cani che hanno una vera fobia per i bambini, perché in passato sono stati maltrattati proprio da questi.

L’aggressività è un comportamento condizionato da molti fattori che possono risiedere ANCHE (attenzione, non è determinante) nella selezione di determinate razze (presa/difesa), nel sesso (maschi), nella genetica, ma anche nella mal gestione e nella mancata socializzazione verso le persone.

Bisogna considerare, oltre che alla razza, cosa seleziona l’allevatore perché purtroppo a volte viene selezionata la bellezza a discapito del carattere, o attitudini  che sembrano utili al lavoro, ma che in realtà sono inutili se non dannose (accoppiare ad esempio, due cani molto nevrili, ovvero molto sensibili e reattivi) sia al lavoro che alla vita in famiglia. Di base comunque deve esserci l’equilibrio comportamentale del cane, una buona gestione da parte dell’allevatore e altrettanto da parte del proprietario, perché anche i cani di taglia piccola possono essere aggressivi e pericolosi (un Jack Russel è stato in grado di staccare la punta del naso al proprietario e quasi di far perdere un occhio a suo figlio, perché è andata relativamente bene).

Anche il contesto è rilevante, quando il cane mangia e viene disturbato tende a difendersi, così come se viene svegliato all’improvviso.

Per i cani da canile bisogna prima conoscere la storia del cane, capirne l’indole e soprattutto, anche nei casi di cani presi in allevamento, educare il bambino al cane quando possibile: come giocare, come approcciarsi (non essere invadenti), quando non disturbarlo (cibo e sonno), non maltrattarlo (non tollerare i comportamenti sbagliati del bambino pensando che il cane DEBBA essere passivo); ed è importante non lasciarli mai da soli, bisogna infatti che ci sia sempre un adulto che possa vigilare sia sul bambino che sul cane.

L’aggressività non controllata non indica dominanza, in quanto un soggetto dominante presuppone la sicurezza di sé, quindi la manifestazione di questo comportamento solo nei casi in cui è necessario e adeguati al contesto.

Se riscontrate questi comportamenti nel vostro cane affidatevi ad un esperto per evitare di peggiorare ulteriormente la situazione.

 

“Il Labrador”

“Terremoti con la coda” si potrebbe finire qua, ma sarebbe troppo sintetico.

STORIA

Il Labrador è un diretto discendente del cane di St. John, un incrocio tra una razza autoctona e i cani da caccia importati dall’Inghilterra, allevato dai pescatori inglesi sull’isola di Terranova a partire dal XVII secolo. Le sue radici si intrecciano con quelle del cane di Terranova.

All’inizio del 1800, fu importato in Inghilterra a bordo di navi provenienti dalla penisola del Labrador.

La razza fu quindi allevata e selezionata da alcuni nobili inglesi, tra cui il conte di Malmesbury, al quale si deve la nascita, nel 1885, di Buccleuch Avon, il primo esemplare di Labrador come oggi lo conosciamo.

Quattro anni dopo la nascita di Buccleuch Avon, che aveva il manto nero, nacque il primo labrador giallo, Ben of Hyde. La diffusione dei cani dal manto chiaro divenne però significativa solo dopo il 1920. L’allevamento di labrador chocolate incominciò invece solo negli anni trenta del XX secolo.

Per le sue grandi doti di cane da caccia e da riporto, il Labrador conobbe una grande diffusione in Inghilterra, tanto da essere allevato persino da re Giorgio VI.

Il Kennel Club riconobbe ufficialmente la razza nel 1903. Il primo standard della razza è del 1916, e fu in parte modificato nel 1950. Lo standard della FCI attualmente in vigore è del 1989. Lo standard del Kennel Club statunitense è del 1994 e si discosta lievemente da quello della FCI.

 

STANDARD

Di costruzione robusta, compatto, molto attivo; (il che esclude eccessivo peso corporeo o sostanza); cranio largo; torace e cassa toracica larghi e alti; rene e posteriore larghi e forti. Di buon temperamento, molto agile. Di buon temperamento, molto agile. Fiuto eccellente, presa morbida, grande passione per l’acqua. Compagno devoto, che sa adattarsi. Intelligente, appassionato e disponibile, con gran desiderio di essere gradito. Di natura gentile, non è mai aggressivo o inopportunamente timido.

“Robusto, compatto, molto attivo”: un treno.

Il Labrador infatti parte come cucciolo carino della carta igienica, dopo però (come con la carta igienica) fa a pezzi tutto. Come per il Golden (entrambi Retriver) è un cane da lavoro, anche se la selezione della linea da bellezza ha un po’ diluito questa tendenza. Esistono 3 varietà di

silverlab6colore riconosciute (miele, nero, fegato) e altre non riconosciute (tra le più famose: rosa e silver).

Anche se viene etichettato popolarmente come cane pigro (in casa quando ha finito di combinare guai lo è), ama stare all’aria aperta, soprattutto in campagna dove avrà il naso piantato per terra per la maggior parte del tempo (la motivazione olfattiva è molto alta) e se lo si tiene in forma per davvero, ha una notevole resistenza fisica.

E’ un cane da riporto, anche questa è una pulsione il cui sfogo lo appaga molto; ama l’acqua che sia una pozzanghera fangosa (bisogna assolutamente educarlo a non entrare/coricarsi/rotolarsi se non con il nostro permesso, se no impazzirete), nello scarico della fogna (io e mio papà abbiamo lavato Kevin almeno 6 volte per la puzza),vederli in fiume o in mare è qualcosa di meraviglioso.

Questo è un cane che ha estremamente bisogno di stare col proprietario e fare attività con lui e/o la famiglia (sarete seguiti in ogni punto della casa, anche il bestione avrà imparato a stare da solo), per questo dovrà anche essere educato a come approcciarsi a persone di ogni età e a regolare la sua fisicità (ha una motivazione sociale fortissima). Oppure quando vi riposerete su un divano si metterà in modo che anche mezzo centimetro di voi tocchi lui.

Quando festeggia il ritorno del proprietario (avete presente il carnevale di Rio?), se non viene ben educato, è pericoloso perché salta addosso (“mi ha fatto cadere!” e vorrei vedere, pesa 35kg) e può anche graffiare; anche la passeggiata può diventare un momento snervante perché sfoga la gioia di essere fuori e la felicità di stare col proprietario col tirare.

La motivazione più alta del Labrador è il cibo e anche se lo standard lo descrive con “presa morbida” non vi fidate, spesso infatti bisogna aspettare un attimo che si calmi prima di dargli il boccone e darglielo in un modo per il quale non si venga pizzicati (come i cavalli, per intenderci). Bisogna educarlo in modo molto coerente in questo ambito perché altrimenti vi ritroverete una fogna senza fondo a picchiettarvi col muso, oppure il muso sotto un braccio, vicino alla tavola o ancora un cinghiale che va da tutti gli ospiti della tavola a mendicare cibo (ricordo che pesa 35kg, che è compatto e agile).

Con gli altri cani in genere è di indole pacifica (a quelli che vivono con lui fa fare di cachorros_labrador_by_mskmxtutto cibo escluso, quello è suo), prima però deve aver avuto una buona socializzazione. In genere il Labrador adulto dopo aver conosciuto l’altro cane, preferisce la compagnia dei proprietari (che magari sganciano un bocconcino “guarda come sono bravo, faccio il seduto”) o farsi gli affari suoi.

Purtroppo ci sono delle linee (da bellezza) in cui la selezione del carattere è stata messa da parte e ci sono Labrador che sono (non diventano) aggressivi e un cane con una bocca del genere ha lo stesso grado di pericolosità di un Pit Bull (solo che le due razze hanno fama diversa).

Questa razza è conosciuta anche per la dolcezza che hanno con i bambini ed è vero, ma non bisogna mai lasciarli da soli perché basta una zampata (anche solo per grattarsi) per causare dolore al bambino; in particolare ho potuto notare l’attenzione che danno ai bambini che piangono.

SALUTE

Bisogna fargli fare movimento, dargli la giusta razione di cibo, testarlo per la displasia ad anche e gomiti e anche per l’oculopatie, Il pelo non richiede particolari cure, va spazzolato quando è in muta (potrete confezionare graziosi cuscini e piumoni), bisogna prestare cure regolari alle orecchie perché vi è il rischi di infezione.

Il Labrador è estremamente versatile, può seguire quasi ogni disciplina (chiaramente nel rispetto della sua mole) ed è facilmente addestrabile grazie alla motivazione sul cibo, sul gioco e sul proprietario (basta una carezza per premiarlo) ma per gradi. Ho potuto notare che quando si è in addestramento e il cane non riesce, si blocca e non fa più niente (non so se è soggettivo o meno, se lo è vi prego di correggermi).

Un cane meraviglioso che si adatta perfettamente alla vita di famiglia, un ottimo compagno di giochi, corse e pisolini sul divano, se viene educato e appagato correttamente.

Cino-ipocrisia

 

E’ di moda un’equazione secondo la quale chi compra un cane ne condanna uno al canile, perché non è giusto pagare per una vita, perché “gli animali vanno rispettati e se paghi tu non li ami” e non importa se i cani sono vissuti in casa fino all’età di 14 e 15 anni anche se, per dire eh, il Labrador che aveva il pedigree aveva vissuto 4 anni in un box-sgabuzzino in mezzo al bosco (50kg di cane-cinghiale sovrappeso); oppure anche se la Bassottina era da ben 9 anni incontinente, completamente paralizzata nella parte posteriore e tu sei cresciuta pulendola ogni giorno… sempre per dire!

Mettiamo bene in chiaro le cose: quando si paga un cane (a meno che non si vada da un cagnaro, ma questa è una responsabilità tutta nostra) in realtà si sta pagando il lavoro dell’allevatore tra selezione del carattere dei genitori, selezione della buona salute di questi (fino ai bis nonni), certificazioni, cure mediche, alimentazione e cura della madre e della cucciolata, sviluppo positivo dei cuccioli. Vi sembra poco?

Immaginiamo un mondo perfetto in cui ogni allevatore faccia bene il suo lavoro e solo chi fa bene il suo lavoro può essere definito tale, risultato? Cani più docili e in salute, ma non solo! Una responsabilità dell’allevatore è capire se chi ha di fronte può o non può prendersi cura adeguatamente del cucciolo (chiaramente non prevedono il futuro né sono mentalisti): riduzione degli abbandoni.

Sicuramente c’è bisogno di una cultura e di un trattamento diverso del problema “randagismo” in Italia (e non solo), in alcuni Paesi questo fenomeno si è estinto o va estinguendosi grazie ad un modo ben diverso di trattare l’argomento, meno sdolcinato e più realista. Qua vanno pubblicità con cani di moda, ma errate (senza indugio su… Bracco), con un’immagine sbagliata del cane (guardate come tira il Jack Russell nella pubblicità delle cicche), con qualche stratagemma per “meticciare” (Golden al 100% ma con una macchia fintissima nera attorno all’occhio), ma quando c’è uno spot contro l’abbandono o per le adozioni (MAI), allora si vede il cane triste e bruttino (a meno che non siano presenti degli attori).

Non osate poi praticare qualche disciplina col vostro cane di razza (attenzione, con un meticcio fa tenerezza perché dai, è un meticcio e magari se è bruttino ancora meglio), perché sarete dei burattinai, dei devia-cani e dei veri sfruttatori (vero che ci sono alcune persone con dei problemi, ma non tutti siamo così), tutte cose lette.

Se solo sapessero che lavoro c’è dietro ad un’esibizione e quanto anche questo contribuisca alla salute del cane! Ieri ad esempio ho imparato che non va bene che me la prenda con me stessa se faccio sbagliare un ostacolo a Kairos, perché questo incide su di lui (pensa che io sia arrabbiata con lui), mi sono sentita uno schifo, ma migliorerò e così il nostro rapporto. Non dite neanche lavoro, perché il cane è un animale e non deve lavorare!

 

Il bello è che queste cose vengono da persone: senza cani, col cane dal canile che a veder certi video viene spontaneo chiedersi perché il cane non ci torni (perché è troppo lontano), col cane di razza che però “certe cavolate non le fa perché sono umilianti”, ma non riferito al fatto che il suddetto cane venga filmato 30000 volte al giorno col bambino che continua ad infastidirlo (a Parma c’è un termine che rende l’idea: saccagnare/sagagnare) e che la suddetta vittima continui a mandare segnali di calma, no… si riferisce “all’Agility e compagnia bella”.

“Se la volpe non arriva all’uva dice che è acerba”

 

“Per me il cane è come un figlio” sì, ma…

Per quanto ci siano ancora persone che li vede come qualcosa da legare alla catena, da lasciare soli in giardino o che basta una passeggiata e due tiri di palla per farli felici, si sta diffondendo una cultura cinofila anche minima per il quale il cane diventa parte integrante della famiglia.

Alcuni lo vedono addirittura come un figlio e sono d’accordo, ma bisogna precisare che “figlio” non è sinonimo di “bambino”. Qual è la differenza?

Vedo i miei cani come figli perché sono responsabile della loro educazione, della loro salute mentale e fisica, del loro divertimento, della loro sicurezza e devo dargli gli strumenti per poter essere sicuri di sé. Come con i figli, devo capirne le inclinazioni, cosa gli piace o non gli piace fare, le loro difficoltà su cui lavorare e i limiti da rispettare. L’affetto non deve mancare, ma neanche essere soffocante.

Il cane però non è un bambino, non lo si può sgridare neanche un minuto dopo che ha combinato il guaio, non ha senso metterlo in punizione o fargli la ramanzina, non ha bisogno di 200 giochi nuovi se poi non ha nessuno con cui giocare (questo nemmeno un bambino, ma con il cellulare per un po’ funziona), non lo si può lasciare da solo “a scuola” ad imparare o lasciare che qualcun altro gli insegni senza fare la nostra parte.

Non imparerà mai a prendersi cura di sé da solo, non pulirà dopo aver sporcato, non imparerà ad usare il vasino: vento, pioggia, caldo, freddo, siamo noi che dobbiamo occuparci di lui.

Non si può pretendere niente solo perché gli si da da mangiare, perché lo si fa stare sul divano, perché gli si compra il cuscino più morbido o il gioco più costoso, per il cane tutte queste cose non hanno significato.

A differenza di un bambino che crescerà e diventerà indipendente, un cane non lo sarà mai, anzi, con l’età avrà sempre bisogno di più cure.

 

 

 

“Il Golden Retriver”

Il Golden Retriver (non “Labrador a pelo lungo”) ha origini che risalgono al 1868. Lord Tweedmouth decise di creare una nuova razza partendo da un Retriever giallo (Nous, figlio di Wavy Coated Retriver) e da una razza color marrone ormai estinta, il  Tweed Water Spaniel (Belle). I figli nati da questa coppia, con l’influenza di altre razze (Bloodhound e Setter Irlandese), diedero vita all’attuale Golden Retriver. Questo però fu riconosciuto come razza nuova dal Kennel Club inglese solo nel 1960.

DESCRIZIONE GENERALE 

Vita media: 10–12 anni

Temperamento: Intelligente, Amichevole, Affidabile, Confidente, Fedele, Gentile

Peso: Femmina: 25–32 kg, Maschio: 30–34 kg  pet-dog

Colori: Crema, Dorato scuro, Oro chiaro, Oro

Altezza: Femmina: 51–56 cm, Maschio: 56–61 cm

Origine: Regno Unito, Scozia, Inghilterra

ASPETTO GENERALE

Armonioso, equilibrato, attivo, potente, dal movimento regolare, robusto con gentile espressione.

COMPORTAMENTO-CARATTERE

Obbediente, intelligente e con innata disponibilità al lavoro; gentile, amichevole e fiducioso.

Ecco come lo descrive lo standard, da prestare particolare attenzione all’aspetto “innata disponibilità al lavoro”.

E’ stato selezionato per il riporto anche in acqua, è un cane che ha tante energie da sfogare e ha molta voglia di fare attività col suo proprietario, non di stare fermo tutto il giorno su un divano.

Capita (molte volte) che esemplari di questa razza vengano presi impulsivamente per la loro innegabile bellezza e dolcezza, ma è necessario (come ogni cane), conoscerne le pulsioni ed educarlo in modo da renderle vantaggiose, non dannose.

Alcuni cani di questa razza danno problemi perché riportano letteralmente TUTTO: dalla pantofola (e va bene), al bicchiere di vetro (ahia!) al famigliare, bambini inclusi (questo proprio non va bene).

Accade quando non si contestualizza o non si fa proprio sfogare correttamente la pulsione “riporto” (il lancio e il riporto della pallina in modo distratto va bene per 2 volte, forse).

Spesso viene “venduto” come cane sedentario e chi crede a questa falsità, si ritrova ad essere trascinato come un aquilone quella volta che decide di portarlo a spasso e hai voglia di tenere un essere dai 25 ai 34 kg felicissimo di uscire, di esplorare, di annusare. Ama appunto fare attività col proprietario, sono bravi in molte discipline (agility, obedience, dog dance, ricerca ecc…), il riporto però è l’aspetto più importante che va diretto in modo corretto.

Anche usare l’olfatto è un aspetto molto importante per questo cane, se volete stancarlo per bene anche mentalmente.

Il Golden Retriver va testato per la displasia alle anche (HD) e ai gomiti (ED) e per l’oculopatite: sono test obbligatori, assicuratevi che l’allevatore li abbia effettuati su entrambi i genitori. Questo NON VI GARANTIRA’ un cane senza displasia, perché purtroppo è una malattia multifattoriale, ovvero può sorgere in relazione a fattori diversi da quello genetico (ad esempio l’ambiente, movimenti forzati o sbagliati, cattiva nutrizione), ma quantomeno avrete la certificazione del buon lavoro dell’allevatore (ed è già un ottimo punto di partenza).

Non sono necessarie cure speciali per il pelo, viene consigliata di spazzolarlo 1 o 2 volte a settimana prestando attenzione alle orecchie e alla coda; alcuni Golden emanano un cattivo odore se lavati/asciugati male, può capitare anche con una dieta sbagliata.

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Pensate bene prima di adottare uno di questi cani, alle esigenze che hanno per essere appagati, se siete disposti a soddisfarle e ad educarlo, avrete un ottimo compagno di vita.

 

Il Weimaraner

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Varietà a pelo lungo

La prima volta che ho visto e letto di questo meraviglioso bracco (non segugio) era nel 2003 su un libro che illustrava le razze, già mi piaceva. Poi quando a Livigno (nel 2008) ne ho visti due, uno a pelo corto e l’altro a pelo lungo, sono rimasta estasiata già solo da quel grigio così raro (esiste anche una tonalità blu) e da bambina rompipalle volevo vederli a tutti i costi da più vicino.

Chiedo se sono Weimaraner e loro mi sganciano un sorriso a 32 denti, mi hanno offerto una coca-cola (è un cucciolo di alano? Che incrocio è? Weim- cosa? Oggi è conosciuto come “il segugio della pubblicità”, mannaggia!) e mi hanno consentito di accarezzare Zac (a pelo lungo) e Christy (pelo corto) che, ritorniamo a quanto ero estasiata dal pelo, si girano e mi guardano con quegli occhi ambrati. K.O.

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A chiunque, vedendo un Weimaraner, verrebbe voglia di prenderne uno, con quell’espressione nobile, quei colori ipnotizzanti e che quando si mette “in ferma” sembra una scultura che neanche Michelangelo. Ecco, proprio questa bellezza ha portato non pochi problemi a chi ne ha preso uno, pensando che fosse una statua da mettere in giardino o da esibire ad amici e parenti.

Questo cane è conosciuto anche come Bracco di Weimar (non mi dilungherò sulle origini in quanto sono molto incerte, sta di fatto che deriva da cani da caccia tra bracchi e segugi), sottolineo Bracco.

Lo standard spiega la natura di questa razza:


Docile, equilibrato, facilmente addestrabile. Cacciatore versatile, tenace, e appassionato, capace di una cerca perseverante e metodica anche se non molto veloce. Pronunciata abilità nella traccia, possiede un attacco pronto e vivace sia sulla preda piccola che su quella grande senza, per questo, essere mai aggressivo verso l’uomo. Affidabile cane da ferma e da riporto anche in acqua, il weimaraner tende a continuare il lavoro dopo lo sparo.

“Facilmente addestrabile”: sì, alla caccia, è la sua predisposizione. Non bisogna confondere questo aspetto con l’educazione.

E ancora:

Cane da caccia, da media a grossa taglia. Tipico cane da lavoro, di belle forme, nervoso e con forti muscoli. Dimorfismo sessuale facilmente distinguibile.

Da lavoro“: sono cani che hanno una forte tendenza a seguire tracce e qualsiasi cosa si muova, sono stati selezionati proprio per quello e non per la passeggiatina per fare i bisogni e poi a casa.

Per avere un buon rapporto bisogna capire ciò per cui questo cane è stato selezionato, il carattere dell’esemplare che si adotta e come comportarsi correttamente con lui, rivolgendosi ad un esperto, anche prima dell’adozione.

I Weimaraner è un cane che ama sentirsi integrato in un gruppo, vuole fare squadra, cooperare e lo mostra anche con marcature col corpo finalizzate alla “richiesta di operatività”, che un neofita può scambiare con una richiesta di affetto. Sommergendo il cucciolo di attenzioni senza dosarne i tempi e i modi, non si favorisce quel naturale distacco necessario perché avvenga lo sviluppo di dotazioni utili all’indipendenza, all’equilibrio e all’autocontrollo del giovane e poi dell’adulto. Non bisogna dunque pensare ad un animale su cui riversare continuamente le nostre cure, per quello ci sono i peluches, altrimenti potrebbero innescarsi comportamenti prepotenti e/o avere un adulto insicuro.

Per convivere bene con un cane simile bisogna conoscere le esigenze che ha questa razza e poi evitare di esasperarne l’arousal (grado di eccitazione), in quegli ambiti in cui è già alto (sempre tenendo conto del soggetto):

Come già detto, è un cane che ha un’alta motivazione sociale e affiliativa, bisogna sempre contestualizzare i momenti in cui può partecipare alle attività famigliari o con cui si può relazionare con i propri simili; questo vale anche per la motivazione predatoria (è un cane e sopratutto è da caccia): non bisogna lasciare che rincorra qualsiasi cosa, ma consentirglielo in determinati momenti e ambiti e comunque, col vostro permesso.

La motivazione a collaborare invece va esaltata, come fare cose CON il proprietario, a concentrarsi, anche all’aperto: se infatti tra le mura di casa è conosciuto come “cane-cozza”, fuori invece, se mancano l’educazione adatta e il buon rapporto, alla prima lepre lo vedrete sparire alla velocità della luce e poco serve urlare il nome.

E’ bene dunque insegnare il richiamo in modo corretto ed efficace e contestualizzare questa forte pulsione a “seguire”.
A proposito di correre, il Weimaraner ha un forte bisogno di fare movimento (come quasi ogni cane che abbia la struttura fisica per farlo) e di esplorare a livello olfattivo.

E’ chiaro che conta molto ciò che fa l’allevatore a livello di cure ed educazione del cucciolo, ma bisogna ricordare che ci sono ancora 4 preziosissime settimane in cui la finestra di socializzazione è aperta: cosa fare?

A meno che non si sia già esperti, bisogna intraprendere un percorso educativo a due sensi, sia verso il proprietario, che verso il cane, affiancati da qualcuno che conosce le tendenze della razza, che non si limiti al campo, ma anche ai corretti comportamenti da tenere in ambito famigliare (anche i bambini), che vi consigli quali strumenti usare (ad esempio ci sono pettorine non adatte), quali modi usare per far capire al cane quando sbaglia e quando invece ha un comportamento corretto; bisogna tener conto che sono cani che partono dai 25kg e arrivano a pesarne 40 kg, per questo è importante insegnargli a camminare correttamente al guinzaglio fin da subito.

Un aspetto importante è la socializzazione, che difficilmente avverrà nel modo corretto al guinzaglio o nelle aree cani (cosa che sconsiglio caldamente), bisogna recarsi in strutture adatte con figure competenti, in modo che il vostro cucciolo o adulto faccia esperienze corrette e con soggetti adatti.

Il proprietario deve, in prima persona, imparare a capire il linguaggio dei cani per comprendere meglio il proprio amico, ma anche per tutelarlo da quei cani che mostrano segni per i quali la socializzazione non andrà a buon fine (“eh ma sta scondinzolando!”).

Quando l’esemplare è giovane è molto importante il percorso educativo prima di quello di addestramento: un cane infatti non è “educato” solo perché sa eseguire gli ordini.

Preferisco fermarmi qua con le informazioni in quanto non conosco a fondo la razza, anche se ho avuto qualche esemplare da rieducare (con relativo proprietario), sono cani stupendi, buffi, divertenti (con quelle orecchie alla Dumbo e quell’espressione sciocca che hanno quando le guance si raccolgono nei denti), che amano imparare e fare squadra. Con un lavoro mirato, competente e rispettoso della razza e del soggetto diventano compagni esemplari, sia per la caccia che per la famiglia.

In ultimo, diffidate da chi vi mostra metodi che feriscono o umiliano il cane, ce ne sono di migliori e più efficaci.

“Una campagna a favore delle adozioni”

La campagna (p: Amol Jadhav, d:Pranav Bhide) promuove le adozioni con queste bellissime illusioni che giocano con la luce.

“C’è sempre uno spazio in più. Adotta”

Ci sono molte persone che potrebbero adottare un animale, ma a volte hanno bisogno di un piccolo incoraggiamento.

Per quanto lo spazio sia un fattore rilevante, è ancora più importante il tempo e le cure che possiamo dare ai nostri amici. Non è raro infatti che le adozioni vengano fatte in modo superficiale: si stima che in italia vengano abbandonati ogni anni circa 80.000 gatti e 50.000 cani, tra canili o gattili e strade. Un numero altissimo, che però non riguarda solo la stagione estiva, ma anche quella venatoria (perché il cane non è bravo a cacciare).

L’abbandono è un reato punito con l’arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro.

Tuttavia la legge non scoraggia questi delinquenti, sarebbe meglio lavorare anche per far capire il rispetto che va dato a questi animali e le responsabilità che ne derivano.

Se scegliete un animale, che sia per sempre.